Alberto Di Fabio, artista italiano nato ad Avezzano nel 1966, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Urbino e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Roma. Attualmente vive e lavora tra Roma e New York. Cuore pulsante del pensiero artistico dell’artista è La rappresentazione del microcosmo naturale, che diviene il mezzo con cui si ricerca la costante tensione dello sguardo, il quale ossessivamente passa da una visione microscopica ad una macroscopica della realtà. La redazione di Artwave ha avuto il piacere di intervistarlo e di scoprire cosa si cela dietro la sua arte.

Come nasce la tua passione per l’arte?

Ho cominciato da bambino a disegnare e dipingere paesaggi montani, essendo nato in Abruzzo, la montagna rappresentava per me l’elevazione dal mondo terreno, un’immagine di purezza. Poi mi sono dedicato alla lettura di libri scientifici, biologia, chimica, fisica. Attraverso le visioni paesaggistiche e del macrocosmo sono entrato nel “magma”. Mi sono interessato alle fusioni minerarie, alla composizione dei silici, dei quarzi, dei gas. Da questo insieme di cose è nato il mio l’amore per la scienza e la relazione magnetica dei nostri neuroni con l’intero spazio cosmico. La passione per l’arte nasce per me come l’elevazione e permutazione della mente e della materia.

C’è un artista in particolare a cui ti ispiri?

Mi ispirano tutti i grandi maestri, come Giotto, Bach, Shakespeare, Albert Einstein… È cosi difficile per noi comuni mortali creare un opera ad alti livelli, dobbiamo assolutamente seguire le loro tracce e tornare a un silenzio totale, un stato metafisico della mente per una ricerca elevata personale, dove l’indagine filosofica di un solo soggetto, non ha nessun valore rispetto al tempo che viviamo.

Quanti, 2019, installazione aerea, Banca D’Italia, Palazzo Kock, Roma. – Courtesy Alberto di Fabio

Quali sensazioni vorresti trasmettere tramite le tue opere?

Il mio obiettivo è produrre con la pittura bidimensionale una sorta di elettromagnetismo cinetico, delle onde, per suscitare delle emozioni percettive. Sono come esercizi di elevazione e permutazione per la conoscenza e la rivelazione del dogma assoluto che cerco di trasmettere all’osservatore, offrendo vari livelli di lettura. È il passaggio dallo stato fisico dell’uomo a uno più etereo e immateriale. la materia diventa evanescente e la mente ritrova una possibile congiunzione con la sostanza astrale. Il sensoriale è qualcosa che ci fa sognare, che ci fa sentire la vita a diverse frequenze. Un astrofisico mi ha spiegato che conosciamo solo il 4% di quello che vediamo intorno a noi… È un viaggio allungato e dilatato al di là dello spazio e del tempo che conosciamo. Dipingo spesso in posizione orizzontale. Interpreto il quadro come un mandala. In questa posizione cerco di raccogliere tutte le emozioni della spiritualità, della scienza e dell’arte, tre elementi di preghiera tre elementi costanti per una preghiera lunga come la creazione dell’opera stessa.

Installazione, al Museo Macro, Roma- Courtesy Alberto di Fabio

Il Cuore pulsante della tua poetica pittorica è la rappresentazione del microcosmo naturale, spazi fra tematiche ambientali e scientifiche, da cosa scaturisce questo interesse?

Interesse e sensibilità, cerco di rappresentare la percezione che ognuno di noi ha di sentire il battito del nostro pianeta, il movimento della danza cosmica, di tutti gli elementi della fisica quantistica. Noi artisti, siamo come antenne, sentiamo il soffio del vento divino. Esiste un senso razionale matematico e uno spirituale universale nell’uomo e in ogni elemento della natura e della fisica. Cerco di parlare con il Dio Quantico e con le vibrazioni delle note che compongono il cosmo. Nelle mie opere parto dall’idea di ricreare un osservatorio astronomico, un gabinetto scientifico. Come un De rerum natura di Lucrezio ricreato attraverso la pittura. Immagino di aprire una finestra sul cosmo e portare tutti a bordo di una navicella spaziale, per entrare nella forza forte dell’atomo che è una delle forze principali della natura, insieme all’elettromagnetismo e alla gravità.

Alberto Di Fabio nel suo studio di Roma – Aprile 2010- Credits Alessandra Morelli

C’è una tua opera alla quale sei particolarmente legato?

Sinceramente tutte, le mie opere sono tutte formule ripetute all’infinito, un cerchio, un anello senza fine a cui sono legato in ognuna di esse.

Sinapsi in oro, 2007, 107x97cm, courtesy Alberto di Fabio

Lavori ed esponi fra Roma e New York, c’è un’esposizione che ti è rimasta nel cuore?

Tutte e nessuna, ogni mostra è un sogno da realizzare e da trasmettere. Non esistono confini territoriali o nazioni, esiste solo l’esigenza di comunicare la filosofia infinita della propria anima. La memoria di una visione che riempie il cuore di gioia . Una sola esposizione non basta per descrivere la vasta geografia della mente, non basta mai a svelare l’enigma velato.

Paesaggi della mente, wall painting, tagliacozzo, AQ, 2017- Courtesy Alberto di Fabio

Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai pianificando altre esposizioni?

Per l’inizio 2020 ho in programma tre personali, a Milano da Luca Tommasi Arte Contemporanea, New York da GR Gallery e la No Gallery di Los Angeles. Saranno tre mostre dove le pareti delle gallerie saranno usate come tele, dipingerò direttamente sulle pareti tempeste di sinapsi neuronali e dolci riflessivi arcobaleni.

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