Il Regno di Babbo Natale è un’enorme costruzione poco fuori il centro della città di Vetralla. Tutto è a tema natalizio, dalla musica in filodiffusione, agli addobbi ricoperti da neve artificiale. È ancora novembre, Mariah Carey è appena stata scongelata dal periodo di ibernazione annuale e la slitta di Babbo Natale è ancora dal meccanico per fare il tagliando. Fuori l’auditorium c’è Giovanni Allevi, venuto per la presentazione del suo nuovo disco natalizio “Hope”. Scende dal pulmino che lo ha portato fino a qui e, sorridendo, si incammina verso un piccolo gruppo di curiosi che lo aspetta fuori le porte dello shop.
Ecco, mi sarei aspettato un cenno, un saluto distratto, un gesto di cortesia forzato, una parentesi di convenzione sociale per mantenere il buon nome. Ma Giovanni fa di più, si avvicina. E non si avvicina solo fisicamente. Lui si avvicina col cuore. Lui abbraccia, sorride, non si preoccupa del tempo che vola, dei giornalisti che lo aspettano, dei collaboratori che lo incalzano. Lui ha parole per tutti.
Se già conoscevate Allevi, non sarà difficile per voi immaginare la scena. Ma se non avete idea di chi sia, beh, questo episodio racconta più di ogni altra parola.

Ci sediamo nella stanzetta adibita per le interviste. Lui sembra un Babbo Natale 2.0, con i ricci neri corvino e dei mezzi guanti che gli arrivano fino ai gomiti. Davanti a me non ho la più grande rockstar della musica classica, ma un uomo la cui umanità e disponibilià sono sconvolgenti.
È più emozionato di me.

“Iniziamo?” – Mi chiede

Iniziamo.

Giovanni Allevi nel “Villaggio di Babbo Natale” a Vetralla (VT)

All’età di quattro, cinque anni è iniziata questa storia d’amore con la musica, da un pianoforte chiuso a chiave. Ti ha spinto questo gusto del proibito da bambino! Ora però che i pianoforti di tutto il mondo non hanno più serrature per te, cosa ti spinge a scrivere, a riarrangiare e sempre in maniera così personale?

“L’ansia! Sì, io sono ansioso! Io mi sento inadeguato! Io non dormo la notte!
Quest’ansia, questo buio che ho dentro, ha trovato nella musica, nella composizione musicale, la sua salvezza. Cioè, attraverso la musica io riesco a trasformare questo buio che sento dentro in una luce.
Non solo! Io sto sempre chiuso dentro casa, non è che faccio vita mondana, vado giusto al supermercato. E la musica mi permette di incontrare le persone, di incontrare quei sorrisi, di ricevere il dono delle mille vite che mi si avvicinano. È questo il motivo per cui scrivo. Non me ne importa niente del successo, è solo questo. Evviva gli ansiosi!” – dice quasi urlando.
Evviva gli inadeguati! Perché tutti quelli che si sentono felici, che stanno bene, in realtà sono conformi ad un sistema, invece chi non è conforme è colui che già guarda lontano, che immagina un mondo diverso, magari più bello!”

Il tuo nuovo album, “Hope”, è a tema natalizio. Oggi che anche l’albero di natale è social, senti ancora la magia del Natale?

“Oh sì sì sì, tantissimo! La magia del natale e anche l’idea della speranza che io voglio comunicare attraverso questo album (“Hope”, uscito il 15 novembre, ndr). Voglio regalare un po’ di speranza in questi tempi che sono difficili per tanti ragazzi e quindi almeno a natale per un attimo immergiamoci in questa musica, che nelle sue intenzioni vorrebbe lasciare nel cuore dell’ascoltatore la meravigliosa sensazione di fiducia nel mondo. Per poi ripartire in quarta e realizzare i nostri sogni.”

Per tanti ragazzi che si sentono sempre fuori posto il natale è anche un momento di forte alienazione, il tuo album è anche un messaggio per loro? Che cosa vorresti dire loro?

