Mister Thoms, all’anagrafe Diego Della Posta, è nato a Roma nel 1979 e ha iniziato a dipingere nel 1996. Attualmente, è uno dei più noti artisti della street art italiani.
È riuscito a spaziare nel mondo del disegno, riuscendo a trovare posto in più dimensioni: nella pittura, nell’illustrazione e nella grafica.
Con il passare del tempo, e attraverso uno studio approfondito della materia, è stato in grado di arrivare ad un suo stile, riconoscibile sulla scena internazionale. I suoi personaggi sono caratterizzati da colori vivaci, forme morbide e una spiccata ironia.

Proprio l’ironia gioca un ruolo fondamentale nelle sue opere in quanto, attraverso essa, riesce a far riflettere su molti temi che ci toccano in prima persona: il rapporto con i social, il ruolo della società, etc.
Oltre ad un’oggettiva bellezza estetica, Mister Thoms riesce a far nascere nell’animo dello spettatore, numerosi interrogativi volti a far partire una ricerca introspettiva non indifferente.
La sua poliedricità, e il suo riuscire a vedere dove gli altri non riescono, ha permesso a quest’artista di sfruttare diverse strutture architettoniche, rendendole vive attraverso i suoi personaggi e trasformandole in qualcosa di unico.
La sua arte è conosciuta in diverse parti del mondo grazie anche a diversi festival di street art: Italia, Inghilterra, New York, Danimarca, Hong Kong, Germania, Russia, California, Messico, Portogallo e Spagna.

© Mister Thoms

Siamo riusciti ad entrare in contatto con lui e, oltre a farci raccontare di più sul suo lavoro, abbiamo affrontato il famigerato tema riguardante la possibilità di vivere attraverso l’arte.

Partirei dall’inizio: come ti sei avvicinato al mondo del disegno?

L’esigenza di voler disegnare è nata proprio da un’esigenza espressiva. L’ho sempre sentita più vicina al mio modo di essere, rispetto ad altre forme d’arte, ed ho cominciato a disegnare fin da subito.
Gli strumenti da disegno sono sempre stati il prolungamento del mio corpo (ride, ndr).
Dal disegno su carta, poi, sono state prese altre direzioni e sono arrivato a disegnare sui muri. Grazie a questo, ho potuto conoscere altre realtà: scenografie, illustrazione e grafica.

© Mister Thoms

Ho perfezionato e rinforzato la disciplina attraverso lo studio continuo, vedendo anche chi, prima di me, aveva intrapreso questa strada.
Pian piano, poi, sono riuscito a plasmare un mio stile caratteristico e riconoscibile, senza un processo “cervellotico”, in quanto è avvenuto tutto molto spontaneamente.
Credo che, già da un po’ di anni, nel panorama artistico internazionale sono riuscito ad inserirmi bene in un flusso di realtà diverse.
Quando si parla di disegno è come parlare di musica: quando componi musica, riesci a suonare qualsiasi strumento. Oggi, infatti, spazio in numerosi contesti e non trovo più il confine tra quello che è lavoro e quello che è la passione. “Scegli un lavoro che ti piace fare e non lavorerai un giorno della tua vita!”, dicevano.

Vivere d’arte, qui in Italia, non è facile. Avevi un piano B?

No, mai avuto. Ho sempre pensato di non voler mai intraprendere la carriera d’artista, anche perché guardando la realtà intorno a me, negli anni ’90, già si percepiva una sorta di attrito. Disegnavo, non pensando che sarebbe diventata la mia professione. Mi divertivo e lo facevo per puro piacere.
Questo, forse, è il segreto: fare le cose con amore, sacrificare il tempo e dedicandolo a ciò che ami di più.

Molti giovani, oggi, cercano delle scorciatoie per arrivare ad un fine ultimo quando, in realtà, non funziona così. La strategia “furba” è destinata ad estinguersi, mentre se semini costanza, studio e dedizione, alla fine, raccogli.

Quello che consiglio sempre è di fare quello che più vi piace, anche se la società di cui fate parte vi prende in giro e vi dice che è una cosa stupida.

In un’intervista, hai detto che se ti dovessero chiedere cosa vorresti fare da grande, risponderesti “il piccolo”.
È importante, nell’arte, mantenere la semplicità e l’innocenza di un bambino?

Assolutamente sì!
Se vuoi essere un’artista mediocre, no. Se vuoi essere un genio, .
Il processo di acquisizione di cultura e conoscenza ha due lati: da un lato, ti costruisce e ti da la possibilità di interpretare il mondo; dall’altro, ti permette di non avere sovrastrutture.
Un bambino va all’essenza delle cose, senza filtri.

© Mister Thoms

Sono su questa Terra da uno sputo. Se vedi tutti quelli che ci sono stati prima di noi e il percorso che hanno fatto, è stato sempre un ritornare alle origini, un cerchio. L’iniziato diventa iniziato quando si ricorda da dove proviene.
L’uomo, con il tempo, durante questo percorso, deve riuscire a mettere insieme i pezzi dal momento della partenza per poi capire cosa poter fare su questo pianeta.
L’arte non è altro che la continua ricerca di sé stessi, durante questo percorso.

