Davide Shorty & Funk Shui Project © Ufficio Stampa RC Waves

Davide Shorty e i Funk Shui Project hanno dato vita ad un album veramente eccezionale, intitolato La Soluzione.
Otto tracce gonfie di hip hop che, grazie ad una metrica impeccabile e una padronanza degli strumenti musicali fuori dal comune, trattano con originalità e professionalità temi come l’amore, l’ironia, le difficoltà personali, i problemi che si materializzano nella nostra vita e le soluzioni.
Davide Shorty ha risposto alla nostra chiamata da Londra, dove vive da diversi anni, e nella nostra chiacchierata abbiamo affrontato tantissimi temi che partono proprio dal suo ultimo lavoro discografico.

Copertina dell’album “La Soluzione”

Come è avvenuto il passaggio tra Terapia di gruppo, l’album precedente a La Soluzione?

Il disco è nato esattamente durante il tour dell’album precedente, in furgone. Fondamentalmente, ad aprile c’è stato l’ultimo live a Firenze. Dopo il concerto, i ragazzi, i FUNK SHUI PROJECT, mentre mi stavano accompagnando in stazione, mi hanno fatto ascoltare una cartella di beat che avevano prodotto. Ci siamo ascoltati le produzioni, tutti insieme, e io sono letteralmente impazzito. In quella cartella ne ho scartati solo un paio, per farti capire.
Il primo pezzo che ho scritto è stato “Cosa resterà di noi” che è l’ultima traccia del disco. La prima strofa l’avevo scritta già da tempo mentre la seconda la scrissi in treno verso marzo.
Pian piano ho cominciato a raccogliere elementi che mi ero segnato in precedenza.
Il brano “La soluzione” è stata la chiave di volta: l’ho letteralmente vomitato e mi è uscito di getto. Ero veramente arrabbiato in quanto stavamo vivendo il periodo politico “caldo” dei porti chiusi, il governo era allo sbaraglio e la situazione politica era veramente inguardabile. Ricordo che feci sentire il primo provino della prima strofa ad una mia amica, chiedendole se per lei fosse chiara la direzione che volevo prendere. Mi rispose positivamente ma nella seconda strofa dovevo cercare di essere più motivante, provando a dare una soluzione.
La soluzione si può dedurre, ma ancora non c’è, e ho cercato di sviluppare questo concetto. Un disco di cui sentivo l’esigenza di dover fare.

In cosa si differenzia La Soluzione da Terapia di gruppo?

Diciamo che è abbastanza evidente dall’ascolto: se Terapia di gruppo è un flusso di coscienza terapeutico, nell’album La Soluzione gli argomenti sono tutti molto più focalizzati. Se prima c’era questo elemento di “seduta dallo psicologo” nel dire alcune cose, senza dare troppo peso alla forma e dando sfogo a quelle corde intime, in questo disco c’è più una lirica pensata. Da un punto di vista metodologico, Terapia di gruppo è stato più istintivo e i testi sono stati scritti in melody, mentre questa volta ho cercato di affrontare alcuni temi in modo più specifico.
Sonoricamente, La Soluzione, è molto più hip hop e meno soul. Non c’è l’elemento jazz come nel precedente.
Per quanto sia un disco breve, è molto pregno di significato. Non ci sono pezzi buttati lì tanto per e quello che speravo di far sentire è che sono fieramente un MC, piuttosto che un cantante, anche perché nasco principalmente come rapper.

Qual è stato il brano più difficile da partorire?

