Si chiamano Margherita ed Alessandro, hanno entrambi 18 anni, devono sostenere la maturità fra pochi giorni, ma hanno già le idee molto chiare su chi sono, cosa vogliono dalla vita e quale mondo sognano per il futuro.

Alessandro Alemanno vive a Copertino, in provincia di Lecce, e frequenta l’ultimo anno del liceo classico Don Tonino Bello. Margherita De Boni vive a Milano e sta per diplomarsi al liceo classico Giosuè Carducci. Entrambi fanno parte  di quella generazione che si diplomerà durante la pandemia di Covid-19.

Alessandro e Margherita, come altre centinaia di migliaia di studenti italiani, dal mese di marzo fino alla fine dell’anno scolastico non hanno potuto più seguire le lezioni in classe. Armati di computer e di tanta pazienza sono stati costretti a terminare l’anno seguendo le lezioni a distanza (DaD) in via telematica. Fra problemi di rete, interruzioni e varie difficoltà, gli studenti si apprestano ora a tornare sui banchi di scuola per sostenere l’esame di maturità.

Una maturità, quella del 2020, completamente rivoluzionata, per via delle disposizioni governative in merito all’emergenza coronavirus: eliminate tutte le prove scritte e la tesina, commissione composta solo da docenti interni e un maxi-colloquio multidisciplinare di circa un’ora che si soffermerà sul programma del primo quadrimestre e potrà comprendere anche esercitazioni pratiche, esercizi o traduzioni nei licei.

Abbiamo intervistato Margherita ed Alessandro, due giovani studenti italiani residenti ai due poli opposti dello Stivale, per sapere cosa ne pensano di questa prova così rimodulata, della DaD, della quarantena, del mondo in cui vivono, delle contraddizioni e degli scontri che lo attraversano e del futuro che sognano per loro e per il nostro pianeta.

 

1) Ti senti pronto/a per l’esame di maturità post Covid-19?

Alessandro (A): Mi sento pronto? Assolutamente no. Come posso esserlo in vista di una maturità mal organizzata e confusa come questa? Una maturità alla quale non sono preparati neanche gli stessi professori. Basti pensare che dei 6 componenti interni, ognuno ci ha preparato in maniera diversa a un esame del quale si conosce ben poco. Ma non posso assolutamente dare la colpa ai professori, i quali hanno fatto il meglio che potevano, sostenendoci psicologicamente e supportandoci fino all’ultimo giorno. La colpa è ovviamente di chi da indicazioni in modo superficiale e fallace, non dando quindi una chiave oggettiva a quello che è l’esame, in quanto tutti i prof hanno interpretato in maniera diversa quella che è la circolare ministeriale in merito allo svolgimento degli esami di stato, che è oggettivamente fraintendibile. Non si sa se potremo seguire delle cosiddette “macro-aree”, non si sa se dovremo effettuare noi dei collegamenti all’istante, non si sa se i prof faranno domande sconnesse rispetto ad altri argomenti e rispetto ai vari momenti che costituiscono l’esame. Non si sa nulla, quindi sono più che convinto nell’affermare che di questa maturità si sa ben poco.

Margherita (M): Credo che per quest’anno scolastico in particolare la preparazione per l’esame sia il risultato di un percorso di studio costante e motivato. Mi sento pronta perché consapevole del mio impegno, passione e determinazione. Probabilmente sulla parte nozionistica lo sarei stata di più se non si fosse verificata l’emergenza.

2) Cosa pensi della modalità di svolgimento della maturità 2020? Sei d’accordo con la presenza fisica e non più digitale, com’era stato suggerito all’inizio, durante l’esame?

