di Matteo Mammoli

Sono folli i voli musicali in cui si esibisce Grazia Di Michele nel suo ultimo lavoro discografico.

Anzitutto perché il brano che dà il nome all’album si intitola proprio Folli Voli, ed è la riproposizione di Falling slowly, colonna sonora premio Oscar del film “Once”. In secondo luogo perché la cantautrice romana, pura interprete in questo album, intraprende un fluttuante viaggio musicale attraverso il mondo, prendendo da ogni Paese che “visita” una canzone che la colpisce particolarmente: dall’Irlanda The Blower’s Daughter di Damien Rice, che diventa Non so guardare che te; da Capoverde Saia Travada di Cesaria Evora, che si traduce in Questo amore; dalla Grecia la ballata Anemos, in italiano Anime, che canta con Kaiti Garbi. Poi c’è l’Israele di Noa, il Brasile di Adriana Calcanhotto, la Cuba di Manuel Argudin.

Incontro Grazia in una nevosa giornata milanese. Sta per presentare le sue canzoni al pubblico della libreria Red Feltrinelli di viale Sabotino. La intercetto mentre accorda la chitarra con accanto Fabiano Lelli, compositore e chitarrista che la accompagna da tantissimi anni nelle sue esibizioni. Più in là il presentatore della serata, Platinette, nelle insolite vesti di Mauro Coruzzi. Con lui, due anni fa, Grazia partecipava al Festival di Sanremo con il brano Io sono una finestra, vincitore del premio Lunezia per il valore letterario del testo.

Grazia, ci troviamo a Milano, città in cui tu hai vissuto per un periodo molto intenso della tua carriera musicale. Ci torni volentieri?

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Ci torno molto volentieri ma ci vengo anche molto spesso. Ho vissuto qui per moltissimi anni e ci ho lavorato anche per moltissimi anni. Trovo che sia una città meravigliosa. Non sono la tipica romana che dice le solite cose, i luoghi comuni “Roma è bellissima, Milano è fredda, il cielo, il clima…”. Insomma, io amo Milano!

 

“Folli voli” è la riproposizione della colonna sonora del film “Once”. Perché ti è piaciuto questo film?

Perché è un film che narra la formazione artistica di un cantautore che parte dalla strada e che riesce a costruirsi nel tempo una credibilità. È un film molto bello, lo faccio vedere molto spesso ai miei allievi. La colonna sonora, Falling slowly, è splendida e non a caso ha vinto l’Oscar.

 

In questo tuo album ci sono tante collaborazioni, tanti mondi musicali (dalla Polonia al Brasile, da Israele alla Grecia e molti altri). Qual è il Paese a cui ti senti musicalmente più vicina, se ce n’è uno?

In realtà non c’è un Paese. Perché tutte queste canzoni che io ho trovato, in Grecia, in Polonia, a Capo Verde, in America, in Israele, sono semplicemente belle canzoni che mi hanno colpito. Ognuna di loro ha un perché: a partire dal testo, o perché è divertente o perché ha un significato. Se c’è una canzone in tutto l’album a cui sono particolarmente legata è il brano inedito di Bungaro, Come la musica.

 

Sperimentare fa parte del tuo dna musicale: mi riferisco ai tuoi due precedenti album, Giverny e Il mio blu, in cui ci hai proposto canzoni blues. In questo disco qual è stato il tuo esperimento?

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Sicuramente il cantare canzoni scritte da altri, con altre penne, altre emozioni. E quando si entra nei brani degli altri bisogna uscire un po’ dal proprio mondo emotivo per accogliere quello di qualcun altro. Tutte le canzoni di questo album o per un testo particolare o per un clima particolare mi sono entrate nel cuore.

 

Parliamo di Grazia attrice. So che presto tornerai a teatro…

Ho fatto delle esperienze teatrali insieme a Mauro Coruzzi, abbiamo fatto uno spettacolo che si chiama “Io non so mai chi sono”; ho portato al palazzo dell’ONU i testi di Italo calvino con Maria Rosaria Omaggio. Poi i testi di Denise Chalem con “Di’ a mia figlia che vado in vacanza”. Debutterò il 15 aprile a L’Aquila con uno spettacolo incentrato su delle figure femminili.

 

Altri album all’orizzonte?

Questo progetto teatrale è anche legato ad un progetto musicale. Con mia sorella Joanna stiamo lavorando ad un album, che si chiamerà “Ritratti2, e allo stesso tempo sullo spettacolo teatrale che racconta le canzoni del disco. Inoltre sono testimonial di un festival che si terrà a Roma, “Imaginaria2, dedicato alle donne che scrivono sceneggiature e che lavorano nel cinema, a livello internazionale.

 

Domanda doverosa su Sanremo, visto che è finito da non molto. Lo hai guardato? Vorresti ritornare su quel palco, magari accompagnata da Rossana Casale?

Come sempre, alcune cose mi sono piaciute, altre meno. Mi è piaciuto il brano di Ron e quello di Bungaro. Poche cose, anche se, devo dire la verità, alcuni brani non li ho proprio sentiti. Per quanto riguarda un ritorno… con Rossana non so. Da sola neanche, ma… mai dire mai!

 

Un’ultima domanda, sui giovani artisti indipendenti che negli ultimi tempi stanno conoscendo molto successo. Affrontano spesso tematiche simili a quelle delle tue canzoni. Ti rivedi un po’ in loro?

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No, io ho fatto un percorso un pochino diverso perché stiamo parlando di un periodo diverso, trent’anni fa. Io sono nata in una casa discografica grande, la RCA, la Elite, e c’era un altro tipo di rapporto tra artisti e discografici. Sono cambiati i tempi, sono cambiati i messaggi, sono cambiati i modi di ascoltare musica. Non mi riconosco in quello che succede oggi, semplicemente perché ho fatto un percorso diverso, ma sono contenta che ci sono molti ragazzi che riescono a trovare la loro strada.

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