Qual è il tuo rapporto con i social? Tra l’altro, soggetto dei tuoi lavori.

Per un periodo ho vissuto in antitesi, in quanto sei costretto ad utilizzare dei mezzi per comunicare, farti conoscere ed entrare in contatto con diverse realtà. È anche una possibilità, indubbiamente.
Allo stesso tempo, però, diventa una forma di esigenza forzata. La società di oggi ci obbliga ad utilizzarli, altrimenti sei fuori dal “Matrix” ed è come se non esistessi. Ovviamente, sta a te decidere come utilizzarli.
Quando feci tutta una serie di lavori di critica ironica era proprio per esorcizzare questa dualità.
Un lavoro che feci, tempo fa, fu proprio su Facebook: un personaggio ossessionato dai like.

Le persone entrarono in crisi perché si riconoscevano nella critica ma, allo stesso tempo, si chiedevano se mettere like alla foto o meno.
Questa spaccatura che avevano dentro, le metteva di fronte a sé stesse.
L’ironia è una bellissima arma che riesce a creare interrogativi interessanti, secondo me.

Come nasce un tuo progetto? Su carta o in digitale?

Parto sempre facendo dei bozzetti su carta. Sono partito analogico e continuerò in analogico, anche se utilizzo molto le tavolette grafiche per via della comodità che offrono.
Per il resto, continuo a fermare le idee che mi vengono su sketch book in maniera selvaggia.
All’inizio ero molto per il bel disegno, le linee precise, mentre ora non devo dimostrare nulla a nessuno e sono molto più libero in questo. Una volta fermata l’idea, cerco di capire quale direzione sia meglio prendere per il progetto.

Ognuno di noi, nella ricerca di una propria forma e di un proprio stile, vede quello che ha intorno.
Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?

Oggi, non mi ispiro a nessuno in particolare se non a quello che mi succede, a un libro che leggo o anche più semplicemente studiando la storia.
All’inizio, invece, tutto il mondo della pittura classica in primis. Tutto l’immaginario del mondo dei fumetti e dei videogames dell’epoca.

Col tempo, poi, ritorni anche su quei maestri che ti hanno abbagliato inizialmente. Per esempio, adesso, sto leggendo “Cinquanta segreti magici per dipingere” di Salvador Dalì.
Per Dalì ho sempre avuto una passione: sono andato a Figueres, la sua città natale, per visitare la sua casa che ora è un museo, e sono andato in Olanda per vedere la mostra con Banksy.

Se vedi un quadro di Dalì, capisci quanto siamo indietro, nel passato. I suoi lavori mi hanno sempre scosso molto per via di questa sua visione surreale e metafisica delle cose. Ha utilizzato la pittura per evadere dai cinque sensi, per lui limitanti, e assaporare la realtà in maniera diversa.

© Mister Thoms

Che musica ascolti mentre disegni?

Ascolto tutto, a secondo del mood.
Se devo dirtene uno, posso dirti l’hip hop in quanto figlio di quella cultura underground. Quando facevo i graffiti, la mia culla è sempre stata quella.
Ora posso ascoltare anche le campane tibetane (ride, ndr).
In studio, mi capita spesso di ascoltare musica classica. Ogni giorno scopro musica nuova e gruppi veramente forti come musica veramente scadente e “pericolosa” come quella dei tormentoni, dalla quale stare alla larga.

Ti capita di bloccarti o di avere delle crisi durante la realizzazione di un’opera?

Sì, succede e il mio approccio è: lasciarla lì, non combatterci. Magari non è il tempo giusto, quindi preferisco lasciare il progetto e tornarci dopo settimane, mesi o anni, come mi è già capitato.
Molte volte entri anche in dimensioni in cui ti ritrovi ad essere intellettualmente arrogante e presuntuoso. Invece, proprio in quel momento, c’è qualcuno che ti chiude il rubinetto dell’ispirazione e l’opera si ferma. È tutto legato all’interiorità del momento: se realizzi un’opera utilizzando solo l’intelletto, senza emozione, non vai avanti e ti ritrovi a combattere contro te stesso.

© Mister Thoms

Qual è un posto nel mondo in cui ti piacerebbe andare per dipingere?

Quest’anno ho visitato una bella fetta di mondo ma me ne manca ancora altrettanta. Per cui, qualsiasi posto andrebbe bene. Sono stato in Libano pochi mesi fa, per un progetto in cui sono stato coinvolto, ed ho scoperto un posto bellissimo. Mai mi sarei immaginato di visitarlo.
In India, in Brasile, in Australia, mi piacerebbe molto andare ma non avrei un progetto su cui lavorare prima di esserci stato.
Quando vai in un posto devi percepire tutto quello che hai intorno e lasciarti trasportare dall’ispirazione data dal momento e dal luogo, altrimenti metti solo un tuo cartello pubblicitario.
Può anche capitare che un luogo non ti ispiri affatto e non ti trasmetta nulla che porteresti, poi, su carta.
Bisogna sempre essere in dialogo forte con quello che si ha intorno, utilizzando i propri strumenti come prolungamento della propria espressione.

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Immagine di copertina: © Mister Thoms
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