L’ultima edizione di MArteLive 2017 ha dato la possibilità a innumerevoli artisti di mettersi in mostra durante vari eventi. Olmo Amato, fotografo e videomaker, è il vincitore per la categoria “Fotografia”. Ha presentato in gara un progetto fotografico molto interessante, che ha colpito l’opinione del pubblico e sopratutto quella della giuria.
Lo abbiamo intervistato per farvi conoscere meglio i suoi lavori e per capire qualcosa in più su di lui.

 

I lavori che hai portato in gara rappresentano delle realtà completamente nuove. Hai unito luoghi che esistono, con persone vissute nel passato, che non sono mai veramente esistite insieme. Le foto che hai presentato al concorso di MArteLive vogliono raccontare un mondo onirico o un’ipotetica realtà?

In “Rinascite” la natura misteriosa dei paesaggi mi ha stimolato a creare una sorta di bolla virtuale dove digitale e analogico si fondessero l’uno con l’alto. Il Passato e presente si mescolano senza svelare storie e pensieri di quella gente. Tutti i protagonisti delle mie foto sono persone realmente vissute circa un secolo fa: alcuni erano personaggi noti, altri perfetti sconosciuti. Le foto originali sono state scattate tra il 1900 e 1930 e sono tutte provenienti dagli archivi fotografici storici del Library of Congress. L’idea che mi affascina è che quelle persone provenienti dal passato, senza nemmeno chiedersi il perché, si ritrovino trasportati in un mondo altro, vagando in un limbo eterno e restando gli unici testimoni del mistero celato da quei luoghi.

L’idea è sempre stata quella di immagini senza tempo, come se fossero dei frammenti di una realtà altra, dove questi due elementi si possano incontrare per creare qualcosa di nuovo, sospesi in questo altrove che suscita domande senza però dare una vera risposta. Che sia un mondo onirico o un’ipotetica realtà non voglio essere io a deciderlo, preferisco lasciare la risposta all’immaginazione di chi guarda il mio lavoro.

“White Forest”, una delle fotografie vincitrici della biennale MArteLive 2017 di Olmo Amato 

Qual è il tuo obiettivo principale nella produzione fotografica?

Forse, più di obiettivo parlerei di necessità. L’obiettivo (la mostra, l’evento, etc) è quel traguardo che mi aiuta ad incanalare gli sforzi, ma è la necessità di creare e esplorare tutte le possibilità di espressione del mio mondo il vero motore del mio lavoro. Sicuramente raccogliere dei riconoscimenti per quello che faccio, vendere le mie opere e sostenere il mio lavoro sono tutte cose che mi aiutano ad andare avanti. Ma anche senza mostre, concorsi o altro, continuerei a creare e produrre. Sicuramente mi fa molto piacere riuscire a mostrare il mio lavoro ad un pubblico più vasto e farmi conoscere. Avere un riscontro dal pubblico o da giurie del mestiere da sempre molta soddisfazione. Spero di riuscire a portare avanti e sviluppare questa mia poetica in maniera coerente anche nei miei futuri lavoro, questo forse può considerarsi un obiettivo.

Quali sono le persone alle quali ti ispiri per realizzare i tuoi lavori fotografici?

Forse, più che qualche autore nello specifico, mi piace pensare che sono stati proprio quei luoghi magici ad avermi ispirato. L’idea di Rinascite è nata da un viaggio in Finlandia e Norvegia per allontanarmi dal caos e dalla frenesia della metropoli. Non posso negare che tra le tante influenze che hanno ispirato il mio lavoro ci sono soprattutto le fotografie di grandi maestri come Ansel Adams e Gregory Crewdson, ma anche altri artisti come Richard Tuschman, con cui tra l’altro ho avuto il piacere di collaborare e con cui è nata una bella amicizia.

Ogni artista nella realizzazione di un opera segue sempre un percorso diverso. In cosa consiste il tuo processo creativo?

Quando inizio un progetto non ho mai un’idea ben precisa se non una sensazione di pancia di quello che voglio esprimere. Come nel caso di “Rinascite”, mi lascio guidare dai luoghi che fotografo e cullare dalla sensazione di un mondo sospeso.

Mi piace viaggiare e fotografare la natura, sono alla costante ricerca di luoghi dove la presenza dell’uomo è assente o presente solamente sotto forma di traccia.

Successivamente agli scatti, anche a distanza di molti mesi, ritorno sulle mie foto e raccolgo le fotografie di paesaggi che mi ispirano particolarmente.

La cosa strana è che sia durante lo scatto, ma anche riguardando le foto in seguito, ho sempre la sensazione che le mie immagini siano incomplete. Sento che i paesaggi che fotografo mi nascondono qualcosa, è come se quei luoghi chiedessero una sorta di presenza umana che, per qualche ragione, mi è stata impossibile fotografare in quel momento.

È in questo momento che, dopo lunghe ricerche su archivi fotografici d’epoca, trovo le presone da inserire nei miei fotomontaggi. Mi ritrovo a riportare in vita persone del secolo scorso come potrebbe fare una macchina del tempo. In questa dimensione altra, i luoghi però conferiscono a quelle persone una nuova vita, diversa da quella precedente. Il risultato è spesso inaspettato ed è proprio questa la cosa che mi affascina di questo mio procedere.

“The Photographer”, una delle fotografie vincitrici della biennale MArteLive 2017 di Olmo Amato 

Quali sono stati per te i pro e i contro nell’esperienza di MArteLive?

Martelive è stata un’esperienza interessante, sicuramente la visibilità che può dare a chi si avvicina al campo dell’arte dopo una vittoria è una cosa molto buona. Il contesto è molto ricco, raccoglie molte discipline, e le serate sono accompagnate da molti concerti e spettacoli interessanti. Le persone che hanno potuto vedere il mio lavoro sono state tante e questo fa sempre piacere. Si potrebbe migliorare a livello di esposizione e allestimento dei lavori, non sempre i luoghi sono adibiti all’allestimento come potrebbe essere una galleria o una fiera d’arte. Sono convinto che con pochi piccoli accorgimenti si potrebbe migliorare notevolmente. Per il resto sono contento del risultato e non posso lamentarmi, entrare in connessione con le persone è quello che conta.

Quali sono le tue aspirazioni e le tue idee per il futuro?

Al momento sto lavorando a un filone giapponese del progetto, ho esposto un’anteprima pochi giorni fa a Bologna a Setup Contemporary Art Fair. Questo nuovo progetto consiste in qualcosa tecnicamente molto simile al precedente, con la differenza di utilizzare materiale d’archivio esclusivamente giapponese fuso a fotografie scattate durante il mio recente viaggio in Giappone, paese a cui sono particolarmente legato. Tutte le foto inoltre sono rigorosamente stampate, sempre da me nel mio studio a Roma, su carte washi fatte a mano. Spero di riuscire a concludere e presentare questa nuova serie completa nei prossimi mesi.

“Water Readings”, una delle fotografie vincitrici della biennale MArteLive 2017 di Olmo Amato 

Potete vedere tutti i lavori di Olmo Amato sul sito http://www.olmoamato.it/ e sul suo profilo Instagram @olmoamato

© riproduzione riservata