“Les Moustaches” è una giovane compagnia teatrale amatoriale che nasce pochi anni fa a Fara Gera d’Adda, un piccolo paesino in provincia di Bergamo.

 

CRONOSTORIA DELLA COMPAGNIA LES MOUSTACHES

Fondata e diretta da Alberto Fumagalli (già conduttore su Seven Radio di due trasmissioni radiofoniche), la compagnia avvia i suoi primi passi nel 2012 presso l’Oratorio di Fara Gera d’Adda, con piccole recite e brevi spettacoli teatrali. Il primo spettacolo interamente scritto e interpretato, dal titolo “Perfidissimissimo Lui”, risale al gennaio 2012.

La svolta avviene con la nascita ufficiale della Compagnia teatrale Les Moustaches, con la quale viene messo in scena, nel maggio 2012, il fortunato musical “Le avventure di Hercules”, adattamento teatrale del celebre film d’animazione Disney. Segue, nel maggio 2013, il musical “Azra’el il mito della bianca balena”, un testo originale che trae ispirazione da alcuni lavori del cantautore Vinicio Capossela, portato in scena con il coordinamento registico di Alberto Fumagalli e la drammaturgia di Enrico Giosuè Clavenna (attore della compagnia).
La giovanissima compagnia teatrale debutta poi a novembre 2013 nel mondo della web-radio con “Fate la Nanna”, trasmissione interamente dedicata ai bambini di ogni età. Nel marzo 2014 va in scena con la sua quarta commedia-musicale, “Baciami New York”, testo, regia, scenografia, coreografie e costumi originali. Lo spettacolo si sviluppa attraverso una trama leggera e frizzante, ambientata nei ruggenti anni Venti a New York. Con questo lavoro Les Moustaches riescono ad ottenere un grande consenso di pubblico, replicando la messinscena in teatri differenti per ben dieci volte.

Nel maggio 2015 la Compagnia ha inoltre concluso e rappresentato con notevole successo il progetto “Tyger, la favola della principessa bambina”. Il Musical è interamente originale e le musiche sono state composte dai maestri Beppe Bornaghi e Alberto Sonzogni, su testi di Alberto Fumagalli. L’attento studio dei personaggi ha preso corpo plasmandosi sulla fisicità di ciascun attore. Lo spettacolo è stato concepito e si svolge in ambienti vari quali piazze o teatri, intesi nella loro interezza. Le scene si svolgono infatti sia sul palco che nella platea, prevedendo l’interazione e il coinvolgimento del pubblico nello svolgersi dello spettacolo.

Un altro esperimento firmato Les Moustaches viene inscentao l’11 febbraio 2016 presso l’auditorium di Fara Gera D’adda. Scritto e diretto da Alberto Fumagalli, “IA ANI VLADIMIR” racconta gli ultimi istanti di vita del grande poeta Vladimir Majakovsky in un corto teatrale.

All’interno del progetto di Corti Teatrali, iniziato nel 2014 e portato avanti sino ad oggi, spicca “HOSPITAL 36” che racconta la condizione dei malati di mente prima dell’abolizione dei manicomi. Questo testo ha partecipato a numerosi festival tra i quali “Il mio teatro in 8 minuti” di Torino e “Corto5 – Il teatro a orologeria” di Bologna.

Rompe i classici schemi del teatro, uno dei più recenti lavori dei Les Moustaches: “Il Grande Matrimonio”, irriverente e realistica commedia che si svolge nei ristoranti, coinvolgendo direttamente pubblico e ristoratori in un grande gioco; l’atmosfera è quella di un ricevimento di nozze a 360°, con tanto di portate, inconvenienti e interazioni tra attori e pubblico. Il progetto debutta nel maggio 2016 e continua tutt’oggi.

La sperimentazione artistica della compagnia non sembra conoscere limiti e si mescola spesso all’ambito musicale. Il Live Show “LA FINE DEL MONDO”, che vanta più di 20 inediti (scritti da Alberto Fumagalli e musicati da Paolo Camporesi), fonde teatro e canzone dando vita ad un risultato unico e innovativo. Si tratta di un grande concerto accompagnato da performance attoriali/coreografiche e bizzarri cambi di costumi che colorano l’atmosfera. Il progetto debutta nel giugno 2016 e continua sino ad oggi.

