Amos Oz leggeva gli italiani. Leggeva Tomasi di Lampedusa, Elsa Morante, Natalia Ginzburg. Lo racconta in un’intervista rilasciata al New York Times nel 2016. Amos Oz leggeva perché prima di essere un grande scrittore devi essere un gran lettore. Tra gli scrittori preferiti elenca Chekhov, Cervantes, Faulkner, Agnon, Brener, Yizhar…

Pluripremiato, più volte considerato per il Nobel, circa 500 gli articoli e gli editoriali scritti, 18 i libri, più di 40 le lingue in cui sono stati tradotti. La storia di Amos Oz è la storia di Israele, è la storia di un uomo che ha combattuto la Guerra dei Sei Giorni nel 1967 e quella dello Yom Kippur nel 1973, è la storia di un pensatore attento, attivo, motivato, di uno scrittore ascoltato oltre che letto.

Nasce a Gerusalemme nell’anno di inizio della Seconda Guerra Mondiale e muore quasi ottant’anni dopo. Nel frattempo, mentre vive, nel mondo succede di tutto: Kennedy e Martin Luter King vengono assassinati, finisce una guerra, ne inizia un’altra, il mondo è diviso in due blocchi, poi in molti di più, si sgretola, si ricompone e intanto da una parte del mondo c’è Nelson Mandela chiuso in un carcere, da un’altra Alekos Panagulis, altrove ancora sconosciuti di cui si sono persi i nomi esistono e nessuno lo sa. Cadono le Torri Gemelle, viene eletto il primo presidente nero nella storia americana, ci sono naufragi, ancora guerre, attentati.

Questo è il destino di chiunque venga al mondo: esistere nel caos, perdersi, oppure emergere in qualche modo. Per Amos Oz quel modo era la scrittura.

Insieme a David Grossman e Abraham Yehoshua, è considerato tra i più grandi scrittori di Israele, coscienza critica del paese, mente pensante.

David Grossman, Ambram Yehoshua e Amos Oz

David Grossman, Ambram Yehoshua e Amos Oz

Il primo libro lo pubblica a 22 anni; lo scrive nei ritagli di tempo dal lavoro nel kibbutz ed è una raccolta di racconti. Poi scrive un romanzo e lo pubblica nel 1966. Da lì in poi è un fiume in piena: nei primi tempi pubblica quasi un libro l’anno. Tra i più famosi ricordiamo Michael mio, Giuda, Una pace perfetta.

“Oz”, il cognome che Amos si è dato da solo da ragazzo, in ebraico significa forza.  Dopo il suicidio della madre, si converte al sionismo socialista, va a vivere in un kibbutz e lì cambia nome: è questa la materia del suo libro più famoso, il memoir Una storia di morte e di tenebra, uscito nel 2002, un romanzo in cui la storia personale e la Storia si intrecciano.

In questo libro scrive: “quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver”.

L’ultima domanda di quell’intervista al New York Times è: Chi vorresti scrivesse la storia della tua vita? E Lui aveva risposto: chiunque dei miei cinque figli.

Chissà allora se è arrivato il momento, per lui, di essere, oltre a un grande scrittore, anche un grande libro.