La redazione di Artwave ha avuto il piacere di intervistare Josè Dalí, figlio del padre del Surrealismo Salvador Dalí e di sua moglie Gala, modella e artista russa. Nelle sue memorie l’artista ha descritto le difficoltà della sua prima infanzia, ricordando anche il rapporto con suo padre. Josè, come lui, aderisce alla corrente del Surrealismo definendolo conforme al suo modo di essere e di pensare.

Da cosa scaturisce la sua passione per l’arte?

Probabilmente dalla grande curiosità che scalpita in me da sempre e dall’apprezzamento di tutto ciò che è bello e nel contempo misterioso.

 

Nelle sue pubblicazioni fa riferimento alle difficoltà riscontrate nella sua infanzia, ricondotte ad “una situazione traumatica originale costituita da una serie quasi allucinogena di casi oggettivi” legati alla figura di suo padre, Salvador Dalí. Come ha vissuto l’essere figlio d’arte?

Prima di tutto, e malgrado la mia natura ribelle e poco “addomesticabile”, cercando di essere nei limiti del possibile rispettoso e ubbidiente, come quasi tutti i figli del mondo.

Soprattutto in Italia, è stata messa in discussione la sua parentela con Salvador Dalí, quale unico figlio del Maestro surrealista, come si è rapportato con questa perplessità nei suoi confronti?

Data la natura e soprattutto le fonti ininfluenti e particolarmente sprovvedute di tali illazioni, mi è scivolata addosso come sterili gocce di una pioggia tanto virtuale quanto inutile.

La Scacchiera di Yacov, olio su cartone telato, 50 x 70 cm – Courtesy Josè Dalí

Come suo padre anche lei realizza opere che seguono la corrente surrealista. È solo per mantenere vivo il ricordo di suo padre oppure dietro le sue opere c’è molto di più?

Il ricordo di mio padre è talmente forte, tuttora vivido e pressoché inesauribile da poter illuminare questo mondo e molti altri, in completa autonomia fino alla totale estinzione dell’universo. Per quanto attiene al Surrealismo, invece, e alla mia passione per questo genere espressivo non solo a mio avviso insuperabile come concetto pittorico e mentale, mi ha da sempre appassionato perché in un certo qual senso, rispecchia il mio modo di pensare e di essere.

Una carriera internazionale la sua, anche se per molto tempo ha preferito vivere “in ombra”, come mai questa scelta?

Io vivo tutt’ora nell’ombra per un principio personale di libertà e di riservatezza. In fondo la considerazione che la genialità di mio padre sia stata profusa da lui a piene mani, mi porta a ritenere sia quasi doveroso come figlio, esimermi dal competere persino per scherzo con chi è e resterà, per sempre, insuperabile e soprattutto inimitabile.

La conchiglia del faro della Palascià, Olio su tela 70 x 100 cm – Courtesy Josè Dalí

Quali caratteristiche ha in comune con suo padre? E con sua madre Gala?

Con mio padre sicuramente la testardaggine e la capacità di sognare ad occhi aperti in qualsiasi condizione. Con mia madre, invece, la gioia di vivere e il preponderante eccesso di meticolosità di ogni mio intento, nei rari momenti in cui mi libero temporaneamente della mia eterna pigrizia.

Nel maggio 2014 si è tenuta la sua prima grande mostra pittorica milanese, come ricorda quell’evento?

Come un’ottima opportunità per incontrare tanti cari amici che non vedevo da tempo, come un gradito “espediente” per far prendere ai miei lavori pittorici un po’ di aria lombarda. E nel contempo per sorprendere me stesso di ritrovarmi in tale circostanza piuttosto inconsueta. Difficile dimenticare il mio esordio milanese presso la prestigiosa Milano Art Gallery di Salvo Nugnes con l’improvvisa quanto gradita visita di Vittorio Sgarbi,e tanti altri noti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo.

Josè Dalí – Courtesy Josè Dalí

Ha in programma altre esposizioni o sta lavorando a nuovi progetti artistici?

Per la serie i programmi e i progetti non mancano mai: certamente si! Tra questi la stesura di qualche romanzo, la produzione cinematografica di una mia strana commedia e, ovviamente, la presentazione di qualche altra esposizione personale. Anche se abitualmente preferisco attendere pazientemente certe opportunità imprevedibili e occasionali, che hanno il vago sapore di un frutto maturo raccolto al momento più opportuno.

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