Aspettando Mr. Fox” è invece una prosa noir che racconta le vicende di una banda criminale americana. La pièce nella stagione 2016/2017 è stata messa in scena in diversi teatri nazionali (Franco Parenti di Milano, Piccolo Auditorium di Terni, Sblocco 5 di Bologna, Teatro L’Aura di Roma, Teatro Filodrammatici di Treviglio Bergamo, TNT Bergamo, Nuovo Teatro Giglio Milano).

 

IL GIOVANE RICCARDO

Infine, ultimi progetti in fase di realizzazione e messa in scena sono la commedia drammatica “Si chiamava Margherita” e lo spettacolo “Il giovane Riccardo” prodotto dallo Studio Uno di Roma, e andato in scena dall’11 al 14 gennaio presto il  Teatro Studio Uno, raccogliendo giudizi estremamente positivi sia da parte della critica che dal pubblico.

Il giovane Riccardo è un progetto liberamente tratto dall’opera shakespeariana “Riccardo III”.

Sinossi

Ricccardo York, erede diretto di Edoardo York, padrone della gloriosa azienda petrolifera di famiglia, è un giovane di soli diciassette anni, deforme e disprezzato dai genitori, condannato a vivere la sua giovinezza in solitudine e sofferenza. Con il padre sul letto di morte, il ragazzo non troverà affetto e consolazione neanche fra le braccia della madre Elisabetta, donna fredda e cinica. Compagni di scuola, amici, la ragazza di cui si innamora, nessuno riesce ad accettare la sua malformazione fisica, contribuendo alla sua violenta e repentina trasformazione. Da ragazzo pacato, brillante e autoironico, presto il suo carattere muta in spietato e dispotico, trascinando chiunque lo circondi in una spirale fatale di odio e cieca vendetta.

 

SCHEDA TECNICA

 

COMPAGNIA: Compagnia Teatrale Les Moustaches

TITOLO DELLO SPETTACOLO: Il giovane Riccardo

GENERE DELLO SPETTACOLO: Prosa

DESTINATARIO: Consigliato dai 14 anni in su

DURATA DELLO SPETTACOLO: 90′ circa

REGIA: Alberto Fumagalli, Tommaso Ferrero

ATTORI: Alberto Fumagalli, Loris Farina, Antonio Muro, Alice d’Hardouin Bertini, Ludovica D’Auria

COSTUMI: Giulio Morini

PRODUZIONE: LMS – Les Moustaches e Teatro Studio Uno 

L’INTERVISTA

Alberto Fumagalli, classe 1990, formatosi presso l’Accademia musica-teatro ST Art School di Cologno Monzese (MM), è oggi regista, drammaturgo, scrittore e attore teatrale professionista.

Noi di Artwave.it abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo dal vivo e vederlo recitare in scena a Roma, presso il Teatro Studio Uno.
Di seguito la nostra intervista in esclusiva a questo ragazzo pieno di talento, idee e simpatia.

Locandina dello spettacolo teatrale “Il Giovane Riccardo”, andato in scena dall’11 al 14 gennaio presso il Teatro Studio Uno di Roma

 

Sei anni fa prendeva forma la “Compagnia teatrale Les Moustaches”. Alberto, vuoi spiegarci da dove nasce l’idea di questo progetto, il motivo che si cela dietro la scelta di questo curioso nome e il percorso che avete affrontato dalla sua fondazione fino ad oggi?

Già sei anni. Saremmo in prima elementare oggi. Io avevo ventuno anni e i miei ragazzi una quindicina. Li ho visti recitare, per caso, ad una messinscena oratoriana. Mi hanno divertito, mi stavano simpatici e da subito ho capito che con alcuni di loro avrei potuto creare qualcosa di bello. Ci siamo chiamati “Les Moustaches” perché sono glabro come il culo di una scimmia e in un mondo dove tutto è hipster non è facile. Perciò, almeno nel nome della compagnia, voglio sentirmi dei lunghi baffi addosso.

