Dal 19 luglio è partito il Pergine Festival che terminerà il 2 agosto, concludendo così la prima parte estiva, per poi riprendere in autunno dal 28 al 31 ottobre.
Come abbiamo già scritto in articoli precedenti, data la situazione di emergenza sanitaria, il Pergine Festival decide di tornare in una nuova veste in cui si indaga il rapporto con la natura:

«Abbiamo riadattato il Festival alle circostanze, trasformandolo e ridimensionandolo in un percorso di eventi diffusi tra l’estate e l’autunno, cercando di trasformare la necessità in virtù. Abbiamo colto l’occasione, soprattutto nell’edizione estiva, per inoltrarci in zone limitrofe alla città di Pergine, oltre ai consueti spazi del centro storico, spingendoci in luoghi poco frequentati per permettere al nostro pubblico un’immersione nella natura»

Dal 31 luglio al 2 agosto, ci sarà anche This Is (also) a music festival: full immersion di tre giorni ricchi di musica.
Il primo agosto, ci saranno i The Bastard Sons of Dioniso e per l’occasione abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con Jacopo Broseghini, il bassista della band.

Pergine Festival

Cosa avete provato la prima volta che avete suonato dopo il periodo di lockdown?

Siamo stati fortunati. Due settimane fa abbiamo avuto l’opportunità di poter suonare in una condizione un po’ particolare perché abbiamo suonato al Teatro Sociale di Trento, dove c’era la possibilità di aprire il retro del palco, con la platea alle spalle, nella piazza, dove tutti erano separati mantenendo le distanze tra loro. È stato veramente particolare.

Eravamo fermi dall’inizio dell’anno anche perché avremmo dovuto ricominciare a suonare in giro da marzo ed eravamo in fase di scrittura dei nuovi brani.
È stato un periodo molto strano per tutti e anche per noi che siamo abituati a suonare sempre in giro che è la cosa che più ci piace.

Posso dirti che, il concerto che abbiamo fatto al Teatro Sociale mi ha fatto pensare a quante cose diamo per scontato. Noi artisti abbiamo un palco, delle persone che ascoltano e possiamo essere fonte di idee o comunque comunicare qualcosa alle persone che i media, per esempio, non comunicano. Io, personalmente, ho deciso di farli ridere (ride, ndr) anche per creare un’atmosfera di leggerezza e tranquillità visto il periodo precedente.

The Bastard Sons of Dioniso Pergine

The Bastard Sons of Dioniso. Fonte: © Fabiamusic

Il Pergine Festival è un festival storico di Trento. Cosa si prova ogni volta che si sale su un palco, giocando in casa?

C’è sempre molta più pressione, sicuramente. Pergine è il paese di Michele e, infatti, ci tiene tantissimo a fare un bel lavoro, suonare bene, etc. Ci si prepara anche di più rispetto ad altre occasioni perché viene voglia di fare ancora più bella figura.
Noi suoniamo veramente poco in casa.

Io, per esempio, nel mio paese a Piné non suono da tanti anni anche perché non ci sono club e bisogna sempre aspettare qualche festa estiva.
A Pergine, invece, quest’anno c’è This Is (also) A Music Festival, al Parco dei Tre Castagni. La situazione sarà molto bella perché all’interno di una kermesse di tre giorni dove potremo condividere il palco con L’Opera di Amanda e Felix Lalù, un nostro grande amico.
Ovviamente, non ci sarà pressione da star male ma si cercherà di fare ancora di più.

The Bastard Sons of Dioniso. Fonte: © Fabiamusic

In Cambogia, il vostro ultimo album, si avverte molto questo vostro senso di appartenenza ai luoghi dove siete cresciuti.
Cosa vuol dire per un ragazzo/a che cresce nei dintorni di Trento e voler vivere di musica? Trento come ha avvolto il vostro rock?

Noi suoniamo dal 2003 e abbiamo iniziato proprio dalla nostra regione. Ci siamo un po’ scontrati con il fatto che dalla provincia italiana uscire a livello nazionale è sempre difficile. Si rischia sempre di rimanere confinati nella propria regione.
Avevamo raggiunto televisioni e radio regionali, però è difficile uscire fuori.

