La redazione di Artwave ha avuto il piacere di intervistare Simone De Rosa, artista italiano, il quale guarda all’innovazione nell’arte, rendendo proprio il pensiero artistico di Andy Warhol. Il re della Pop art ha portato gli artisti contemporanei verso una condivisione nuova, rivolta ai media e alla comunicazione pubblicitaria, espandendo i confini dell’arte.

Da cosa scaturisce la tua passione per l’arte?

L’arte fa parte di me, da quando ero molto piccolo. Mi è sempre piaciuto disegnare, e all’inizio copiavo, o provavo a copiare, i personaggi dei cartoni animati dei miei tempi. Disegnavo molto spesso, poi per un pò ho mollato forse nel momento sbagliato, ho scelto studi diversi e ben lontani dall’arte. Ho preferito studi tecnici, pur sapendo che in qualche modo l’arte sarebbe rimasta dentro di me. Man mano che crescevo ho iniziato a concentrarmi sul disegno e ho approfondito lo studio del fumetto, prima acquistando libri poi seguendo un vero e proprio corso, ed ho frequentato la Scuola Romana del Fumetto. Il triennio è stato molto interessante, ho migliorato, oltre alla tecnica del disegno, come si realizza un fumetto o cartone animato. Finita la scuola di fumetto è iniziata una seconda fase, quella che mi ha portato alla tela ed ai pennelli, all’arte moderna e alla Pop art.

Freddie Mercury, Courtesy Simone de Rosa

Le maggior parte delle tue opere scaturiscono dall’interesse alla Pop art. Come mai questo interesse?

Premettendo che oltre ad avere la passione per l’arte, sono appassionato anche di grafica, e la maggior parte dei miei quadri scaturisce dalla combinazione di queste due cose, per me la Pop art è alla base. Che sia mediante i colori acrilici o la serigrafia, posso dire che ogni lavoro ha origine dall’ispirazione del momento, non c’è una grande storia. Si tratta di un lavoro grafico e manuale notevole. Il mio intento è quello di provare a portare su tela un’opera d’arte che appaia bella e che attragga lo spettatore. Sono sicuro che la storia possa rendere più interessante l’opera, ma non lo renderà mai un capolavoro.

Immagino che il frutto di questa indagine artistica scaturisca dal padre della Pop art Andy Warhol. Cosa, nelle tue opere, rimanda a questo celebre artista?

Andy Warhol il genio, il padre della Pop art, è stato bravo a sfruttare tutte le sue conoscenze sulla comunicazione e sulla società di massa. Secondo me questo è quello che ogni artista, amante della Pop art, dovrebbe provare a fare: coinvolgere la massa, sfruttare il momento. So bene che la mia arte potrebbe non piacere ad un altro artista, ad un critico d’arte, ma spero che piaccia alle persone. Andy Warhol ha aperto la strada, poi sta a noi artisti studiare un modo per raggiungere un buon risultato finale.

Street Geisha, Courtesy Simone de Rosa

La rappresentazione dei volti è il punto cardine della tua poetica artistica, come mai?

Il volto umano esprime la maggior parte delle emozioni: il mistero, la gioia, il dolore, ecc. Sedersi e realizzare un ritratto permette di entrare nell’intimo di chi è di fronte a noi, e riuscire a catturare una personalità, un’espressione, uno stato d’animo in quel momento: è un’emozione unica.
La cosa affascinante per me è che posso modificare le angolazioni, i colori o l’intera espressione della figura. La bravura e la speranza di un artista è di portare l’emozione sulla tela e riempirla di colori e forme, ogni volta è sempre un’esperienza unica e nuova.

Come hai vissuto artisticamente questo periodo di quarantena a causa del Covid-19?

Sembra brutto dirlo, ma artisticamente parlando, la quarantena mi ha permesso di dedicarmi all’arte molto di più rispetto a prima. Purtroppo non vivo d’arte e il mio lavoro non mi da molto tempo libero, quindi passare tutti quei giorni senza poter uscire mi ha permesso di sperimentare e produrre tantissimi quadri. Il tempo, per me, è passato velocemente. L’arte ci permette di viaggiare con la mente, posso dire di non aver sofferto il periodo di quarantena. La speranza e la voglia è quella di poter vivere d’arte.

Watching the sea, Courtesy Simone de Rosa

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