Gli -ELETTRONOIR- nascono nel 2005 e ciò che li ha sempre guidati è stata questa irrefrenabile voglia di sperimentare e mettersi in gioco. Provarci e alla fine riuscirci, ottenendo così un prodotto diverso e funzionale. Noi di Artwave.it li abbiamo intervistati, lasciandoci raccontare di più del loro singolare progetto.

Come nasce l’idea di voler unire ambienti dimenticati e musica? 

Ci muoviamo spesso cercando i lati nascosti e più intimi di ogni luogo. Anche nella situazione più “turistica” ci poniamo sempre come dei viaggiatori e sono proprio questi posti nascosti che raccontano davvero dove ti trovi, gli unici che hanno un’anima, che vale la pena incontrare e conoscere.
La nostra musica è un’idea che ci accompagna sempre.
Abbiamo semplicemente unito la nostra esigenza artistica con le narrazioni che solo certi ambienti posseggono.
Ci siamo poi accorti strada facendo che, essendoci sempre autoprodotti i nostri dischi, abbiamo completato l’opera in maniera coerente andando a riempire, con questi contenuti, la sfera live, trasformandola e cucendocela addosso come più ci piaceva.
Come i Pink Floyd a Pompei o Woody Guthrie, on the road, per luoghi dimenticati o alterati, dove liberare la nostra musica, in ascolto emotivo con ciò che ci circonda.

Finora, qual è stato il contrasto che avete trovato più stimolante tra cornice (luogo) e quadro (musica)?

Ogni cornice ci sta suggestionando in maniera diversa e si rinnova con differente intensità.
Ce lo aspettavamo. Ci siamo mossi in questa direzione per trovare degli stimoli precisi che si sono persi nei live canonici, quelli con i telefonini puntati addosso, per capirci.
Diciamo, però, che la prima data, dopo aver allestito gli strumenti ed accesso la cassa, davanti alla vasca rinascimentale di Bagno Vignoni, alle 5 del mattino, con -5 gradi di temperatura, e soprattutto quando è partito il Monologo dello Stalker di Tarkovskji, ci son tremati i polsi dalle emozioni.
La suggestione che cercavamo era lì ad accoglierci a braccia aperte!

Come avviene la ricerca di questi luoghi abbandonati? Da cosa partite?

Dal patrimonio archeologico, artistico e culturale presente in Italia.
Posti per cui poeti, pittori, registi, musicisti, intellettuali e persone comuni di ogni dove e di diverse epoche hanno vissuto, creato, amato, si son battute per qualcosa o solo per sé. Gli stessi luoghi che oggi sono perlopiù dimenticati o alterati e sui quali vogliamo posizionare un riflettore speciale attraverso il linguaggio del videoclip.
Prima è stata citata la vasca di Bagno Vignoni. Lì, il cineasta Tarkovskij, dall’URSS, girò delle scene di alcuni suoi film negli anni ‘70. Sulle colline di fronte, Bertolucci e i fratelli Taviani hanno scritto storie che hanno incantato mezzo mondo.
Se ti capita di andarci, oggi, ora, vedi solo un luogo prestato all’apericena.
Riportare Tarkovskji “a casa”, sonorizzando il monologo dello “Stalker” in “La Vasca”, ci è sembrata un’operazione degna da mettere in atto, e da lì abbiamo continuato a inseguire storie e vite. Solo così si trova sempre un luogo da ascoltare.

“L’Italia ha due primati: il più grande patrimonio culturale e paesaggistico del mondo e contemporaneamente il più importante patrimonio culturale e paesaggistico dimenticato. Noi, come -ELETTRONOIR-, siamo partiti da questo”

La musica è completamente improvvisata sul momento? Generalmente l’ispirazione da cosa parte?

Qui tocchi un tasto davvero importante.
Ci troviamo per suonare una scaletta prestabilita e poi tutto si trasforma al momento. Tanto è vero che in queste prime date abbiamo proposto le improvvisazioni nate dalle suggestioni che i luoghi quasi ci hanno “imposto”. Non mancheranno in futuro i brani del nostro repertorio, ma ti assicuro che lasciarsi andare sul filo dei brividi è davvero il motivo più intimo di questo tour perpetuo.
E non riguarda solo la musica.
Hai presente il primo video, Data 1, La Vasca? Ecco, mentre suonavamo, Guido (il regista) ha piantato la camera sul cavalletto, si è spogliato ed ha cominciato a correre nudo sulla collina con la musica che andava: una performance nella performance.
Questo è lo slancio irrinunciabile per chi propone una ricerca artistica sentita e viscerale. E non ce ne sappiamo più sottrarre.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?

Modugno, De André, Joy Division, Pink Floyd, Morricone, Ferré, Bowie, Lou Reed, Sonic Youth, Thom Yorke, e tutti quelli che hanno spostato l’asticella in avanti, che hanno camminato sul margine per dilatare confini ed orizzonti.

Il progetto toccherà tutta Italia, per ora. Pensate di riuscire a portare questo format all’estero?

In realtà, sì. Ci sarà una “fase estero”, ma è ancora in una fase embrionale. L’unica cosa certa è che sarà roba di forte impatto ed inattesa.

Ci sono mezze idee che frullano in testa…

I video usciti hanno un sapore molto sperimentale, come le musiche stesse. C’è una scrittura di base per la loro realizzazione?

Di fondo c’è la nostra idea di musica cui non abbiamo mai posto limiti. Poi, è da qualche anno che ci stiamo dedicando all’essenza del suono, al noise, alla sintesi ed alla contaminazione della parola col “rumore”, all’interno della struttura canzone o per voci narranti.
Il linguaggio video scelto è un’opera di Guido, con cui siamo entrati in sintonia da subito, creando così una ricerca condivisa, dove musica e visioni trovano una fusione ed un equilibrio, dove coesistono contemporaneamente eleganza ed immediatezza di stampo sperimentale.

Parlando dei vostri dischi precedenti, come descrivereste il vostro percorso musicale?

Una sfida creativa ed emotiva costante. Una fame di stupirsi in continuazione e di rinnovarsi, mettersi in discussione per risolvere vecchi e nuovi dubbi.
Noi siamo questo, una domanda ed un’esigenza precisa, essere -ELETTRONOIR- e rigenerarci nella nostra maledetta voglia di vivere.

Immagine di copertina: ©-ELETTRONOIR-
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