Abbiamo scoperto Luigi Tarini sui social, ormai il mezzo privilegiato per la diffusione di arte contemporanea. Graphic artist, di base a Cracovia, Tarini ci delizia con colori saturi e vivaci realizzati attraverso i suoi mashup che accostano le grandi opere del passato a quelle del cinema. Grazie al suo lavoro, entrambe le opere riprendono vita e si adattano ad un linguaggio contemporaneo che continua a stupirci, opera dopo opera. Le opere degli impressionisti, le foto in bianco e nero dei protagonisti del boom economico degli anni Cinquanta e i grandi volti che hanno fatto la storia del cinema, fondono diverse epoche in una rivalutazione unica del passato della storia dell’arte. Se nel Settecento la sapienza tecnica era ciò a cui l’arte puntava, a metà del Novecento i canoni erano stati sovvertiti. In questo clima nasceva il cinema, una forma d’arte capace di penetrare più di chiunque altra nelle case e nelle menti di milioni di persone e che aveva una dimensione globale. Attraverso le sue opere, Tarini condensa su un’unica tela tutte le frizioni e i continui rinnovamenti che abbiamo descritto, creando un’immaginario fin’ora inedito. Con il particolare inizio della sua carriera, Tarini dimostra come il mondo di Internet e le applicazioni di cui tutti possiamo usufruire possano veicolare l’arte anche ai giorni nostri. Il linguaggio artistico e la continua sperimentazione non sono morti: occorre una speciale attenzione al suo rinnovamento che ci raggiunge tramite mezzi di cui cinquant’anni fa non ci saremmo immaginati l’esistenza.

 

Come è nata la tua passione per la grafica?

La passione per la grafica nasce per puro divertimento, quando usavo Gimp per modificare grossolanamente le foto degli amici. Si è poi approfondita coi miei studi in comunicazione. Pensavo fosse interessante integrare la mia passione per la scrittura e il copywriting con la parte visiva della comunicazione. Successivamente, quando alcuni progetti grafici hanno ricevuto attenzione mondiale, ho sempre cercato di migliorare la mia tecnica alla ricerca di nuove idee.

Copyright: Luigi Tarini

 

Come selezioni le immagini da fondere nei tuoi lavori? Utilizzi sempre il medesimo criterio o ti affidi all’istinto?

Parto sempre dai ritratti. Li osservo, nei dettagli, e cerco di capire quale attrice/attore possa combinarsi meglio. Nel caso di Van Gogh/Clint Eastwood, è stata un’associazione istintiva, come per La Ragazza di Vermeer e Grace Kelly. In altri casi mi affido ai particolari del viso, come per le sopracciglia di Joan Crawford e Frida Kahlo, oppure agli accessori indossati (soprattutto i cappelli). Ovviamente c’è sempre da considerare la giusta angolazione e la forma del viso e ci sono volte in cui, anche quando tutto sembra perfetto, il risultato finale semplicemente non è affascinante come vorrei.

 

Esiste un messaggio o una mission che vada oltre lo stupore per la bellezza estetica delle tue opere e della tua abilità tecnica?

Credo che quello che faccio sia principalmente fine a se stesso. Come dici bene, e come ho spesso notato da chi commenta i miei lavori, le mie opere non comunicano solo bellezza, ma anche fascino e stupore. Un giorno qualcuno mi scrisse che questi collage arte vs. cinema , conosciuti anche come mashups, erano diventati la nuova moda della grafica digitale, ma quasi sempre offendendo i capolavori dell’arte con accostamenti gratuiti, scontati e volgari. Aggiunse però che i miei lavori erano diversi, perché avevano un fascino che valorizzava con una nuova luce i ritratti, le attrici e gli attori. Ecco, se devo trovare una mission a quello che faccio, questa è continuare a dare una dignità artistica a questa forma di collage.

Copyright Luigi Tarini

 

Perché scegliere l’arte e il cinema come soggetti? Sembra quasi che accostandoli tu intenda veicolare una sorta di rivalutazione del passato all’interno del mondo artistico contemporaneo, o sbaglio?

L’idea è quella di ridare valore ad immagini e volti che sono entrati nel nostro immaginario. Proprio per questo ho scelto di focalizzare i miei lavori su attrici e attori del passato in bianco e nero che, nonostante abbiano spesso raggiunto la vecchiaia, sono sempre ricordati negli anni della loro massima gloria. La loro bellezza è a tutti gli effetti cristallizzata nel tempo, proprio come fossero vere e proprie opere d’arte. Il fascino di questi lavori penso sia proprio dovuto al contrasto iniziale dei due volti, mischiati tra loro, reso ancora più deciso dalla netta divisione in strisce e colori, che però, più si osserva, più sfuma lentamente nell’idea della bellezza senza tempo.

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