A: Riguardo allo svolgimento dell’esame di stato, sono d’accordo per il colloquio in presenza. Non potevo accettare che anche l’orale della maturità fosse sostenuto in via telematica. Si sarebbero perse tutte le componenti emotive che contraddistinguono quest’esame. Perché sì, è ovvio che anche io come tutti gli altri ragazzi della mia età vogliamo vivere, anche se in parte, quella che è l’ansia e l’adrenalina della maturità, emozioni che malgrado queste circostanze saranno dimezzate e influenzate da una situazione così difficile. Sostenere almeno l’orale in presenza, dal mio punto di vista, è fondamentale. Avere il contatto diretto con i prof per l’ultima volta, gli stessi che ti hanno seguito e accompagnato per ben 5 anni è importantissimo; ovviamente questo seguendo tutte le misure di distanziamento sociale e nel rispetto delle regole.

M: Sono assolutamente d’accordo con la modalità di esame in presenza, e non perché ritengo che l’emergenza sia passata (l’emergenza sociale in particolare non potrà che peggiorare). L’esame oltre che un dovere è un diritto, non dovrebbe essere una cruda verifica di conoscenze, ma il coronamento di un percorso, una sfida da vivere con passione per esprimere la propria identità. Dopo mesi di didattica a distanza, non si può sacrificare la dimensione emotiva o il valore di un discorso pronunciato senza uno schermo di mezzo.

3) Credi che sia giusto sostenere soltanto una prova orale della durata di circa un’ora ed aver eliminato tutte le altre prove scritte previste normalmente durante le maturità degli anni scorsi?

A: Un esame semplificato, viste le circostanze era d’obbligo. Come si potevano effettuare delle prove scritte senza una minima preparazione o senza nessuna simulazione svolta nel corso dell’anno? Sarebbe stato folle anche se tutti i prof non fossero stati interni. Dal mio punto di vista, questo è l’unico metodo corretto per svolgere un esame, considerando che lo stiamo svolgendo nel pieno di una pandemia globale, che ha destabilizzato un intero pianeta dal punto di vista economico-sociale ma soprattutto dal punto di vista sanitario.

M: La necessità di eliminare le prove scritte è stata inevitabile. Non credo però che una prova orale strutturata in tante parti nettamente scandite e diversificate, nel contesto dell’emergenza, non sia stata una buona idea. Non lo è stata neanche la novità dell’elaborato delle materie di indirizzo, che se a mio parere di per sé è interessante, richiede un lavoro che in termini di ricerca mirata e di tempo è poco attuabile per la portata di un elaborato d’esame, e che toglie tempo prezioso al ripasso dei programmi.

4) Come sono stati i tre mesi di lezioni in modalità telematica durante la pandemia? Sei riuscito/a a mantenere la concentrazione e la costanza nello studio durante questo periodo?

A: Ad essere sincero, i miei 3 mesi di didattica a distanza sono andati sostanzialmente bene. Posso dire con certezza che dal punto di vista didattico ho notato poche differenze, questi ovviamente grazie alla bravura dei miei prof che sono stati sempre molto presenti e comprensivi. Ovviamente però la differenza si è sentita soprattutto dal punto di vista umano. Non trascorrere gli ultimi mesi della tua vita a scuola è mortificante. Rispetto ad altri ragazzi della mia età, sicuramente mi reputo fortunato, perché so benissimo gli enormi problemi che ci sono stati per la DaD, soprattutto dovuti all’inclusione sociale, in quanto, purtroppo, non tutti i ragazzi hanno a casa un computer e una connessione ad internet per seguire le lezioni.

M: Terribili da un lato, poiché ritengo il rapporto in presenza vitale ed essenziale all’apprendimento. La concentrazione in effetti è un po’ calata, ma in generale sono stata fortunata perchè ha funzionato senza problemi tecnici. Purtroppo però bisogna dire che la didattica a distanza ha creato un’elevata dispersione scolastica. Non può essere la soluzione per settembre, tradirebbe lo stesso art. 34 della Costituzione.

5) Cosa pensi della Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina? La ritieni una ministra competente o inadatta al ruolo che ricopre?

