È un oggetto piccolo, dalle sembianze antiche e preziose: la copertina in tela, le incisioni argentee, la foto applicata a mano. E poi, una riga dietro l’altra, si rincorrono parole anche loro dal sapore antico, perché antico è il senso della narrazione, quella più vera che ignora algoritmi e sensazionalismi per aprirsi al racconto e al lungo formato.
Tra le pagine, 11 ultrauomini sono raccontati da altrettanti esseri umani: cyborg, alieni, suore di clausura, crioconservatori, tanatoestetiste, venditori di oroscopo e venditori di fumo, gente troppo sensibile, medici in sala operatoria, speleologi. Il tutto per un concentrato di umanità che apre la mente.

“GLI ULTRAUOMINI Terrestri d’Italia in contatto con altre dimensioni”, è questo il titolo completo del secondo volume della collana editata da CTRL. Basta leggere le prime storie, o forse addirittura le prime pagine, per rendersi conto che si parla di uomini che sono sì “ultra”, ma non nell’accezione nicciana del termine. Insomma, nessun superuomo o eroe moderno, gli ultrauomini  raccontati nel libro sono persone comuni: un bizzarro vicino di casa o un geek transumanista, la cui vita straordinario (nel senso di fuori dall’ordinario) non fa rumore e non accende riflettori.

Incuriositi, o forse sarebbe meglio dire rapiti dal libro, abbiamo intervistato Nicola Feninno, direttore editoriale di CTRL che martedì 18 giugno (h.19.30) sarà al Bar Lento di Rimini insieme agli ideatori di Frab’s Magazines and More (specializzati nella selezione e vendita online di riviste indipendenti da collezione) per parlare proprio del suo volume e di cosa significa fare editoria indipendente oggi.

Nicola Feninno, direttore editoriale CTRL magazine

Nicola, qual è la genesi del libro?
“Ultra ha un doppio binario di senso: da una parte indica persone che vanno oltre i confini umani, ma allo stesso tempo quel prefisso sta ad indicare chi è assai umano.
Il tutto nasce da due anniversari che cadevano nel 2019: i 500 anni dal viaggio di Magellano nell’Oceano Pacifico e i 50 anni dall’allunaggio. Un doppio anniversario che ci racconta di persone monumentali, che  in qualche modo sono passate alla storia, a noi invece interessava andare a cercare in giro per l’Italia dei Micheal Collins.”

Ammetto candidamente la mia ignoranza su questo nome, ma credo che il suo essere poco conosciuto sia proprio il punto della questione…
“Si esatto, mi rendo sempre più conto che in pochi lo conoscono, eppure Michael Collins è uno dei tre astronauti presenti sull’Apollo 11, l’uomo che più si è allontanato nella storia dell’uomo dalla superficie terrestre e nonostante questo è rimasto per il pubblico uno sconosciuto. È stato da solo in orbita intorno alla Luna, ci ha fatto il giro intorno per circa 26 volte, in perfetta solitudine, mentre Armstrong e Aldrin si prendevano gloria e telecamere. È stato lui a guidare il gruppo fino a casa, fino a Terra. Scoprire che c’è un personaggio fuori dai radar persino sull’Apollo 11 per noi è stato sorprendente, per questo Collins, che è ancora vivo (è nato a Roma nel 1930), è diventato un po’ il nostro santino, il nostro nume tutelare che ci giuda e ci ispira ad andare in giro per l’Italia a scoprire altri sconosciuti le cui vite vale la pena siano raccontate.”

Come sono state selezionate le undici storie narrate nel libro?
“È stato un lavoro molto collaborativo, lo spunto è nato in redazione, mentre le storie nascono alcune dalle proposte degli scrittori e dei collaboratori contattati, altre invece sono storie che conoscevamo e volevamo approfondire. Ti faccio un esempio: la storia di Ortensia Squillace, la signora calabrese, impiegata postale, che a 40 anni decide di diventare una wrestler la conoscevamo già e ci siamo rivolti a Maura Chiulli per scriverne perché ci sembrava la persona più adatta. Maura, infatti, un po’ come Ortensia col wrestling, ha deciso dopo l’università di diventare una mangiafuoco.”

Quindi anche lei in un certo senso è ultra?
“Si, ma non solo. Le assonanze tra Maura e Ortensia riguardano anche le loro origini, entrambe provengono da un paesino del sud d’Italia, e il loro rapporto con il padre che in qualche modo ne influenzerà le scelte e che ritorna anche nel caso della donna wrestler. In questo caso, quindi, trovata la storia abbiamo cercato la penna più adatta a cui consegnarla. Ma nella maggior parte dei racconti sono stati gli scrittori, una volta sentito il titolo e il tema del libro, a proporli. È stato così ad esempio con Paolo Zardi che ha raccontato di un trapianto di reni, non solo perché un trapianto di per sé è già qualcosa di ultra, ma anche perché Lucrezia Furian, la dottoressa che Paolo segue per giorni fin dentro la sala operatoria, è davvero una persona a cui ogni giorno passano tra le mani diverse vite umane, il tutto come fosse un lavoro normale. Lei non si sente un’eroina. 
C’è stata in ogni caso una grande collaborazione con gli scrittori, non ci interessava fare un catalogo di gente strana e credo che leggendo il libro si capisca bene qual è il fil rouge che lo attraversa.”

