Nazareno Biondo, classe 1985, realizza sculture che possiamo definire, senza esitazione, PostPop. Le sue opere riprendono oggetti comuni che tutti noi utilizziamo e conosciamo. Attraverso le sue opere, lo scultore torinese, critica la società contemporanea caratterizzata da desideri labili e vizi. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio le tecniche che utilizza e i messaggi che vuole trasmettere.

Ciao Nazareno, partiamo con alcune domande per conoscerti meglio. Quando hai capito che volevi fare l’artista e, soprattutto, quando hai sentito che la scultura sarebbe stato il medium più importante nella tua produzione?

Avevo le idee chiare già da bambino. Direi che non si tratta di cosa volevo fare, piuttosto di qualcosa di cui ho bisogno per restare in armonia con la Natura ed il mondo. La Natura, che considero l’ennesima potenza della scultura, mi ha sempre affascinato. Ho cominciato ad usare il marmo appena ho potuto. Questo materiale è per me una sorta di cura utile per creare qualcosa di bello e trasmettere un messaggio che riuscirà a superare la prova del tempo!  Il mio lavoro può essere come una testimonianza dei nostri giorni che racconta di questa folle evoluzione dell’uomo in una società nichilista.

 

Guardando le tue opere viene subito  in mente Claes Oldenburg. Trai ispirazione da lui o da altri artisti?

Esistono molte opere d’arte che mi affascinano, e nutro una profonda stima nei confronti di moltissimi artisti. Non a caso ogni volta che posso visito nuove città, fiere d’arte e musei. Non sono sicuro, però, di prendere ispirazione da qualcuno di essi. Piuttosto gli spunti arrivano dal contesto in cui viviamo. Tutte le mie opere hanno un tema comune: quello di criticare la società contemporanea in tutti i suoi aspetti.

Puoi raccontare ai lettori di Artwave dei materiali che utilizzi per realizzare le tue opere? Quali sono quelli che prediligi e come li lavori?

In assoluto prediligo e lavoro il marmo bianco di Carrara (utilizzo soprattutto il marmo proveniente dalle cave Michelangelo). Lavoro questi materiali senza l’uso di macchine industriali che stampano in 3D. Non so perché, ma ci tengo a precisare che ogni singola opera è realizzata, dall’inizio alla fine, con le mie mani. Prediligo seguire questo processo produttivo anche se significa allungare, avvolte di molto, i tempi di lavorazione. Molte volte passo mesi e mesi sempre sullo stesso blocco; come se fosse un rituale di cui non posso fare a meno.

Non ci sono assistenti nel mio studio. Non so dire se questo sia giusto o sbagliato perché ad un certo punto bisogna comunque restare al passo con i tempi e la tecnologia; però io credo nelle mie scelte e sono del parere che se un opera porta la mia firma non può averla fatta qualcun’altro o qualcos’altro.

 

Passando alle tue sculture astratte, cosa puoi dirci? Come sono nate e cosa volevi raccontare con esse?
Le sculture astratte nascono quando cerchi di guardare dentro di te attraverso un blocco di marmo. Quando, lavorando sodo per creare spazi vuoti, essi  poi possono raccontare qualunque cosa. Il significato ed il senso delle opere a volte non vanno svelati; ognuno deve avere la possibilità di trovare i propri significati all’interno di esse. Io posso raccontare che queste opere sono tutte avvolte da una sorta di energia cosmica, tema che si collega molto agli studi fatti sulla mia tesi (2012). Molte di queste opere si illuminano in trasparenza e alcune, avendo degli spazi cavi e delle corde ( ad esempio di contrabbasso), producono suoni. In questo modo il marmo diventa una sorta di strumento musicale!

Spiando il tuo sito internet si può vedere “Born to Kill”. Puoi raccontarci com’è nata e quale messaggio si cela dietro questa scultura?

Ho assemblato questo cannone in pezzi di copertoni usati, ricavati tagliandoli con un coltello. La tecnica vuole essere una sorta di tributo a grandi artisti come Pino Pascali o Robert Indiana. L’installazione si componeva anche di diverse pillole formato gigante con su scritto LOVE. Quest’ultime volevano rappresentare le pallottole di quest’arma apocalittica che anziché sparare proiettili di distruzione, semina amore.