“Che quando ti senti fuori posto in realtà stai vivendo una condizione che è estremamente positiva. Perché il tuo talento, la tua identità che è unica e irripetibile, non vuole adeguarsi a degli stereotipi piatti e banali che ci vengono offerti dalla nostra società. E la nostra società conformista sta vivendo il suo massimo splendore in questo momento. Quindi noi dobbiamo rimanere fedeli a quello che siamo in profondità. Dobbiamo prendere contatto col nostro talento che è unico e irripetibile, e che è dentro di noi, e piano piano lasciarlo fare perché troverà il suo posto nel mondo. Il filosofo Aristotele diceva che ogni cosa ha il suo posto nel mondo. Pensiamo così anche di noi: ci sarà il nostro posto. Ci sarà la nostra casa, il nostro approdo. Piano piano, con un po’ di pazienza riusciremo a trovarlo.”

Sei pronto a sentire la tua musica durante il cenone di Natale di tante e tante famiglie in Italia?

“Ma che strano! Però che bello che è così!”

In una recente intervista hai detto che da adolescente ti sentivi trasparente. Perso nel mondo della musica mentre i tuoi coetanei erano persi, sì, ma ad Ibiza! Avresti un messaggio per il Giovanni adolescente dal Giovanni di oggi?

“Certo… Giovanni, tu che stai lì durante la ricreazione che stai seduto al banco, mentre gli altri sono lì che giocano, si divertono, e che pensano alle vacanze a Ibiza, non ti preoccupare! Calma, piano piano troverai la tua strada! Non pensare che siccome tutti vanno da una parte ci devi andare pure tu! Piano piano… ”

Quasi dieci anni dal tuo concerto a Viterbo, all’Arena di Valle Faul. Io avevo 14 anni ed era il mio primo concerto. Tanti ragazzi come me sono cresciuti con la tua musica e tante persone che si sentivano fuori posto, come me, hanno trovato un posto. Hai un messaggio per questi ragazzi?

“È sempre quello: bisogna avere il coraggio di accettarsi, di accettare sé stessi. Con la fiducia che il proprio talento prima o poi troverà la propria strada. Allora, il talento non è quello che ci viene raccontato nei talent televisivi. Cioè una capacità di sbaragliare gli altri in un contesto ipercompetitivo. No! Dobbiamo ricordare la concezione molto più morbida, molto più umana che del talento ha il filosofo Platone: il talento è quella parte in fondo al nostro cuore che ci fa essere felici nel momento in cui facciamo quello che ci piace fare. Quindi, quand’è che stiamo seguendo il nostro talento? Quando siamo in linea con ciò che ci piace, con ciò che ci fa sorridere, che è in linea con i nostri sogni. Se noi riusciamo a non tradire quella parte sicuramente troveremo il nostro posto nel mondo… Con molta pazienza!”

Ieri hai pubblicato su Instagram un post in cui dicevi che è iniziata questa nuova avventura promozionale e che sei terrorizzato dalla velocità e dalla televisione, e dalle interviste!

“Sì, è proprio così! Riuscire a spiegare in tempi brevissimi la genesi di un lavoro che mi ha impegnato per anni. Riuscire a dire qualcosa di significativo, visto che comunque i ragazzi mi ascoltano. Questa è una grossa responsabilità da parte mia. E sì, sono terrorizzato. Non mi sono sentito mai a mio agio sotto i riflettori! Diciamo che il mio destino, la mia avventura, mi ha portato a confrontarmi anche con queste realtà, che sono le realtà mediatiche. Non ci capisco ancora niente dopo tanti anni però!”

Giovanni Allevi al pianoforte, durante la presentazione del suo nuovo album “Hope”.

Giovanni parla ancora una volta del suo album “Hope” dal palco dell’Auditorium, seduto al suo pianoforte. Suona due pezzi presi dalla tracklist dell’album: Te Deum di Charpentier e Adeste Fidelis. Parla di Natale e di speranza. Parla di tradizione, ma anche di futuro.

Il natale ci ricorda chi siamo, e Giovanni ci ricorda che dobbiamo difendere a tutti i costi ciò che siamo. Da chi ci vorrebbe tutti uguali, da chi ci vorrebbe perfetti, spietati e competitivi. Da chi ci vorrebbe meno umani. Questo album è l’occasione giusta per fare un passo indietro, o in avanti, che dir si voglia. È l’occasione per dire eccoci: siamo ansiosi, simpatici squilibrati, inadeguati e fuori posto. Ma siamo finalmente a casa.

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