A: Riguardo alla Ministra Azzolina sono scisso. Da una parte elogio il coraggio e la tenacia che lei ha avuto ad affrontare una situazione del genere, di certo, pochi ministri dell’istruzione nella storia si sono dovuti confrontare con una situazione tragica come la seguente. Quanti altri sarebbero stati in grado di rimboccarsi le maniche e cercare di migliorare le cose? D’altra parte, non posso non considerare il suo operato negativo. La Azzolina si vantava di essere vicina ai ragazzi, di ascoltarli , di comprenderli, ma qual è stato il suo modus operandi? Bloccare pagine Instagram che rivendicano i diritti dei ragazzi e il fatto questa maturità doveva essere necessariamente cambiata. Una Ministra quindi contraddittorio dal mio punto di vista.

M: Non intendo cadere in diffuse banalizzazioni sulla carriera scolastica della ministra. Mi esprimerò relativamente alla parte del suo operato che mi ha riguardato sia in quanto maturanda che come consigliere della Consulta Studentesca. Riconosciuto che la situazione emergenziale ha reso difficile qualsiasi  programmazione, le  indicazioni definitive sulla modalità d’esame sono state eccessivamente generiche e tardive, quando ne servivano di più semplici e chiare. Non considerando né il parere critico degli organi di rappresentanza studentesca, né quello del Ministero, la ministra non si è dimostrata competente.

6) Cosa farai una volta terminati i tuoi studi scolastici?

A: Terminati i miei studi, molto probabilmente, mi iscriverò al Cld di Giurisprudenza.

M: Per prima cosa mi scatenerò ballando con i miei amici a distanza di sicurezza. L’estate è incerta ma di sicuro si alterneranno vacanzine improvvisate e qualche lavoretto da babysitter o per ripetizioni. Studierò anche per la patente, e ho intenzione di imparare il tedesco. A settembre inizierò Psicologia, che vorrei fare studiando in inglese, e se entrerò mi aspetta, la scuola di politiche. L’intenzione poi è quella di spendere un anno in Germania.

7) L’esperienza della quarantena ti ha cambiato? Ti senti una persona diversa rispetto a prima? Se sì, sotto quali aspetti in particolare?

A: La quarantena senza dubbio mi ha aiutato a capire cosa volevo dalla mia vita. Stare cosi tanti giorni a casa, senza alcun rapporto con gli altri, mi ha messo davanti a me stesso e mi ha fatto crescere. Vivere quelli che dovrebbero essere “ gli anni più belli della tua vita” in una situazione drammatica come questa ti fa crescere automaticamente, e ti fa capire quanto noi diamo per scontato le cose. Ti fa capire quanto non diamo importanza alle piccole cose e capiamo quanto siano importanti per noi solo quando vengono meno. Una quarantena che senza dubbio ha aumentato il mio senso di patriottismo e la mia voglia di aiutare gli altri che purtroppo non ho potuto fare viste le circostanze.

M: Ho vissuto la quarantena molto positivamente. Da un lato mi sono fermata per riconnettermi con me stessa, dall’altro, anche se limitata da quattro mura, idee e progetti zampillavano come torrenti. Mi sono sentita per la prima volta parte della storia e non ho voluto essere solo spettatrice. L’esperienza di volontaria incominciata all’inizio dell’emergenza mi ha aperto gli orizzonti rendendomi consapevole della crisi sociale e dell’importanza della solidarietà. Voglio studiare per dare il mio contributo alla società, non per il voto. La quarantena mi ha fatto crescere, e personalmente considero ciò la vera maturità.

8) Come ti vedi tra dieci anni? Qual è il tuo sogno nel cassetto?

A: Tra dieci anni spero che i miei studi possano portarmi in alto, anche se al momento non ho le idee chiare su cosa fare precisamente. So solo che voglio spendere la mia vita aiutando gli altri e battermi per la legalità.