Il percorso è lungo e tortuoso, come è giusto che sia. Oratori e preti incazzosi, poi sagre di paese e villaggi turistici, ma nel mezzo tante soddisfazioni e la sconfinata ambizione di calcare palchi prestigiosi con spettacoli bruttissimi (scherzo, la speranza è quella di diventare sempre più belli crescendo).

 

Il teatro è una passione che ti ha accompagnato fin da quando eri bambino o è un interesse che si è sviluppato e rafforzato nel tempo?

Percorso comune il mio. Da bambino, sino alla fine del liceo, imitavo i professori con grande successo. Alessandro Liberati, stoico professore di arte, era il mio cavallo di battaglia. La mia più grande passione era la telecronaca sportiva, giocavo alla play con mio fratello “ico”, iss pro, commentando le nostre partite come una vera e propria telecronaca. Credo vivamente che la mia passione teatrale, paradossalmente, sia iniziata tutta da lì. Poi il tempo l’ha rafforzata, ho fatto corsi, accademie e molte altre esperienze che hanno fortificato la mia consapevolezza e, appunto, la mia personalissima gioia di fare teatro.

 

Oltre a scrivere testi teatrali e a recitare in modo sublime, sappiamo che sei anche autore di libri e di racconti. Quant’è importante per te l’arte della scrittura? Trovi che ci siano differenze notevoli fra la scrittura di tipo creativo-letterario e quella drammaturgica? O credi che siano entrambe due modalità diverse di esprimere una necessità interiore dell’uomo?

Grazie per il sublime, è un aggettivo molto musicale, quasi erotico, mi piace, dunque. Ho scritto due libri, che insieme hanno venduto quanto i centrini da tavolo di mia nonna Zelinda, che sotto Natale supera di gran lunga il centinaio. Sono certo che i miei libercoli, oggi, fermino porte o equilibrino tavoli. Ma una volta ne ho visto uno accanto a Stephen King, all’autogril di Agrate Brianza. Ci sono delle differenze tra una drammaturgia, un racconto, o una poesia, certo, ma non poi così tante, almeno per me. Credo che l’importante sia trovare una cifra, uno stile, un graffio, che li possa accomunare, rendere energici, sognabili, respirabili, semplici, per chi li legge o, li guardi (teatralmente parlando). E no, la parte interiore dell’uomo non è obbligatoria, le proprie necessità sono degli egoismi che non interessano a nessuno, se non a te stesso, dunque, è importante camuffarle queste necessità, in qualche modo, ad arte, se proprio non riesci a trattenerle tra cuore e intestino.

 

L’ultimo spettacolo che hai portato in scena con la tua compagnia teatrale si intitola “Il Giovane Riccardo”. Quali sono i modelli e le opere da cui hai attinto per dar vita a quest’opera teatrale così profondamente attuale?

Ovviamente il Riccardo III di W.S in tutte le sue forme, da Al Pacino a Mckellen, da Carmelo Bene a Oliver Laurence Olivier, soprattutto rimasi colpito ed estasiato dal Riccardo III di quel mascalzone di Ostenmaier, sublime, appunto.  Poi, un testo, un lavoro, con i suoi personaggi, ha migliaia di piccoli modelli da dove attingere, incrociati quotidianamente lungo la strada, o letti per caso su una rivista di squillo centroamericane.

Una foto del cast dello spettacolo “Il Giovane Riccardo”, scritto e diretto da Alberto Fumagalli

In questa pièce teatrale sono forti gli echi shakespeariani e pirandelliani. In che modo questi autori hanno influito nella tua maturazione e consapevolezza professionale e artistica e quali sono, invece, gli elementi che reputi originali e distintivi del tuo teatro?

