La redazione di Artwave ha avuto il piacere di intervistare Mark Sugar, artista italiano il cui pensiero artistico è plasmato dall’intenzione di mettere in correlazione la creatività e la tecnologia FDM, applicata alla stampa 3D. Il fine è quello di approdare ad un’arte ecosostenibile, volta alla riflessione introspettiva.

The brainheart, Mark Sugar Credits: @Mark Sugar

Come nasce la tua passione per l’arte?

La mia passione per l’arte nasce come hobby verso il 2015, dalla voglia di creare un percorso concettuale, mettendo in relazione due mondi relativamente distanti: la creatività e la tecnologia FDM, applicata nell’ambito della stampa 3D. Tutto nasce dall’intenzione di riciclare e riutilizzare materiale di scarto, prevalentemente PLA, acido polilattico estratto da mais, inevitabilmente scartato nella post produzione. La voglia e la determinazione di riutilizzare ogni risorsa di scarto, è stata fin da subito la mia priorità.

C’è un artista a cui ti ispiri particolarmente?

Gli artisti a cui mi ispiro sono principalmente tre. E rappresentano tre correnti artistiche ben precise. Leonardo Da Vinci ha influenzato in modo importante la mia esistenza. Uomo d’ingegno e talento universale, inventore, artista e scienziato. Lui rappresenta per me la duttilità, la magnificenza dell’intelletto umano e soprattutto l’eclettismo. Dimostra che l’uomo non è detto che possa essere di tutto un po’ in modo superficiale, ma possa apprendere e svilupparsi in svariati campi. Creare forti relazioni tra varie discipline complesse. Sono stato profondamente influenzato, sotto l’aspetto emotivo, dagli impressionisti francesi. I rifiutati, coloro i quali, grazie alla loro interiorità, riescono ad emergere comunque, mostrando la profondità del loro bagaglio. L’irrequietezza, la fragilità, e tante altre emozioni convertite in rappresentazioni artistiche immense. Anch’io mi identifico in questa tendenza nella civiltà artistica moderna, con i pittori che amano dipingere “en plein air“.

Rhino, Mark Sugar
Credits: @Mark Sugar

La negazione dell’importanza del soggetto, che portava sullo stesso piano il genere storico, quello religioso e quello profano; la riscoperta della pittura di paesaggio; il mito dell’artista ribelle alle convenzioni; l’interesse rivolto al colore piuttosto che al disegno; la prevalenza della soggettività dell’artista, delle sue emozioni che non vanno nascoste o camuffate, con rapidi colpi di spatola: tutto ciò crea un alternarsi di superfici uniformi e irregolari, che divenne il punto di partenza per le ricerche successive degli impressionisti. Parlo di artisti come Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e Camille Pissarro. Il terzo artista è Andy Warhol. La figura predominante del movimento della Pop art, uno dei più influenti artisti del XX secolo.

Quali sensazioni vorresti trasmettere tramite le tue opere?

Le sensazioni che vorrei trasmettere con le mie opere sono principalmente legate alla consapevolezza. Il guardare dentro noi stessi con la giusta coscienza e obiettività è sempre più difficile, in questo nuovo millennio. Voglio mostrare non solo le meraviglie del naturalismo, la magnificenza delle capacità costruttive dell’uomo o la grandezza universale dei sentimenti, ma desidero anche ricordare sempre l’altra faccia della medaglia. In certi momenti prendo l’uomo e lo declassifico a favore della natura e dell’animale. Tu uomo, ti permetti di avere certi comportamenti nel villaggio globale? Vuol dire che non hai abbastanza coscienza e consapevolezza, quindi puoi valere, tranquillamente, meno di un animale. Vorrei pungere determinate categorie di persone per dargli la possibilità di riflettere, ricordargli che noi umani non siamo così perfetti e superiori.

 

Le tue opere possono essere considerate oggetti d’arredamento. Cosa ti ha indotto a realizzare questo genere artistico così particolare?

Sì, le mie sculture possono essere considerate elementi d’arredamento d’interni. Quello che mi ha indotto a realizzare questo genere artistico è stata la possibilità, da parte mia, di rendere ogni singolo pezzo assolutamente unico. La customizzazione è un fattore determinante, in questa epoca storica dove tutto è seriale, popolare, dove le produzioni industriali dettano regole nel mercato globale. Diciamo che ormai è un lusso, possedere un oggetto unico, a meno che non ci sia un artigiano o artista che lo produca per te, con tutti i particolari e caratteristiche che desideri te. Le mie realizzazioni sono prettamente “ad personam”.

C’è una tua opera alla quale sei particolarmente legato?

Sì. L’opera alla quale sono particolarmente legato è “Shark Delirium” cioè lo squalo, e tutte le varie versioni collegate.

Shark Delirium Silver Scaled, Mark Sugar Credits: @Mark Sugar

Quali sono i tuoi progetti futuri?

I miei progetti futuri sono semplicemente produrre tante altre nuove sculture un pò più pungenti e ricche di significato, spingendo sempre di più i miei sostenitori a riflettere. Se poi ci sarà la possibilità di esporre, in mostre importanti, sarò ancora più felice. Attualmente, i miei lavori vengono apprezzati soprattutto nel Nord America e in Estremo Oriente, un obiettivo importante per me potrebbe essere una crescita importante anche qui in Europa.

SugarHearts Collection, Mark Sugar Credits: @Mark Sugar

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