Ci sono persone che necessitano di poche parole per essere descritte e quel poco basta per renderle poetiche e  intriganti. Marina Sersale è una di queste: nella vita crea profumi e scatta fotografie con il suo iPhone.

Il suo sguardo si posa sulle cose con forza e leggerezza in un gioco di luci, ombre e contrasti. Scatta principalmente in bianco e nero perché è così che vede il mondo e non può fotografare, come lei dice, quello che non vede.

Marina è una fotografa autodidatta, ma con i suoi scatti è emersa dal mare magnum di immagini che circolano ogni giorno su Instagram incontrando il gusto e l’occhio di uno dei più grandi fotografi italiani: Francesco Zizola.

Ci racconti la sua storia.

Di professione sono creatrice di profumi e la fotografia, che è sempre stata una mia passione, è diventata una presenza importante nella mia vita a partire dal 2012, quando ho comprato un iPhone ed un amico mi ha creato un account su Instagram. In teoria lo scopo di questo account era quello di far conoscere il mio marchio di profumi, che si chiama appunto Eau d’Italie, con foto dei nostri prodotti scattate da me.  Ben presto mi son resa conto che le foto dei profumi non mi divertivano (e non mi riuscivano) e che avevo voglia di fare altro. Così sono andata avanti facendo quello che volevo, seguendo la mia ispirazione.

Che significato ha per lei scattare fotografie?

Non so se il termine giusto sia “significato”: q«uando fotografo mi ritrovo in uno spazio creativo all’interno di me in cui non c’è altro che quello che faccio in quel momento. È un luogo interiore in cui sono molto felice.

Quali sono le sue fonti di ispirazione?

La luce, le forme, la bellezza. Altri fotografi.

Pensa che attraverso la fotografia si riesca a osservare meglio la realtà? Che si riesca a fermare un momento che altrimenti scivolerebbe via a degli occhi poco attenti?

La fotografia per me è una rappresentazione della mia realtà. È ciò che io vedo in quel momento, che m’interessa e che trovo bello. Al di là di quello che significa per me, la fotografia è un modo per osservare la realtà la cui chiave di lettura dipende dallo scopo per il quale la foto viene scattata.

Ha iniziato a fotografare nel 2012 dopo aver acquistato un iPhone e condividendo i suoi scatti su Instagram. Crede che al buon fotografo basti solo il “saper guardare” o che necessiti di determinati strumenti? C’è chi sostiene che le foto scattate con l’iPhone non abbiano il prestigio di quelle scattate con una macchina fotografica professionale. Che ne pensa?

Credo che il dibattito sulla qualità o il prestigio di foto scattate con iPhone sia destinato ben presto a scomparire. È un dibattito inutile perché da sempre l’unica cosa importante è il risultato del lavoro fotografico. A nessuno davvero importa sapere quale macchina usava Joseph Koudelka quando ha fotografato l’ingresso dei carri armati a Praga, oppure William Klein quando girovagava per le strade di New York. Quel che conta, quel che ti ricordi, quel che ami, è la foto, a prescindere dal mezzo con cui è stata scattata. Per il fotografo l’unico strumento importante è la macchina fotografica che si adatta meglio alle sue esigenze. Non credo che una macchina fotografica di super marca con una miriade di obbiettivi trasformi una persona con zero talento in un fotografo, o viceversa.  Matt Black ha usato un iPhone ed una Sony RX 100 per il suo lavoro The Geography of Poverty – non credo possa esserci miglior prova che non è la macchina che crea il fotografo.

Crede che l’iPhone photography sia una minaccia per il fotogiornalismo?

No, anzi il contrario.

È stato Francesco Zizola a “scoprirla” su Instagram e ha organizzato anche una sua mostra al 10b photography. Da Instagram alla parete di uno studio fotografico: che effetto le ha fatto?

Mi ha fatto molto piacere, non me lo sarei mai aspettato.

Come è stato relazionarsi con un fotografo del calibro di Zizola?

Conosco Francesco da molti anni, da quando era all’inizio della sua carriera. È stato un piacere ritrovarsi e gli sono molto grata per avermi offerto quest’opportunità.

Quasi tutte le sue foto sono in bianco e nero. Qual è il motivo di questa scelta?

Vedo in bianco e nero e non riesco a fotografare quello che non vedo. A volte uso il colore, ma è raro.

Che significato assume il contrasto tra luce e ombra che spesso ritorna nelle sue fotografie?

È semplicemente un modo per far risaltare un aspetto della realtà che mi piace.

Qual è la miglior foto che ha scattato, quella a cui è più affezionata? Ci spieghi dove è stata scattata e perché?

Non c’è una foto cui sono più affezionata, né una che mi pare sia la migliore. È difficile spiegarlo, ma poche delle mie foto mi piacciono davvero o per sempre. Ad alcune sono affezionata per come mi sentivo quando le ho scattate e forse la cosa che mi piace è ricordarmi di quel percorso interiore. Ho un rapporto di amore/odio con le mie fotografie e sono piuttosto insicura del mio lavoro. Forse la verità è che ho difficoltà a confrontarmi con il risultato finale, cosa che può sembrare assurda visto che le mie foto le pubblico su Instagram

Le persone che fotografa sono nella maggior parte dei casi degli sconosciuti e scattando entra nelle loro esistenze. Se ci si pensa i loro volti saranno visti da migliaia di persone su Instagram, il che è tanto poetico quanto inquietante. Cosa ne pensa a riguardo?

La verità è che non ci penso spesso perché la maggior parte delle mie foto ritrae persone che non sono riconoscibili e quando lo sono si tratta di solito di amici che sanno che le pubblicherò. Quando si tratta di gente che ho fotografato per strada mi assicuro che la foto non li ritragga in una maniera poco rispettosa o falsa.

 Se volete scoprire gli altri scatti di Marina Sersale, questo è il suo profilo Instagram @eauditalie.

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