We live in cities you’ll never see on screen

Not very pretty, but we sure know how to run things

(“Team” da Pure Heroine, Lorde)

Si dice che in provincia tutto vada a morire, per poi rinascere ancora e ancora, sempre nuovo e puro. Gli scienziati lo chiamano ciclo vitale, gli umanisti “ringkomposition”. Si tratta di un fenomeno di straordinaria resilienza naturale, che fa di un corpo morto terreno fertile per i fiori più belli. La provincia è un mistero simile, confusa, perduta, assuefatta e insieme brulicante di ribellione, idee nuove e forza d’animo. Questa è la storia di Interno 36, che necessitava di una simile premessa per raccontarsi al meglio.

In via del Plebiscito, al numero 36, nella fumosa città di Frosinone tre donne intraprendenti hanno dato vita a uno spazio poli-artistico da condividere con altri creativi e con tutta la cittadinanza. Interno 36, appunto. Uno spazio fisico, ma sopratutto un desiderio collettivo. Dal 2016 questa piattaforma riunisce artisti e fruitori in una contaminazione che esplode in forme sempre nuove. Presentazioni, eventi musicali, mostre, videomaking: questa fucina di idee ha svegliato la sua Frosinone con un mix di entusiasmo e impegno, passando dai primi timidi segni di coinvolgimento fino a vincere la diffidenza e diventare un punto di riferimento per tutta la regione Lazio. Un’esperienza che ci ricorda tutte le potenzialità dell’arte nel migliorare sempre l’uomo. In otto domande Interno 36 racconta ad Artwave la sua natura collettiva e duttile, le nuove sfide in programma e la gioia di realizzare un sogno.

Di chi è stata l’idea di creare questo collettivo e come vi siete trovati tra voi membri?

L’idea di creare questo collettivo nasce nel 2015 dalla volontà di tre artiste: Gioia Onorati, fotografa, Sara Carturan, pittrice, e Claudia Mancone, restauratrice e decoratrice. Abbiamo sempre guardato all’arte non come prodotto, ma come processo; non come opera di un singolo, ma come creazione che scaturisce dalla condivisione di intuizioni e sogni, e dalla contaminazione di visioni diverse, a volte totalmente opposte. La vera ricchezza per noi è questa. Attualmente di questo collettivo fanno parte Riccardo Lancia, fotografo, Chiara D’Angiolillo, pedagogista e Damiana Leone, attrice e regista.

Qual era e qual è l’obbiettivo di Interno 36?

Interno 36 nasce con lo scopo di promuovere e divulgare arte in tutte le sue forme ed espressioni; creare un luogo in cui poterla condividere con le persone attraverso mostre, eventi, talk, laboratori e workshop, spaziando a 360° tra generi e contenuti espressivi che fanno parte del complesso e variegato mondo dell’arte. Lo scorso anno abbiamo ricevuto un importante riconoscimento dalla Regione Lazio che, sostenendo l’importanza dell’industria creativa per un reale sviluppo del territorio, anche in termini di occupazione, ci ha selezionati ed inseriti tra le 100 eccellenze creative presenti in tutta la regione, e questo ci ha dato la giusta spinta a continuare, ad avere tenacia, ad essere ancora più convinti che arte e cultura siano le condizioni necessarie per la rinascita di un territorio.

Come vi ha accolti Frosinone?

Decidere di imbarcarci in un progetto del genere è stato un vero e proprio salto nel vuoto.  Frosinone è una città artisticamente arida, ma noi avevamo la giusta determinazione, quella che noi ciociari chiamiamo “tigna”: voler riuscire, a ogni costo è una nostra peculiarità!
La nostra non è una città che vive di cultura, benché ci sia una nicchia di persone molto attenta e ricettiva che ci sostiene, partecipando ai nostri eventi e alle attività che proponiamo. Vogliamo puntare su questa “risorsa” per crescere ed arrivare ai più, e vogliamo farlo con umiltà e con la convinzione che questa città aveva bisogno di un posto come Interno 36 e che l’Arte salverà il mondo, partendo da Frosinone!

Perché, secondo voi, la cultura tende a scomparire in provincia?

Noi in particolar modo siamo idealmente schiacciati tra Roma e Napoli, e abbiamo sempre stentato a dimostrare la nostra identità, ma ne abbiamo da vendere! Siamo una terra ricca di storia, cultura e tradizioni; una terra che ha dato i natali ad artisti immortali, da Cicerone, passando per i fratelli Bragaglia fino a De Sica, Mastroianni e Manfredi, e senza dimenticare Licinio Refice (compositore italiano tra i massimi riformatori della musica sacra, ndr).

Cosa significa per voi fare resistenza culturale?

Frosinone ha un primato molto triste: è la città più inquinata d’Italia. Proprio per la posizione geografica, a due passi da Roma e da Napoli, il nostro territorio è stato per anni ad uso e consumo di un’industrializzazione scellerata. Noi vogliamo essere l’alternativa.
Fare Arte in una città difficile come la nostra significa fare resistenza culturale. Voler riempire le pagine della cultura dei nostri quotidiani, è resistenza culturale.Voler aprire le porte dello studio alla nostra città, è resistenza culturale. Aver scelto di tornare ed investire esperienze, risorse ed energie qui, è resistenza culturale. Tutte le persone che ci seguono, partecipano alle nostre attività, che ci sostengono, promuovono, e che credono nel nostro progetto, fanno resistenza culturale.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Stiamo focalizzando l’attenzione sul mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, consapevoli del valore e del ruolo che hanno l’arte e la creatività nella crescita delle nuove generazioni. Ma continuiamo a lavorare anche su una serie di attività rivolte agli adulti, per quella che noi consideriamo una necessaria riscoperta della bellezza. Tutto questo perché crediamo fortemente che l’arte e la cultura sono il futuro del nostro territorio.

Interno 36 in tre parole.

(Tre parole sono poche!) Arte, condivisione e contaminazione.

Cosa direste a chi, come voi, si sente stretto nella sua realtà cittadina e sente di aver bisogno di qualcosa di più?

Di provarci, di non aspettare che lo faccia qualcun’altro, il mondo si cambia una persona alla volta! E di concedersi quella giusta dose di follia e paura. I sogni sono fatti per le persone coraggiose, per tutte le altre ci sono i cassetti!