Senza sosta, per dodici, tredici ore, lavoravano in uffici mal illuminati, angusti, nonché fatiscenti: sono le centinaia di donne statunitensi e inglesi, ignorate dalla storia ufficiale, che riuscirono a decifrare alcuni dei più ostici e astrusi codici congegnati dal nemico, ovvero tedeschi e giapponesi. Queste donne – che univano coraggio e cultura – dettero un contributo fondamentale per la vittoria finale nella seconda guerra mondiale.

In grande segretezza esse venivano contattate dai governi di Washington e di Londra. Dopo capillari ed estenuanti colloqui – e non poteva essere altrimenti considerando la posta in palio – le prescelte, riconosciute in possesso dei requisiti necessari, venivano “arruolate”. Una missione così nevralgica e delicata richiedeva, in particolare, un’elevatissima capacità nel calcolo matematico, una approfondita conoscenza della geografia, il dominio, pronto e disinvolto, delle lingue, e una formidabile memoria. Il fiore all’occhiello di questo carnet di virtù era rappresentato dal talento nel risolvere i cruciverba più impervi.  Furono numerosi gli attacchi contro le forze alleate che vennero sventati proprio grazie alla decifrazione di codici intricati e ingarbugliati che, di prassi, usavano lettere al posto dei numeri, e numeri invece di lettere. L’atto più significativo della missione di queste donne, denominate code girls, fu compiuto nei giorni precedenti il celeberrimo d-day, quando esse furono incaricate da Washington di creare e inviare falsi e quindi fuorvianti messaggi ai tedeschi riguardo al luogo dove sarebbe avvenuto il decisivo sbarco in Normandia. La svolta impressa al corso degli avvenimenti dopo quello sbarco reca dunque l’augusta firma, incancellabile, anche di quelle donne.

In copertina: soldati statunitensi si apprestano a sbarcare ad Omaha Beach, 6 giugno 1944. Fonte: Wikimedia Commons.
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