È tempo di classifiche, di giudizi sul libro più bello dell’anno, di votazioni e cose varie.
Si sa, un libro sotto l’albero è sempre un regalo gradito, soprattutto per i bibliofili più accaniti.

Artwave consiglia 5 titoli usciti nel 2018 che, secondo noi, non possono proprio mancare nella vostra libreria o in quella dei vostri più cari amici.

 

1) Annie Ernaux – La vergogna

Annie Ernaux rientra sempre tra i nostri consigli di letturaLa vergogna, pubblicato recentemente da L’Orma Editore (traduzione di Lorenzo Flabbi), è una parentesi di appena 125 pagine, il resoconto di una presa di consapevolezza lucida e tagliente, la visione di una scena familiare che rimarrà a lungo taciuta e non raccontata e che, scritta, finalmente riuscirà a restituire all’autrice quella consapevolezza che non credeva di aver raggiunto. In questo libro si parla di una bambina incastrata in un mondo che le sta stretto, ma che è l’unico che abbia conosciuto. In questo libro si parla della vergogna, come quella cosa che si porta addosso senza scampo. Annie Ernaux racconta, con una scrittura distaccata e intima, quel momento di equilibrio precario che intercorre tra l’essere bambini e il non esserlo più. La memoria privata della Ernaux diventa ancora una volta la memoria collettiva non solo dei francesi, ma di un mondo intero.

“Mio padre ha voluto uccidere mi madre, una domenica di giugno, nel primo pomeriggio. Io ero andata alla messa di mezzogiorno meno un quarto come al solito. Dovevo essere passata a prendere dei dolci dalla pasticceria del quartiere commerciale, un gruppo di edifici provvisorio costruiti dopo la guerra in attesa che si completasse la ricostruzione. Tornata a casa mi sono tolta gli abiti della domenica per infilarmi dei vestiti più facili da lavare”.

2) Nadia Terranova – Addio fantasmi

In occasione dell’uscita del suo romanzo, a Nadia Terranova abbiamo dedicato una lunga intervista che scandaglia molte delle tematiche presenti nel suo libro. Addio fantasmi (Einaudi) è la storia di Ida, una donna che ritorna nella sua casa d’infanzia a Messina dove si ritrova a fare i conti con i suoi fantasmi, il ricordo di un padre scomparso 23 anni prima, una madre con cui è difficile parlare. In questa storia c’è l’inganno dei ricordi, la fatica dei rapporti umani, lo scorrere ossessivo del tempo, la consapevolezza che siamo tutti dei sopravvissuti, ognuno al proprio lutto.

“Una mattina di metà settembre mia madre mi telefonò per avvisarmi che entro qualche giorno sarebbero iniziati i lavori sul tetto di casa nostra. Disse proprio così: nostra. Ma io avevo già da tempo in un’altra città un’altra casa a cui badare, una casa preda in affitto da me e da un’altra persona insieme; non esisteva più una casa che avrei chiamato nostra, quell’etichetta si era staccata quando ero andata via e negli anni successivi ne avevo ripulito la memoria con accurata violenza”.

 

3) Andrea Pomella – L’uomo che trema

L’uomo che trema (Einaudi) è un memoir sulla depressione che va oltre la depressione; è un libro ironico e commuovente, capace di scandagliare con un’analisi accurata una malattia che fa tremare, che appartiene all’autore ma contemporaneamente al lettore. Perché la scrittura di Pomella è avvolgente, mai banale, e cattura tutti, come uno specchio dove potersi riconoscere. Dentro questa storia troverete riferimenti musicali e letterari a cui Pomella si attacca per andare avanti, troverete un figlio che inconsapevolmente aiuta, ma troverete soprattutto un uomo che ha saputo raccontare con estrema lucidità la condizione asfissiante che è lo stare al mondo quando si sente troppo.

“Dopo molti giorni in cui mi svegliavo di cattivo umore, con un peso nel petto, difficoltà a deglutire, senso di oppressione, una mattina mi sono svegliato chiedendomi: perché mi sveglio sempre di cattivo umore? E ancora: perché dovrei invece svegliarmi di buon umore? Fingo di più quando sono di buono o di cattivo umore? E fingo rispetto a cosa? Rispetto alla realtà del mio umore, o rispetto alla fisionomia oggettiva della realtà che mi circonda?”

Marina Abramovic – Attraversare i muri

Se avete sentito parlare della folle Marina Abramovic, se siete estimatori della sua arte, se quest’anno siete stati a Palazzo Strozzi a Firenze per visitare la sua retrospettiva, allora questo libro fa per voi. Attraversare i muri, edito da Bompiani (traduzione di Alberto Pezzotta), è un’autobiografia illuminante e sincera che ripercorre la vita della Abramovic dall’infanzia vissuta nella rigidissima Iugoslavia comunista, ai primi tentativi artistici, alle prime grandi folgorazioni, alle prime performance, all’incontro con Ulay e ancora oltre. Una storia epica, che incrocia i grandi nomi del mondo culturale, una storia capace di commuovere a ogni passaggio. La vita di Marina Abramovic è il romanzo che tutti vorremmo leggere.

“Vengo da un luogo oscuro. La Jugoslavia postbellica, dalla metà degli anni quaranta alla metà degli anni settanta. Una dittatura comunista, a capo della quale c’era il maresciallo Tito. Una continua carenza di ogni cosa, e grigiore ovunque. È una cartteristica del comunismo e del socialismo: una specie di estetica del brutto assoluto. La Belgrado della mia infanzia non aveva nemmeno la monumentalità della Piazza Rossa di Mosca. Tutto era in qualche modo si seconda mano”.

Patrick Modiano – Ricordi dormienti

Le atmosfere dei libri di Modiano (premio Nobel per la letteratura nel 2014) si assomigliano tutte, sono quelle di una Parigi nostalgica, grigia e letteraria. Ricordi dormienti, edito da Einaudi (traduzione di Emanuelle Caillat) non è da meno; è totalmente immerso in queste atmosfere. Questa è una storia di cui difficilmente si apprende la logicità del percorso: è la logica del ricordo a portare avanti il racconto, una logica che somiglia a quella di un sogno. Jean, un giorno, su una bancarella del lungosenna legge il titolo di un libro che lo trascina in un vortice di ricordi, sensazioni passate, immagini che si sovrappongono, donne incontrate negli anni della sua giovinezza. La Libération scrive “Fate attenzione al virus Modiano, non esistono cure che possono guarirvi” e noi non potremmo che essere d’accordo.

“Un giorno sul lungosenna, il titolo di un libro ha attirato la mia attenzione: Il tempo degli incontri. Anche per me, in un lontano passato, c’è stato un tempo degli incontri. In quel periodo avevo spesso paura del vuoto. Una vertigine che non provavo quando ero solo, ma con certe persone che, appunto, avevo incontrato da poco. Per tranquillizzarmi pensavo: prima o poi riuscirò a piantarle in asso. Alcune di queste persone non sapevi fin dove ti potevano trascinare. La china era scivolosa”.

 

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