M: Spero di vedermi in carriera per essere  psicoanalista, giornalista o perché no, ministra dell’istruzione Ovunque sarò mi vedo affamata di esperienze e piena di idee, come ora d’altronde. Riguardo ai sogni… direi che vorrei il teatro nella mia vita e coltivare la passione per la scrittura. Ah e poi viaggiare in India! Ma come prima cosa in realtà spero di sentirmi felice e soddisfatta delle mie scelte, meglio fallimenti che rimpianti.

9) Credi che il mondo che conosciamo cambierà veramente dopo questa pandemia di portata globale?

A: Malgrado questa pandemia di portata globale, non penso assolutamente che il mondo potrà cambiare. L’uomo è ormai troppo assetato dal potere e dal denaro e finiremo nel cadere di nuovo negli stessi errori. Il mondo è ormai troppo marcio per poter cambiare; avremmo dovuto imparare tanto dalla storia, dalle guerre che ci sono state, dalle lotte tra popoli, dalle altre pandemie, ma invece? Siamo ancora qui a farci la lotta l’uno contro l’altro e a puntarci il dito scaricando le colpe sugli altri. Siamo ancora qui a discriminarci senza rispettare l’altro. Non vedo, dal mio punto di vista, una possibilità di miglioramento. Anche se spero vivamente che quello che ho appena scritto non sia confermato e che possiamo tutti imparare dagli errori commessi, affinché non si verifichino una seconda volta.

M: Purtroppo non credo che cambierà molto, ma mi auguro almeno un po’. Non sono credente ma mi piace pensare che questo virus sia arrivato per ammonire gli uomini per la loro cieca frenesia ed egoismo, e per ricordare che nulla è così scontato come lo consideriamo. Ovviamente la responsabilità della pandemia deriva dagli atteggiamenti degli uomini e di un certo tipo di sistema economico sociale. Se pur diffidente mi auguro che la pandemia non sia tanto qualcosa da ricordare, quanto da cui imparare.

10) Cosa pensi degli scontri accesi che stanno avvenendo in questi giorni negli Stati Unti dopo la morte di George Floyd?

A: Per gli scontri che stanno avvenendo questi giorni negli Usa, penso che siano assolutamente leciti e che l’operato di quegli agenti che hanno ucciso quell’uomo, sol perché diverso di colore, sia una vergogna per l’intera umanità. Ma di certo non sono d’accordo con la violenza di queste manifestazioni che hanno causato altri morti. Alcuni dei manifestanti più estremisti dovrebbero capire che la violenza non porta a nulla e che le cose non possono cambiare in questo modo. Protestare è un diritto, ma lo si deve fare nel rispetto degli altri.

M: La solidarietà mostrata nel mondo nei confronti di George Floyd mi emoziona e dà speranza. Ma sono contro la commercializzazione della vicenda, in quanto la lotta contro il razzismo non deve limitarsi al post su Instagram, ma deve esserci sempre, nella quotidianità, e non solo per  eventuali George Floyd. Inoltre mi preoccupa la violenza come risposta alla violenza. Sostengo una lotta che realizzi gli ideali, ma che non lo faccia con l’aggressività.

 

11) In che mondo ti piacerebbe vivere in futuro? Preferisci un mondo più tecnologico o uno più sostenibile?

A: Preferirei vivere in un mondo più sostenibile che tecnologico. Senza dubbio la tecnologia ci ha aiutato e facilitato notevolmente la vita, ma è anche la stessa che alcune volte ci ha fatto perdere contatto interumano. La tecnologia che ci ha allontanato dalla stessa natura che stiamo distruggendo giorno dopo giorno con le nostre sudici mani. Continuando in questo modo e fregandocene dell’ambiente, a favore di uno sviluppo tecnologico, dove arriveremo?

M: Ammetto la mia ignoranza in ambito tecnologico. La tecnologia è di sicuro un alleato se usata con razionalità e per l’utilità sociale, Se non si vuole rischiare di vedere distrutto ciò che il progresso può creare bisogna fare i conti con la questione ambientale. I due aspetti devono procedere di pari passo per evitare che uno annienti l’altro.

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