Pagine d’Arte è una piccola e raffinata casa editrice che ha sede nella Svizzera italiana: a fondarla è stato Matteo Bianchi, che nel 1982 ha deciso di avviare un’impresa ambiziosa e ammirevole. L’editore ci racconta oggi la sua missione d’amore nei confronti dell’oggetto libro, condotta in nome della compresenza di scrittura poetica ed elementi artistici. Alle preziose edizioni di Pagine d’Arte è stato assegnato un Premio d’incentivazione per gli anni 2019-2020 dall’Ufficio federale della cultura svizzero, come riconoscimento del lodevole progetto culturale.

Gentile Matteo Bianchi, è stato un grandissimo piacere per me poter scoprire le vostre pubblicazioni presso l’ultima edizione della Fiera nazionale della Piccola e Media Editoria. Illustri ai lettori di Artwave le linee guida della casa editrice Pagine d’Arte.

Pagine d’Arte è una casa editrice media e indipendente che propone libri di qualità: libertà di scelta e cura della produzione sono tratti caratteristici che rispondono al nostro intento. Al cuore dei nostri libri c’è la cultura figurativa e letteraria dell’Ottocento fino alle espressioni contemporanee. Forte è il legame, l’interesse per lo studio delle corrispondenza fra testo e immagine: la collana Sintomi, inaugurata da Baudrillard vent’anni fa testimonia una costante lettura insieme critica e poetica dell’arte, svincolata dalle convenzioni della moda. Facciamo in piena libertà scelte inattuali, di segno forte e attente al linguaggio degli autori e degli artisti che proponiamo.

Ha fondato la sua casa editrice, nel 1982, con l’obiettivo di far dialogare costantemente parole e immagini. Come è nata questa idea? Ci racconti delle prime esperienze come editore.

L’idea del dialogo costante fra parole e figure nasce dalla mia esperienza personale: di formazione letteraria in particolare legata al simbolismo italiano, ho poi svolto l’attività professionale come direttore di museo prima di dedicarmi a tempo pieno all’editoria accanto a mia moglie Carolina Leite, con la quale da dieci anni ho aperto il catalogo francese di Pagine d’Arte. Lo studio del dialogo fra immagine e testo ha conosciuto fin dall’esordio un’attenzione speciale: da un lato la passione per il libro illustrato, coltivata grazie alla presenza amica di Paola Pallottino, dall’altro attraverso la frequentazione a Milano di Emilio Tadini, pittore e scrittore al quale le nostre pagine hanno dedicato mostre e libri.

Quello dell’editore è un lavoro di selezione. In base a quali criteri decide se pubblicare un libro o meno?

Come dicevo in apertura, ci sta a cuore la libertà di scelta che nasce da incontri come quello avvenuto anni fa con Raffaele La Capria, autore de La nostalgia della bellezza, uno scritto che corrisponde in pieno allo spirito di Pagine d’Arte. La passione per la lettura ci ha portato alla scoperta di due scritti sin qui inediti in italiano di Stefan Zweig, la collezione invisibile e il mistero della creazione artistica, proposti in edizione illustrata. Un incontro importante sul terreno dei libri, dell’amore vero per la scrittura, è stato quello con Alberto Manguel, del quale abbiamo pubblicato due libri: l’Apocalisse secondo Dürer e Signor Bovary, entrambi di successo in relazione alle nostre tirature, sempre entro le mille copie.

Pagine d’Arte è formata da una doppia anima francese e italiana. All’interno del vostro progetto editoriale, quanta importanza è attribuita alla multiculturalità?

Pagine d’Arte è una casa editrice svizzera: nasce nel territorio che privilegia in maniera spontanea il valore della differenza, linguistica e culturale, come sosteneva Denis de Rougemont, autore del nostro federalismo culturale che propone un modello europeo fondato sulle qualità di tutte le culture, ormai lontano dall’attuale macchina burocratica! Fra le figure di spicco del nostro catalogo francese, cito volentieri Yves Bonnefoy e Michel Butor, due grandi vecchi amici che ci hanno lasciato un’eredità meravigliosa di pensiero che prosegue nei libri. Un altro autore che pubblichiamo con regolarità è Paul Valery, del quale è in preparazione un’antologia in italiano.

La nuova collana letteraria fiammiferi sta riscuotendo un grande successo. Ce ne parli.

La nuova collana di brevi storie ci porta sul versante letterario, in alternativa alla collana storica Sintomi. In esordio abbiamo proposto Zinco, una favola moderna sull’identità scritta dall’autore di Congo. A breve uscirà una scelta di novelle di uno dei miei autori preferiti, poco noto in Italia: Alphonse Daudet, di straordinaria freschezza emotiva, meraviglioso! Di tutt’altra natura le riflessioni poetiche della scrittrice portoghese Maria Gabriela Llansol e il racconto malinconico che suscita bellezza dell’autore svizzero tedesco Gerhard Meier. Anche questi fiammiferi rispecchiano la varietà delle scelte di Pagine d’Arte, nel tempo e nello spazio.

In un mondo sempre più vicino alla lettura veloce e digitale, qual è il segreto per mantenere viva la bellezza dell’oggetto libro e la curiosità nei confronti di quest’ultimo?

Siamo per forza di cose ottimisti per quanto riguarda la durata del libro che tutto sommato gode di salute discreta, come vediamo anche in occasione di questa bella rassegna romana. Un libro di qualità realizzato con cura è destinato a durare, molto di più delle sciocchezze o peggio delle volgarità che ci tocca subire quotidianamente impigliati nella rete.

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