“Una delle cose che mi sono più sentito dire negli anni, da quando ho intrapreso la carriera di poeta professionista vivente è: “Belle le tue poesie eh, però ascoltate dalla tua voce sono ancora più belle”. E dunque, per venire incontro a questa imprescindibile esigenza nasce Poesie al megafono. No, non è un audio libro. È un libro vero e proprio, fatto di inchiostro, colori e profumo di carta. Però dentro c’è anche la mia voce viva, r moscia compresa. Normalmente questo tipo di manufatto viene regalato ai bambini, dunque mi piace pensare che “Poesie al megafono” sia un libro per bambini ingranditi, o per grandi imbambiniti. In verità è un libro che va bene per tutti. D’altra parte, dentro di me convivono felicemente due cinquenni, tre decenni e un ottenne. Da leggere e ascoltare soli o in compagnia delle persone a cui volete bene o che molto presto ve ne vorranno.”

Queste sono le parole che Guido Catalano ha usato per descrivere il suo ultimo libro edito da Rizzoli. Siamo riusciti ad intervistarlo per farci raccontare di più sul suo conto e su cosa significhi essere un poeta professionista.

“Poesie al megafono” è il tuo ultimo libro. Cos’ha di diverso rispetto ai tuoi lavori precedenti?

C’è una differenza fondamentale: pur essendo un vero e proprio libro, fatto di carta e inchiostro, è anche un libro sonoro.
Dentro questo libro c’è anche la mia voce. Abbiamo preso spunto dai libri per bambini che schiacciando dei pulsanti vengono riprodotti i versi degli animali. Questo tipo di approccio interattivo non era mai stato utilizzando in un contesto poetico.

Quando capisci che un’idea è così valida da permetterti di far scorrere la penna sul foglio? E quando, invece, avverti quel senso di voler cancellare tutto?

È una bella domanda questa. Diciamo che non ho un metodo vero e proprio ma è, più che altro, una sensazione. Quando scrivo una poesia, e ad un certo punto mi blocco, e non riesco più ad andare avanti, mi do del tempo. Se mi blocco per troppo tempo, preferisco cestinare senza pietà.
L’ispirazione deve essere fluida e se mi accorgo di forzare troppo la mano per mettere qualcosa su carta, non va bene. Questo per quanto riguarda la poesia, mentre per la prosa c’è un lavoro molto diverso e se vogliamo più faticoso e complesso in quanto arriva da dentro, a differenza della poesia che arriva da fuori.
Ho delle sensazioni psichedeliche, in un certo senso. (ride, ndr)

Se ti dovessi chiedere qual è l’idea migliore che ti sia venuta in mente?

Forse quella di fare il poeta professionista, in Italia. Ai tempi non credevo fosse geniale ma una follia vera e propria. Quella è stata sicuramente una bella idea anche perché c’erano molti posti disponibili (ride, ndr), mentre ora ci sono molti più poeti giovani che fanno, più o meno, le mie stesse cose.

Questo tuo approccio al mondo poetico com’è nato? Perché la poesia?

Nasce dalla musica. Volevo fare il musicista, il cantautore, la rock star.
Ho cominciato scrivendo testi di canzoni: avevo il classico gruppo sia al liceo che all’università con cui facevo concerti, prove nelle cantine, etc.
Il primo approccio alla scrittura è stato questo. Sappiamo che il testo delle canzoni e le poesie sono “parenti”, anche se la poesia ha bisogno di una sua musica, di un proprio ritmo interno, a differenza della canzone che ha bisogno di una parte musicale esterna.
Tuttora lavoro molto con i musicisti, dato che non ho mai abbandonato questa passione e probabilmente è una delle mie fonti d’ispirazione maggiore.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Italiani ed esteri.

Cantautorato classico come De Gregori, Battisti, De André, Bennato, Battiato, Guccini, etc.
Ma anche la nuova scena non mi dispiace per nulla: mi piace molto Brunori Sas, Dente, Zen Circus, Coma Cose e molti altri. Per fortuna ce ne sono molti nella generazione attuale.

Per quanto riguarda l’estero, purtroppo, non conoscendo le lingue, automaticamente non ne capisco molto.
Adoro Bruce Springsteen, l’hard rock e in passato suonavo l’armonica blues. Per quanto riguarda l’ispirazione letteraria, non ho questo grande “supporto”.

Qual è la tua parola preferita?

