Fedeltà, il romanzo di Marco Missiroli pubblicato lo scorso febbraio da Einaudi e annoverato tra i cinque finalisti del Premio Strega 2019, è il romanzo del nostro tempo. Dopo il caso letterario di Atti osceni in luogo privato, edito nel 2015 e vincitore del Premio Mondello, l’autore ha consegnato al pubblico di lettori un testo decisivo ai fini della comprensione dell’epoca in cui viviamo. Sincero, intimo, appassionante, Fedeltà ha affascinato in particolar modo i ragazzi, aggiudicandosi il Premio Strega Giovani dell’edizione di quest’anno.

Gentile Marco, vorrei iniziare ponendo al centro di questa intervista uno dei temi cardine di Fedeltà: il desiderio. Nella nostra società contemporanea, in che modo sta cambiando il desiderio umano?

Il desiderio cambia, in quest’ultima epoca, perché sta cambiando l’epoca del desiderio, ovvero perché tendiamo a soddisfare quasi subito il nostro desiderare: è una questione di tempistiche, è una questione di tempo, quindi è il tempo che sta cambiando l’unità di misura del desiderio. Desideriamo e abbiamo quasi subito una soddisfazione, e dunque anche i rapporti e le relazioni devono andare secondo questa legge di soddisfazione veloce: è una legge causata dai social network in prima acquisizione ma anche dal fatto che con le tecnologie, più generalmente, il modo di vivere è molto più rapido e non contempla quasi più l’attesa, che è sempre stata una pietra fondante del desiderio. Fedeltà si basa su due tipi di desiderio: un desiderio che è quasi subito consumato e un desiderio che invece non viene quasi mai consumato. Questi opposti, il consumo immediato e il consumo mai realizzato generano delle tensioni narrative molto forti che portano a loro volta a corto circuiti a livello della nostra epoca. Un desiderio mai realizzato in un uomo di questa epoca causa dei danni e causa delle azioni che sono spropositate rispetto a quello che non ha avuto, e un desiderio mai soddisfatto può portare una persona di un’altra epoca ma che vive in questa (come ad esempio Anna, il personaggio di settant’anni) ad uno straniamento che fa riflettere sull’epoca in cui siamo stati e su quella in cui, invece, siamo.

Fonte: www.parlaitaliano.net

I personaggi con cui ci troviamo ad avere a che fare nel tuo romanzo sono così ben delineati che a volte sembra quasi di averli di fronte, di conoscerli. E tu li conosci davvero o sono frutto della tua immaginazione?

I personaggi di Fedeltà sono il frutto di studi su casi clinici ma anche su persone che conosco veramente, e su dinamiche che ho studiato per quanto riguarda l’applicazione delle relazioni in questa epoca, per questa epoca: come ci muoviamo, quali sono le conseguenze psichiche, anche in relazione ai fattori dei nostri tempi quali la disoccupazione, la difficoltà economica, la disgregazione sociale. I personaggi hanno questa peculiarità di profondità che però al tempo stesso dev’essere anche poggiata su una base di leggerezza perché la struttura di Fedeltà si basa anche sulla velocità, sul cambio di punto di vista, e quindi devono essere sicuramente personaggi profondi, che hanno poche pagine per dire quello che devono dire, attraverso piccoli gesti e quasi mai scene madri.

Fonte: www.ravennaedintorni.it

Raccontaci della genesi di Fedeltà: come è nato questi romanzo che ha entusiasmato e continua a entusiasmare – anche dopo il Premio Strega – il pubblico di lettori?

Fedeltà è un romanzo che è nato da subito nella mia testa come fotografia dell’epoca in cui volevo vivere passando dai sentimenti e dalle relazioni, non passando da un’analisi sociologica o economica, o di dinamiche dall’alto, ma proprio nel quotidiano, senza scene madri ma con scene quotidiane, “scene figlie” come le chiamo io. Quindi è nato piano, quasi con il flusso naturale che ha la struttura del romanzo, dove i protagonisti e i personaggi si passano il testimone l’un l’altro con questi passaggi di anime. Il romanzo ha avuto uno studio di due anni e una gestazione di tre, quasi, quindi quattro cinque anni di lavoro in totale: è un romanzo che ha da subito creato un dibattito e due fazioni, lo si è amato tantissimo o non lo si è amato per niente. Questo dibattito ha dato al romanzo la dinamica che volevo, ha creato una discussione proprio sulla nostra epoca e sulla nostra narrativa, il che mi ha reso molto felice perché significa che ho scritto un romanzo vitale, e i romanzi devono sempre creare dibattiti, esaltazioni, stroncature e mai unanimità, perché questo è sinonimo di una letteratura viva. Per me è stato importante il fatto che il romanzo abbia vinto il Premio Strega giovani, perché significa che è andato a colpire persone che credevo potessero solo sfiorarlo. Questo denota quanto le ferite della nuova generazione siano consce nella nuova generazione stessa.

Fonte: www.einaudi.it

Quale autore/autrice, più degli altri, ha influito sulla tua scrittura?

Non è Philip Roth come tutti pensano per via dell’esergo all’inizio del libro, ma Bernard Malamud ad aver influito su questo romanzo, con il suo romanzo Il Commesso. Mi ha dato la letteratura delle piccole cose, della quotidianità. Una letteratura molto difficile da tenere perché non ha eclatanze e scene madri ma si basa sulle minuzie, sugli scambi quasi invisibili della letteratura, per cui deve essere giocata molto bene e calibrata molto bene, perché altrimenti rischierebbe quasi innervosire il lettore, che vuole invece una letteratura quasi di spettacolarizzazione.

Con ben 55 preferenze su un totale di 408 voti espressi, Fedeltà è stato eletto vincitore del Premio Strega giovani2019, votato da una giuria composta da ragazze e ragazzi di età compresa tra i 16 e i 18 anni. Perché il tuo romanzo ha affascinato così tanto i più giovani?

Appena ho saputo di aver vinto il Premio Strega Giovani mi sono sentito quasi preoccupato: significa che la nuova generazione ha capito quelle che sono le ferite di quest’epoca, perché Fedeltà racconta del disincanto dei nostri tempi. Con il passare del tempo sono stato orgoglioso di questi ragazzi che hanno avuto il coraggio di apprezzare un libro che può far male e che li rappresenta nel dolore, in qualche modo. Si tratta di ragazzi di una generazione forte, una generazione che sa sicuramente anche usare, utilizzare, trasformare questo dolore in qualcosa di potente.

© riproduzione riservata