Interno Poesia nasce come blog, poi si trasforma in pochi anni in casa editrice. Le parole d’ordine sono divulgare e promuovere: la poesia dei grandi, ma anche quella dei più piccoli, degli emergenti, dei dimenticati, delle nuove voci poetiche del mondo contemporaneo.

Un progetto che cresce giorno dopo giorno grazie al lavoro quotidiano e appassionato di Andrea Cati con cui abbiamo ragionato sull’utilità del leggere poesia, sulla linea editoriale della sua casa editrice, sulla presenza dei poeti sui social e di molto altro.

L’editore Andrea Cati fotografato da Dino Ignani

 

Quello di Interno Poesia è un vero e proprio omaggio alla poesia. Come nasce questo progetto?

Il blog Interno Poesia è nato ad aprile 2014, la casa editrice a settembre 2016. Da novembre 2018 i nostri libri sono distribuiti da Messaggerie. È vero, quanto appena detto risponde solo al quando e non al come, ma a ben vedere queste tre tappe segnalano non solo lo sviluppo del progetto, ma anche la costante che accompagna dalla nascita ogni azione di Interno Poesia – per dirla in maniera semplice: il desiderio di divulgare e promuovere la poesia (contemporanea, del ‘900, italiana e straniera, edita e inedita) attraverso la rete e la carta stampata, con i piedi ben radicati nel mondo contemporaneo, un’attenzione privilegiata agli strumenti offerti dal digitale e la costruzione di un’identità editoriale grazie ai libri delle collane di IP e tutto ciò che gravita intorno al progetto.

 

Interno Poesia segue una precisa linea editoriale? Cosa vi distingue dalle altre case editrici?

La linea editoriale della casa editrice Interno Poesia segue le orme del blog, ovvero divulgare e promuovere voci della più grande poesia di tutti tempi, ma anche voci minori, poeti di nicchia, poeti esordienti, non ancora conosciuti o mai pubblicati, alla loro prima opera in versi. Una realtà editoriale di sola poesia e “generalista”, che intende scoprire e editare le diverse voci della poesia italiana e straniera, effettuando un’attenta selezione dei titoli da pubblicare, che contribuiscano nel tempo ad identificare e distinguere l’arcipelago editoriale delle pubblicazioni di Interno Poesia da quelle degli altri editori.

 

Perché la poesia è “utile”? Perché dovrebbe essere letta?

Credo nelle parole di Giacomo Leopardi quando scrive “l’utile non è il fine della poesia” o, andando ancora più indietro nel tempo, al pensiero di Aristotele che slegava la filosofia dalla dimensione servile e strettamente utilitaristica della disciplina. Qualcosa di utile però lo offre anche la poesia, se per utile intendiamo ciò che serve per uno scopo (qualsiasi scopo, come il nobile ozio), ad esempio: la poesia è utile per trovare le parole esatte a ciò che dentro ci scuote e non sappiamo pronunciare, oppure può servire come regalo da fare al proprio partner o a una persona cara, per trovare conforto, per riconoscersi nelle parole di un poeta, per mettere in discussione le proprie convinzioni politiche ed esistenziali, per scoprire la vertigine che solo il linguaggio poetico riesce a offrire, per studiare la lingua, per esercitare la memoria, per evadere dalla quotidianità, per riflettere sul senso della vita o anche solo per puro divertimento, ecc.

 

Cosa ne pensi di tutti gli scrittori in erba che pubblicano i propri versi sui social network? Tutto questo proliferare di versi online fa bene o male alla poesia?

Non credo che esista qualcosa che faccia del male alla poesia. I social network sono diventati da tempo le vetrine delle proprie velleità artistiche. Dalla mia esperienza posso dire però che è grazie ai social che ho scoperto alcuni bravi poeti. I social media possono essere un ottimo laboratorio, un buon punto di partenza, per divulgare i propri testi, trovare confronto e creare nuove relazioni tra addetti ai lavori del mondo editoriale e/o delle riviste. C’è chi utilizza i social per divulgare le proprie parole messe in versi, ed è in grado di creare un seguito importante (penso ad esempio al fenomeno degli Instapoets), arrivando alla pubblicazione di libri con importanti marchi editoriali. Tutto ciò è legittimo e non credo faccia male alla poesia (al massimo può avvicinare nuovi lettori agli scaffali di poesia), alla poesia vera, perché si tratta di un altro campo da gioco, un altro campionato. Credo, in definitiva, che sia un bene la vitalità della poesia in rete, a patto che non si perda di vista la grande poesia, i giganti della poesia di tutti i tempi, il necessario studio utile per scoprire la tradizione millenaria di questa splendida arte.

 

Probabilmente per avere più adulti che leggono poesie bisognerebbe avere più bambini a cui si insegni a leggere versi. Sei d’accordo?

Sì, assolutamente. C’è bisogno di persone che abbiano a cuore la poesia, persone competenti e appassionate, che amino il linguaggio della poesia, le sue evoluzioni, la storia e gli stili, che sappiano trasmettere con entusiasmo la forza delle parole, o, per dirla con Saba, l’incanto per “la rima fiore / amore, / la più antica, difficile del mondo”.

 

Progetti in cantiere per questo 2019?

Diversi progetti. Ad esempio quest’anno (finalmente) parteciperemo ad alcune tra le principali fiere dell’editoria, a partire dal Salone della Cultura e da Book Pride, entrambi eventi milanesi legati al mondo del libro. Inoltre dal 2019 pubblicheremo grandi autori della poesia di tutti i tempi (ma non voglio svelare subito i nomi…).

 

Se ti va, condividi con noi una poesia che ti sta a cuore.

Condivido una strofa della prima poesia pubblicata nel blog di IP, alla quale sono particolarmente legato. La poesia si intitola “El testament Coràn” ed è di Pier Paolo Pasolini (pubblicata nel 1954 nella raccolta La meglio gioventù):

 

Mi eri un pithu de sèdese ani
con un cuòr rugio e pothale
cui vuoj coma rosi rovani
e i ciavièj coma chej de me mare.
Scuminthievi a dujà a li bali,
a ondi i rith, a balà de fiesta.
Scarpi scuri! ciamesi clari!
dovenetha, tiara foresta!

*

Io ero un ragazzo di sedici anni
con un cuore ruvido e disordinato
con gli occhi come rose roventi
e i capelli come quelli di mia madre.
Cominciavo a giocare alle carte
a ungere i ricci, a ballare di festa.
Scarpe scure, camicia chiara,
giovinezza, terra straniera!

Foto di copertina di Dino Ignani