Non so se ho una parola preferita, sinceramente. Posso dirti che, facendo delle ricerche sul mio computer, tra le parole che più ho usato nella scrittura, sia nella poesia che nella prosa, c’è la parola bacio. L’avrò utilizzata almeno qualche migliaia di volte.

Per caso hai una domanda che nessuno ti ha mai fatto, alla quale ti sarebbe piaciuto rispondere? Magari, qualcosa che volevi trasmettere attraverso le tue poesie ma che nessuno è riuscito a vedere.

Credo di no. Alla fine mi sono state fatte un sacco di domande negli ultimi anni e, se da una parte ci sono domande che si ripetono spesso, dall’altra ce ne sono molte che inquadrano bene ciò che scrivo.
Secondo me, si capisce bene dove vado a parare: non ho cose nascoste, sinceramente. Poi magari più tardi mi viene in mente e ti chiamo.

Se ti chiedessi chi è Guido Catalano?

Ti risponderei che è una persona molto fortunata, anche se ora devo toccarmi per scaramanzia (ride, ndr).
Scherzi a parte, mi ritengo una persona fortunata perché sto facendo quello che, da tanti anni, desideravo fare. Un lavoro che mi piace che è anche un gioco: alla fine ho continuato a giocare anche dopo l’infanzia.
Riuscire a vivere di una propria passione, nel mio caso la scrittura, ritengo sia una delle più grandi fortune al mondo. Oltre l’azione di scrivere, anche l’elemento dell’esibizione live è molto importante per me. Questa fortuna mi porta a conoscere un sacco di gente e a viaggiare molto per tutta Italia.

Ti saresti mai immaginato tutto questo?

No, ma arrivato ad un certo punto della mia vita ho deciso di investirci tutto e ci ho creduto molto. Sono ancora “in marcia” e spero ci siano delle evoluzioni in corso d’opera. L’ho sempre sperato ma al contempo ho cercato di fare le cose giuste al momento giusto.

Vivere di poesia, nonostante l’Italia ne sia la patria, non è facile, come vivere di arte in generale.
Cosa diresti ad un ragazzo che ama scrivere e vorrebbe vivere di questo?

Per molti anni mi è stato detto: “Tu scrivi, fai gli spettacoli… ma che lavoro fai in realtà?”. Mi capita che, ancora oggi, qualcuno mi chieda quale sia il mio vero lavoro che mi permetta di pagare l’affitto.
Un consiglio che mi sento di dare, per quanto riguarda la scrittura, è quello di leggere molto: non è così scontato, visto che c’è molta gente che scrive ma, paradossalmente, non legge.
Poi, bisogna credere molto in quello che si fa ed è necessario riuscire ad acquisire una capacità di autoanalisi per capire in che direzione si vuole andare e, soprattutto, se ha senso prendere quella direzione. Ovviamente “fare arte” è un qualcosa di soggettivo, per cui le coordinate cambiano sempre.

© Sito web Guido Catalano

Quanto ha pesato il giudizio degli altri su quello che scrivevi?

All’inizio tantissimo perché è importantissimo avere delle persone che ti sostengono, come parenti e amici. Poi, pian piano sono diventati gli sconosciuti a dare giudizi e sono stati decisivi anche loro.
La scrittura è fondamentale per la mia sopravvivenza ma se non avessi un ritorno del pubblico, sui social, durante i firmacopie o nelle esibizioni live, non so se avrei la forza di andare avanti.
La risposta del pubblico è necessaria.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo o ti stai preparando al tour natalizio?

La seconda che hai detto. Sto cercando di impegnarmi su quel fronte anche se scrivo, comunque, sempre. Non so ancora cosa diventerà quello che sto scrivendo, se un libro di poesie o un libro di prosa, ma sto gettando qualche seme: vedremo cosa sboccerà.

Prossime date del tour “Reading di Natale”:
10/12: TORINO-Tempio Valdese
11/12: TORINO-Tempio Valdese
12/12: CETARA (SA)-Sala Polifunzionale “Mario Benincasa”
15/12: DESIO (MB)-Cappella di Villa Tittoni-doppio show ore 17.00 e ore 21.00
16/12: MILANO-Teatro Filodrammatici
17/12: MILANO-Teatro Filodrammatici
18/12: MILANO-Teatro Filodrammatici
19/12: MILANO-Teatro Filodrammatici
20/12: SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC)-Chiesa del Suffragio
21/12: SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC)-Chiesa del Suffragio
Immagine di copertina: © Sito web Guido Catalano
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