Quando abbiamo cominciato noi non c’erano i telefoni o i social come oggi, motivo per cui abbiamo sempre cercato di suonare ovunque, in tutti i bar del Trentino (ride, ndr).
Quando siamo arrivati alla televisione nazionale, con X-Factor, tutti quelli che ci conoscevano per come eravamo sono rimasti entusiasti di noi e ci sono sempre rimasti vicini, supportandoci.
Quando torni alla normalità, ovviamente, ci saranno sempre le persone che continueranno a seguirti in quello che fai e altri che aspettano nuovo materiale televisivo.
X-Factor ci ha proprio dato una grande possibilità, facendoci uscire dalla nostra regione e paradossalmente ora è più difficile tornare a suonarci perché le situazioni sono molto diverse.

Io penso che ci sia tanto di noi nel nostro album, e anche negli altri. Tante volte si cerca sempre di essere qualcosa di diverso mentre a noi viene proprio naturale parlare di quello che viviamo.

Dall’esperienza televisiva di X-Factor fino ad oggi, in cosa vi sentite più maturi, musicalmente parlando?

Si continua sempre a migliorare e per poter dire di essere convinti e soddisfatti di un disco al 100% bisognerebbe avere un tempo infinito.
Noi suoniamo uno spaccato di tutte le nostre canzoni e per la nostra inclinazione vogliamo sempre fare cose nuove, proponendo sempre di più l’ultimo album. Questo ci spinge a fare sempre meglio, andando avanti e la riuscita puoi vederla nelle persone che ti stanno ascoltando.
Grazie ai live avviene una sorta di selezione naturale che ti aiuta a capire tante cose e il nostro obiettivo è sempre quello di voler trasmettere carica ed energia al pubblico.

In merito a questo discorso, quindi, “Cambogia” è il vostro disco più riuscito?

Sì, credo sia il disco più vicino a quello che volevamo raggiungere. In tutti i nostri lavori, c’è sempre qualcosa che abbiamo imparato e in cui siamo cambiati.
Cambogia è il primo album degli ultimi quattro in cui abbiamo lavorato senza il nostro fonico di fiducia, Gianluca Vaccaro, che purtroppo ci ha lasciato qualche anno fa. Motivo per cui Cambogia segna un nostro nuovo inizio finalizzando tutto il lavoro con Riccardo Parravicini che è veramente in gamba ed è stato in grado di donarci aria nuova e un suono ancora più vicino a quello che volevamo.
È stato un salto nel vuoto perché quando si creano degli equilibri è difficile abbandonarli.

Durante la quarantena avete ascoltato qualche disco in particolare o scoperto nuovi artisti?

Durante la quarantena, il mio pezzo preferito è un pezzo che ascoltavo in cassetta ogni volta che andavo a prendere l’autobus per andare al liceo: “Nervous Shakedown” degli AC/DC da Flick of The Switch, un album assurdo che non piace a nessuno.
Quel brano mi gasava tantissimo e posso dirti che il brano che ho ascoltato di più durante la quarantena.
Federico, invece, ha ascoltato molto l’ultimo album di Ozzy che è molto energico e “strano” a livello di suoni. Poi c’è Jonathan Hulten, un artista pazzesco che ci sta facendo impazzire ultimamente.

Avete registrato 8 album e sono usciti, in media, ogni due anni. L’anno scorso è uscito il video de “Il Falegname” che vi ha visto insieme a Divi, la voce dei Ministri. Già prima ci stavi anticipando che state lavorando a qualcosa.

Ci sono diverse idee che si scambiano tra loro in continuazione. Ora ci stiamo concentrando su sei, sette canzoni per arrivare ad un risultato incentrato sul contenuto dei testi che ci soddisfi. La scrittura è la parte più difficile per noi, a differenza della musica. Dobbiamo, e vogliamo, trovare una quadra anche perché una volta registrato non puoi più tornare indietro (ride, ndr).
Durante la quarantena abbiamo rallentato un po’ tutta la questione promozionale e la tourné perché siamo ancora nella più completa incertezza.

Sono molto contento di ricominciare con le dovute precauzioni e accortezze perché la situazione è ancora quella che è.
Una cosa che mi da un po’ fastidio riguarda la questione delle discoteche e di come stanno gestendo la cosa. Io, per esempio, non posso nemmeno prendere la chitarra del mio collega perché ci sono restrizioni pazzesche sul palco mentre in altre situazioni c’è molta più “libertà”, se così vogliamo definirla. Ovviamente la mia non è invidia, ma vorrei che la musica sia responsabile.

Immagine di copertina: The Bastard Sons of Dioniso © Fabiamusic
© riproduzione riservata