Shakespeare so che è stato l’allenatore del Leicester, Pirandello francamente non lo conosco. Scherzo, suvvia (i teatranti hanno scarso humor). Il buon William è stato fondamentale, generoso e accattivante con me, Luigi invece non mi ha mai spinto ad abbandonare l’estiva caccia alle lucertole per leggere tutto d’un fitao un suo testo. Ma poi, l’ho apprezzato, molto,  grazie ad alcuni maestri preaparati e convincenti. Sta di fatto che all’università ho accettato un 19 all’esame su Pirandello.

Spero che il nostro teatro abbia la ferocia intelligenza di un giovane combattente, che possa offrire allo spettatore quella spavalda iniziativa artistica, unica, propria. Contro tutti a volte, poco rispettosa, magari, secondo alcuni, intendo i sopracitati musi lunghi del teatro.

 

Il dramma teatrale da voi messo in scena dall’11 al 14 gennaio al Teatro Studio Uno di Roma ha un impianto e uno svolgimento che potremmo definire di tipo “classico”, ma le tematiche e riferimenti presenti nella sinossi sono assolutamente contemporanei. Qual è il messaggio che volete mandare al vostro pubblico attraverso questo spettacolo?

Il feedback post teatro è stato colorato e vario. Chi diceva una cosa, chi ne percepiva un’altra, chi tifava per un personaggio e chi si augurava la sfortuna dell’altro. Dunque, per noi, operazione raggiunta. Non abbiamo messaggi, mai. Raccontiamo storie e nella storia, con i suoi protagonisti, chiari, netti, belli, sporchi e brutti, il pubblico cerca il messaggio che vuole, che lo accontenta, che lo stuzzica. A volte, che lo condanna.

Ludovica D’ Auria nei panni di Lady Anna
PH: Emanuele Passarelli Photography

Credi che oggi il teatro abbia ancora tanto da dire e da insegnare o pensi che le serie tv, il cinema e internet stiano in qualche modo togliendo linfa e spazio vitale a questa antica e nobile arte?

I tempi cambiano e sono velocissimi, e letali. Fedez una decina di anni fa sarebbe stato uno stonato rapper arrabbiato con mamma, con la scuola e con i treni.

Il teatro resiste, soffrendo, ma la colpa non è di certo di internet, o delle serie tv, (io ne sono dipendente, a tal punto che vorrei essere chiamato Heisenberg) la colpa è un po’ di tutti, credo, me compreso. Oggi vai a teatro solo per il grande nome, o perché recita la nipote o la fidanzata, succede lo stesso nella musica. È tutta una maledetta questione di moda purtroppo, il talento serve, ma non è abbastanza. C’è una inaccessibilità nel settore frustrante, festival, concorsi, produzioni.Contattare un direttore artistico è impossibile, forse non esistono, come i Re Magi. Il teatro è bello, anche se non credo insegni di più di un libro o di una ramanzina retorica di mamma. L’importante è combattere la mediocrità, ahimè sempre più presente e facile da digerire, ecco, questo credo sia il vero morbo che potrebbe abbattere il teatro e l’arte in generale.

 

Le soddisfazioni e i successi che hai raccolto finora sono veramente tanti, ma sappiamo bene che per un vero artista gli obiettivi e i sogni da rincorrere non si esauriscono mai. Parlaci quindi dei tuoi progetti futuri e, se c’è, del tuo sogno nel cassetto ancora da realizzare.

I progetti sono molti, ma rispetto agli altri anni equilibrati e pazienti (la bulimia scenica spesso è dannosa). Abbiamo la fortuna di spaziare da qualsiasi genere a qualsiasi linguaggio e dunque essere molto fruibili o, almeno, selezionabili per ciò che si vuole offrire al pubblico. In sei anni di vita contiamo già una decina di lavori. Ora, il vero obiettivo è la stagione che verrà 18/19, cercando di inserirci nella programmazione di alcuni teatri, piazzando soprattutto i nostri ultimi due arrivati “si chiamava Margherita” e il “giovane Riccardo”. Mi permetto di ringraziare i miei colleghi e amici, padri e madri legittime della compagnia les moustaches, in particolare il nostro costumista e direttore di scena, Giulio Morini, infinito talento devoto alla causa.

Il mio sogno? La Juventus campione d’Europa.

 

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