Uno degli scatti del reportage di Michela Benaglia che si trova all’interno del libro “Gli Ultrauomini” – ph. © Michela Benaglia

 

Non un catalogo di gente strana, eppure qualche personaggio fuori dalle righe c’è. Ad esempio nell’“Alieno della porta accanto” si parla di un uomo che non ha mai lavorato in vita sua, custode del flower power sopravvive vendendo oroscopi.
“Quando ho contatto Donato Novellini e gli ho spiegato l’idea, lui quasi per caso o per coincidenza stava uscendo di casa e mi fa: “fermo, ho già il personaggio che fa per te”. E si trattava realmente del suo dirimpettaio. Ho trovato la storia di Bert interessante perché non volevamo raccontare storie di super uomini, ci piace molto l’idea che anche il tuo vicino di casa possa essere una persona a suo modo straordinaria. In Bert, il protagonista della storia raccontata da Novellini, la sua componente ultraumana consiste nell’essere un lombardo della bassa padana che non ha mai lavorato in vita sua eppure sta in piedi lo stesso. Dal suo punto di vista la cosa strana e alienante è regalare otto ore al giorno della propria vita a qualcun altro. Ed è una cosa questa che si ripete un po’ in tutte le storie: quelli strani, quelli ultraumani siamo noi, non loro.”

Gli Ultrauomini è il secondo libro di una collana che nasce da CTRL Magazine (da leggere cittierreelle e non control). CTRL nasce nel 2009 come free press locale, era una sorta di aggregatore di eventi. Insomma, molto diverso da quella che è la vostra collana oggi.
“Le origini sono quelle, ma CTRL ben preso si è trasformato abbracciando sempre più il genere letterario fino a venirne totalmente assorbito. Su scala locale sopravvivevamo grazie alle inserzioni pubblicitarie, passando al nazionale abbiamo perso inserzionisti, ma dall’altro lato abbiamo guadagnato un pubblico più vasto che ci ha dimostrato il suo affetto nel momento in cui abbiamo rischiato di chiudere.”

Si perché CTRL a un certo punto, pur di non dover dichiarare “bancarotta”, ha tentato la strada del crowdfounding ed è stato un successo.
“Si, con il crowdfounding raccogliamo circa 15.000 euro, più di quanto ci aspettassimo, con quei soldi finanziamo il nostro primo libro dal titolo, non a caso, “Stiamo scomparendo”, affermazione che ha una doppia lettura ed evoca anche la particolare situazione che stava vivendo CTRL.”

Uno degli scatti del reportage di Michela Benaglia che si trova all’interno del libro “Gli Ultrauomini” – ph. © Michela Benaglia

CTRL e poi i vostri libri vi hanno definitivamente consacrati al genere del reportage narrativo che difficilmente si trova in giro.
“Ci siamo resi conto che questo è quello che ci piaceva fare. Si tratta di qualcosa di molto semplice che oggi non trova spazio anche per ragioni di miopia: si dà al pubblico quello che si pensa possa piacergli forse perché si pensa che il lettore sia un po’ più stupido di chi produce. Noi invece pensiamo che il lettore sia più sensibile e intelligente di noi, non offrirgli un pasto predigerito, ma qualcosa che possa realmente arricchirlo. Probabilmente nel momento in cui c’è un ondata che va tutta in una direzione, veloce a appiattita sulla banalità, è naturale che ci sia una risacca, una forza uguale e contraria, una fetta di lettori che si sente orfana di un tipo di narrazione più lenta e laterale e meno da fast-food.” 

Chiudo con una domanda che non andrebbe fatta: tra gli undici presentarti in Gli Ultrauomini, qual è il racconto che preferisci?
“Non so rispondere perché non ce n’è uno che preferisco, posso però dire che ce n’è uno che racchiude il senso di tutto il libro ed è il reportage di Giulia Callino, la più giovane tra i nostri autori, che ha passato due giorni nel monastero di clausura Santa Chiara, dove 19 donne vivono in silenzio ne cuore di Milano. È rappresentativa di CTRL perché ti stiamo raccontando di Milano, una delle cittàpiù caotiche e cosmopolite d’Italia, ma ti facciamo vedere che anche in una città di questo tipo ci sono dei mondi nascosti.”

In copertina: un’immagine di presentazione de “Gli Ultrauomini”, courtesy of CTRL Magazine
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