Paradossalmente nessuno. Sono tutti brani nati di getto.
Non c’è un brano a cui ho ripensato. Magari, quando ho scritto “Solo Con Me”, insieme a Johnny Marsiglia, ho sentito di dover riscrivere qualche parte dopo aver ascoltato quello che aveva scritto lui (ride, ndr) ma per il resto non ho avuto “rallentamenti”.
Quando hai un’esigenza così forte come l’ho avuta io, ti viene tutto automatico.
Cosa resterà di noi”, per esempio, è un pezzo sul dolore di quando si lascia, mentre “Amare me amare te” è tutto il contrario. Realizzare di dover amare se stessi prima ancora di poter amare qualcun altro. Una volta riusciti, possiamo, incondizionatamente, capire cosa ci rende “noi” e cosa ci motiva ad essere la nostra versione migliore. Quando stiamo bene con noi stessi, riusciamo ad amare qualcun altro: una cosa che ho capito adesso.
Insonnia”, invece, è un vero e proprio storytelling. Ero a Palermo, non riuscivo a dormire e sognavo costantemente un corvo. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Decisi di uscire per farmi una passeggiata e bermi qualcosa. Quando tornai a casa, mi riaddormentai intorno alle sette di mattina. Ero nel bel mezzo della mia depressione, in fase di scrittura di Straniero, e non sapevo cosa volevo dalla mia vita.

I live come saranno strutturati?

Per i live che sono usciti fin’ora, saremo tutti quanti con una variazione alla batteria. Ci sarà Joe Allotta anziché Manuel Prota che per motivi personali non riuscirà ad esserci, Alex “Jeremy” al basso, Natty Dub alle tastiere e abbiamo chiamato Daniele Fiaschi alla chitarra. Poi ci sarà il mega ospite Johnny Marsiglia: avere il proprio rapper preferito, oltre che un fratello, è una bomba perché mi fa sentire molto stimolato e motivato per la performance.
La cosa “difficile” per me, in quanto dislessico, sarà imparare a memoria tutti i testi. Una sfida che non vedo l’ora di affrontare.

In quest’album, tra le righe, racconti anche delle difficoltà che si incontrano nell’essere un musicista al giorno d’oggi.

La situazione attuale la sappiamo benissimo tutti. Se ti chiedono che lavoro fai e rispondi “il musicista” ti guardano strano.
Purtroppo l’Italia è lo specchio della sua situazione politica. È un paese molto presuntuoso, poco educato all’attenzione e all’educazione stessa. Non c’è la voglia e l’umiltà di mettersi a studiare. Si vuole tutto subito, senza fatica. Tutto questo per via delle varie influenze che ci portiamo dalle generazioni precedenti e che di conseguenza ti porta ad affrontare situazioni completamente impreparato. Ovviamente non è sempre così, in quanto la situazione odierna è molto complicata.
Io, da artista, quello che cerco di fare è far riflettere le persone su determinati argomenti, dando la possibilità di far nascere interrogativi e stimoli come “ok, devo parlarne” o “devo fare qualcosa”. Ci troviamo in un momento storico in cui non riusciamo ad avere un confronto. Chi non è educato ad averlo, si fossilizza su quelle che sono le sue convinzioni e non ha apertura mentale.
Per quanto duro possa essere il farsi capire, però, non è impossibile. Siamo tutti essere umani e siamo tutti nati per amare. Qualcuno ci ha tolto l’amore, come il fascismo che è semplicemente una carenza profonda di amore e un’assenza totale di empatia che porta ad un individualismo indotto e becero.
Tornando al nostro discorso, fare il musicista in Italia è molto difficile e chi ci riesce ha tutto il mio rispetto. Ci sono un sacco di talenti e di intelligenze nel campo non indifferenti.
L’Italia è un paese bellissimo ma ha veramente bisogno di aiuto, anche se non lo vuole ammettere.
A volte servirebbe ascoltare più gli artisti che i politici.

Davide Shorty & Funk Shui Project © Ufficio Stampa RC Waves

“La Soluzione tour” – Le prime date
14.12 –  Bronson – Ravenna
19.12 – Hiroshima Mon Amour – Torino
20.12 – Circolo Ohibò – Milano
24.01 – The Tube – Savona
25.01 – Alcazar – Roma
31.01 – Locomotiv – Bologna

Immagine di copertina: Davide Shorty & Funk Shui Project © Ufficio Stampa RC Waves
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