Poco più di un mese fa si svolgevano le elezioni politiche italiane, in un clima mediatico a dir poco polarizzato. Il periodo che ha preceduto il voto è stato segnato da campagne informative e di comunicazione viste da ogni osservatore come eccessive, quando non prettamente di cattivo gusto.
Non volendo affrontare il tema elettorale, è comunque utile ripercorrerne alcuni punti per ricavare una visione onnicomprensiva dello stato della comunicazione intesa come strumento di informazione, perché, ad oggi, lo stato del giornalismo inteso come resoconto e analisi delle notizie politiche è forse al suo Nadir.

Il clickbait, letteralmente “esca per i clic” è un fenomeno molto diffuso per le fonti di informazione online, che mirano ad attrarre traffico ai propri siti

Prima di tutto, bisogna partire dal presupposto che una notizia non esiste solamente “per se stessa”, ossia in uno stato di sussistenza indipendente, ma anche e soprattutto, oggi, come narrazione prospettica della realtà. Come esempio neutro, è facile pensare alle situazioni in cui ci si trova a dibattere sulla liceità di un rigore in una partita di calcio: la realtà è una, ma la sua interpretazione prende (almeno) due sfaccettature opposte e discordanti. Nell’ambito politico questo significa, per esempio, che il discorso riguardante l’immigrazione, pur nell’eventualità in cui non possa essere corroborato da fatti, regge semplicemente grazie alla propria eco, che decuplica voci la cui provenienza e affidabilità non è facile tracciare.

Dunque, per quanto la realtà possa raccontare una certa storia, il discorso che vi si costruisce attorno attraverso la narrazione giornalistica e d’opinione può travisare i fatti o presentarne dettagli e sfumature inediti. Nel caso, poi, in cui la maggior parte delle fonti di informazione attingano alla stessa sorgente, il rischio che tale esposizione si imponga sull’opinione pubblica come realtà assodata è ancora più alto, e dato dall’echeggiare reciproco dei diversi articoli sull’argomento.

Nel corso dell’ultimo periodo politico, poi, la coincidenza tra comunicazione e idea (tra medium e messaggio) è venuta a rafforzarsi talmente tanto che, dati i presupposti introdotti, i partiti e i rispettivi esponenti non sono in grado di compiere azioni senza doverne, o volerne, dare pubblicità. I commentatori e i giornali banchettano su tali notizie precotte senza però curarsi, in alcuni casi, del proprio potere e dovere mediatore; non tanto nei confronti dei politici quanto del pubblico, che così tende a incancrenirsi in posizioni faziose ciclicamente rafforzate ed evita veri confronti con realtà diverse, ridotte a slogan o frasi (sconvenienti) dell’oppositore di turno. Il sottoprodotto della commercializzazione politica diventa dunque da una parte l’appiattimento delle proposte su un piano superficialmente assumibile; dall’altro la rincorsa ad uno scoop che è sempre meno durevole, sempre più povero.
Non è facile porre un argine all’evento: le trasformazioni del mondo culturale, di costume, giornalistico hanno fatto sì che realtà, una volta reputate incrollabili, si disfacessero di fronte all’impotenza dei loro creatori;

L’Unità ha cessato di esistere come giornale indipendente nel 2017

Ad oggi, i giornali devono sopravvivere diversamente, e le nuove figure create dall’esistenza stessa del web contribuiscono a minarne l’autorevolezza (e dunque, la profittabilità). Nella rincorsa alla notizia che può garantire il maggior numero di introiti pubblicitari si estrapolano dunque eventi dal contesto, frasi dai discorsi, e si scelgono titoli ed articoli ingannevoli e faziosi. Pur non essendo la partiticità una caratteristica nuova nel contesto giornalistico (alcune fonti sono da sempre state associate a certe visioni politiche) è venuto a mancare l’apporto del pensiero nell’analisi delle notizie; questo è anche un risultato della scarsa capacità di comprensione e d’attenzione del lettore (che abbiamo parzialmente affrontato qui), e fa sì che in un articolo il cui tempo di lettura è di due minuti non si possano esprimere pensieri complessi o aggiungere discorsi generali alle narrazioni del caso specifico.

La tornata elettorale si è oramai conclusa. L’attenzione mediatica non si è però attenuata, e data l’anomalia della configurazione politica attuale, è probabile rimanga alta anche nel prossimo futuro.
L’appello affinché il giornalismo si scuota dai suoi pesi attuali è allora che, nella fretta della corsa alla notizia, si presti la necessaria attenzione non solo alla sua veridicità, ma anche alle sue sfaccettature; che i giornalisti e chi scrive e possiede un potere d’influenza comprendano il contesto all’interno del quale una certa notizia si sviluppa, e se e quanto sia benefico trattarla nella relativa situazione politica e sociale. Che, come ricorda un detto antico ma mai falso, se non si ha nulla di buono da dire (e buono qui non è riferito alla positività della notizia, ma al suo valore intrinseco), forse è meglio non si dica nulla.

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