Nazareno Biondo, Born To Kill, 2015

Nel tuo sito esiste la sezione “Provocative Art”, dove possiamo ammirare un preservativo gigante, un pacchetto di sigarette e delle strisce di cocaina. Puoi raccontarci di questa sezione?

Mi limito a documentare ciò che accade sotto gli occhi di tutti. Non mi permetto di giudicare o criticare. Semplicemente rappresento la nostra epoca così com’è, senza dire cosa è giusto o sbagliato. Sicuramente la scelta dei soggetti fa sempre molto riflettere anche se a primo impatto può risultare ironica. Forse questa volontà è spinta dal voler vedere dei cambiamenti concreti a livello planetario. Passando alle strisce che rappresentano la cocaina, esse sono composte da polvere di marmo che produco levigando a mano le mie opere. La particolarità del lavoro sulla scultura in marmo sta proprio nel materiale tolto. Mi sono sempre chiesto dove sta il vero valore delle cose: se in ciò che sottraggo o nell’opera finita che non toccherò più.

La serie dei preservativi dal titolo “Out of Control” vuole “denunciare” la crescita demografica ormai totalmente fuori controllo. Mentre “We are Smoke” rappresenta proprio la nostra capacità di dar fuoco e rovinare tutte le cose belle. Tutto molto contemporaneo valutando come è cominciato questo 2020!

In questa sezione troviamo “Sound of silence”. Un’opera che sembra essere “fuori posto”. Perché hai deciso di inserirla in questa sezione? E soprattutto che messaggio veicola?

Sinceramente non so con esattezza perché non sia nella sezione “fine art”. Ti ringrazio per avermici fatto riflettere. “Sound of Silence” raffigura questa musicassetta tutta rotta e che non suona più. È in formato gigante, rivolta dal lato B dove è inciso il simbolo di un atomo e la parola “UNIVERSE”, come se  rappresentassero la casa di produzione.

La prima cosa che mi viene da pensare è questo riferimento al celebre brano del ’66 di Simon & Garfunkel. L’opera però ha un significato ben preciso, quello di rappresenta la morte di un oggetto che ha segnato un’intera epoca.

Nazareno Biondo, Sound Of Silence, 2015

Riguardo a “Wasted Life” invece cosa puoi raccontarci? Questo assorbente gigante macchiato di sangue attrae sicuramente molta attenzione.

La grande macchia applicata sopra una trama che ho inciso minuziosamente nel marmo è composta da oro zecchino. Simboleggia la vita, una vita spesso buttata dietro le cose superflue. Come ogni opera, il significato può essere interpretato a seconda delle proprie sensazioni e del proprio vissuto. Io ci vedo ore e ore passate a studiare e sperimentare per riuscire ad arrivare ad un risultato ben preciso. Ma il termine “buttare” non deve essere per forza negativo, anche se spesso lo associamo al gesto ed al rifiuto in generale. Questa scultura induce comunque a riflettere sulla fortuna che abbiamo avuto nascendo, come ogni giorno impieghiamo il nostro tempo, e su ciò che vogliamo diventare e lasciare al nostro passaggio.

Nazareno Biondo, Wasted Life”, 2016

Vorremmo concludere l’intervista parlando dell’opera “Who are you?!”. Come mai hai deciso di raffigurarti sulla copertina della famosa rivista Rolling Stone?

Ho realizzato questa scultura allo scopo prettamente auto celebrativo. Avevo bisogno di aumentare il mio ego e credere in ciò che faccio. Desideravo vedermi in copertina di una nota rivista, così ho deciso di realizzare questa scultura con il mio volto in prima pagina. È un autoritratto! I sottotitoli che ho inciso sono dei riferimenti concettuali che celano molti significati. In genere credo che siano domande che ogni individuo si pone; soprattutto nel periodo di formazione. Penso che siamo quello che abbiamo superato e molto altro!

Nazareno Biondo, “Who Are You?!”, 2019

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