Fabio Lombardi, è ancora molto giovane, ma possiamo già affermare che è una nuova promessa dell’arte contemporanea.  L’artista bresciano dipinge su qualsiasi superficie possibile, e recentemente, ha abbracciato il mondo della video arte. Lo abbiamo incontrato per intervistarlo, e comprendere meglio le sue opere.

Parlaci della tua formazione artistica. Come ti sei approcciato al mondo dell’arte? 

In realtà la mia formazione artistica è alquanto bizzarra perché ha preso delle vie piuttosto insolite prima di diventare il classico percorso accademico. Io sono sin da piccolo sono legato all’arte e alla creazione, ricordo ancora che da bambino, l’unico modo per farmi smettere di piangere e urlare, era farmi disegnare. Poi sono cresciuto, e ho preso altre strade ben lontane dal mondo dell’arte. Ma la mia vocazione, si perché va oltre la passione, è sempre stata lì ferma ad aspettare, in silenzio e con tatto, il momento in cui avrei avuto il coraggio di abbracciarla totalmente. La spinta finale me l’ha data Zweig, un suo libro mi ha aperto gli occhi su quale fosse effettivamente il mio destino e su che strada prendere.

Racconta ad Artwave da cosa prendi ispirazione per realizzare i tuoi incredibili dipinti. 

Senza alcun dubbio il corpo è  per me fonte di forte ispirazione. Quest’ultimo, però, non inteso come individuo o organismo, ma come simbolo. La carne che lo compone e lo porta in vita, è densa di significati e rimandi. Non è altro che la massima espressione della decadenza. Ed è questo sfaldarsi, questa continua rovina, che nutre la mia ricerca. L’infinita bellezza di una figura consumata e smembrata, e con tutto lo spettro possibile di forme e colori che possono nascere dalla deturpazione e dalla cancrena di qualcosa di così perfetto. Di conseguenza i miei lavori sono tutti basati sull’instabilità e sull’effimeratezza, sulle volontà di mostrare la bellezza di qualcosa che sta per svanire definitivamente, ma a sua volta prende vita in altre forme. Tutto ciò è strettamente legato ad un fattore psicologico ed emotivo, per me è come immergersi in un guano di depressione e perversione, ma uscirne completamente pulito. È estetizzare e sublimare la decadenza. Cosi sangue, sperma, carne e altri componenti trascendono la loro forma originale per piegarsi al concetto.

 

Nei tuoi disegni possiamo ammirare tutte figure femminili. Come mai prediligi il corpo femminile? E cosa vuoi trasmettere in questi tuoi disegni? 

Il corpo femminile, morbido, sinuoso e soggetto carico di significati e simbologie. Per me rappresenta  la sintesi perfetta dell’armonia tra le forme. La maternità,  la nascita, e la sessualità sono tutti rimandi perfetti per le tematiche che tratto. La rappresentazione dei corpi femminili è anche un mio modo per avvicinarmi ed esprimere la mia femminilità, per far sbocciare un determinato tipo di sensibilità e consapevolezza. Non mostro i volti perché non amo identificare e rendere troppo individualizzati i miei soggetti. Come dicevo prima, io rappresento il corpo come simbolo, come oracolo, e non come soggetto. Quindi il dare un volto ad una figura, che deve farsi portatrice di un’estetica e un significato ben preciso, significherebbe legarla più alla sua immagine e alla sua riconoscibilità, piuttosto che a ciò che rappresenta, per questo  nego la sua identità per sublimare il suo significato.

Fabio Lombardi, Daphne (33×24) Grafite su carta

Tra i tuoi disegni uno dei più particolari e interessanti è “Judas”. Puoi raccontare ai lettori di Artwave questo incredibile disegno?

Innanzitutto, bisogna dire che è nato prima il titolo dell’opera. Giuda è una figura controversa ed estremamente decadente. Volevo trasformarlo in una donna in completo disfacimento, con il ventre e il volto sfregiato. L’aureola nera è legata alla simbologia cristiana. È la mera trasfigurazione della morale del soggetto. Una languida e seducente carcassa.

Fabio Lombardi, Judas (33×24 cm). Grafite su Carta

Spesso i disegni sono realizzati su fogli accartocciati, che valorizzano alcune parti dello schizzo. Come mai?

Questa tecnica è nata quasi per caso, da uno sfogo di un attimo. Da quel momento ho visto come la carta stropicciata interagisse perfettamente con le forme che disegnavo e soprattutto come creasse un legame particolare con la luce. Da li ho capito che i miei disegni potevano raggiungere un altro livello utilizzando in maniera lucida e mirata questa tecnica. Le trame che si creano sulla carta, l’intensità che raggiunge la grafite quando si deposita nelle texture, i volumi scolpiti dalla luce che illumina i rilievi, disegno e scultura si fondono su dei semplici fogli bianchi. Eleganti e minimali.

Fabio Lombardi, Untitled (33×24 cm). Grafite su Carta

I tuoi dipinti sono tendenzialmente astratti. Quali sono la genesi e il significato?

Formalmente possono sembrare astratti, ma hanno sempre come base di partenza il corpo. Quindi non riesco a definirli tali. Parti anatomiche, fluidi, figure, vengono deformate, sciolte e assumono forme e significati diversi. A livello tecnico prediligo la pittura ad olio, amo la corposità dei colori, la loro brillantezza, l’intensità dei toni. Per me dipingere è un vero e proprio rito di purificazione, il mettermi di fronte alla tela e lasciar fluire tutte le sensazioni, usare le mani per stendere i colori, per definire i volumi, per sfumare. Il sentire la materia sotto le dita, poterla spalmare, graffiare e modellare. Ogni volta che lo faccio mi sento pulito, in totale connessione con me stesso. Per me dipingere è più erotico del sesso, redime più della fede.

Ti dedichi anche alla video arte. Raccontaci come è nata questa tua passione.

La Videoart è un interesse che ho sviluppato ultimamente, un mio docente mi ha introdotto a questo ramo artistico. Inizialmente ero un po’ titubante perché non ero abituato a lavorare nel con il tempo nel con il movimento. Però ho capito che poteva essere un altro modo per esprimere ed arricchire la mia ricerca. Quello che caratterizza i miei video è un’impronta performativa, dove spesso io sono il protagonista. Basti pensare ad Aestetica o Ivy, dove l’unica componente umana è la presenza del mio corpo. Anche in questo caso, un corpo privo di identità e non riconoscibile. Altre tematiche che affronto sono sempre la carne, il sangue e la corporeità. A livello espositivo mi piace creare delle vere e proprie installazioni video, per esempio Aestetica è stato proiettato su di un telo di tulle lungo quattro metri, cosicché le immagini si fondessero con il panneggio del tessuto, creando delle visioni oniriche.

Che materiali prediligi nelle tue opere d’arte?

Amo l’arte in tutte le sue sfaccettature, amo esprimermi e dare vita alle mie visioni. Scolpisco, dipingo, disegno, faccio foto e video, installazioni. Mi piace sperimentare tutte le tecniche perché credo siano l’estensione l’una dell’altra, si compensino e completino a vicenda. Amo la pittura ad olio, la sua ricchezza e corposità. L’eleganza della grafite, la plasticità dell’argilla. Non disdegno l’utilizzo della tecnologia, e quello che mette a disposizione, dal video agli interventi in Photoshop. Per esempio, uno dei miei ultimi lavori, Skin, è molto strutturato e si serve di varie tecnologie. In quest’opera fondo digitalmente dei disegni con delle texture, per poi stamparli su organza.

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