Mentre noi corravam la morta gora,
dinanzi mi si fece un pien di fango,
e disse: «Chi se’ tu che vieni anzi ora?».

E io a lui: «S’i’ vegno, non rimango;
ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?».
Rispuose: «Vedi che son un che piango»

(Inf, VIII vv 31-36)

Dante e Virgilio percorrono la palude dello Stige, traghettati dal demone Flegias. L’ambientazione, tipicamente dantesca, li colloca nel V cerchio, dove sono puniti gli iracondi. I dannati sono immersi nel fango e ripetutamente si colpiscono a vicenda. Tra gli iracondi, Dante riconosce una sua vecchia conoscenza: Filippo Adimari, detto l’Argenti. Filippo Argenti cercherà di afferrare Dante ma Virgilio lo respingerà prontamente.

Segue uno dei passi più famosi della Commedia, così famoso da attirare anche lo sguardo di una delle espressioni musicali più dirompenti del nostro secolo, Michele Salvemini, in arte Caparezza. Il maestro ammonisce tutti gli orgogliosi, che in vita si credono divinità e che all’Inferno vengono puniti come porci nel fango, tra cui il vicino di casa di Dante, l’Argenti appunto. Ma chi era Filippo Argenti? Filippo Cavicciuli, detto l’Argenti per l’abitudine di ferrare il suo cavallo con l’argento, fiorentino, contemporaneo di Dante, era schierato nella fazione dei guelfi neri, e per questo odiato da Dante (il poeta apparteneva invece ai guelfi bianchi). Varie leggende aleggiano sul conto dell’Argenti: si pensa che abbia preso a schiaffi Dante e, una volta mandato in esilio, gli abbia confiscato tutti i suoi beni. Anche in città era conosciuto per i suoi modi burberi e poco civili: girava a cavallo con le gambe ben allargate in modo da colpire chiunque passasse accanto, tanto da essere ripreso anche dalle autorità, ma con scarso risultato.

L’Argenti viene esiliato dall’Alighieri nel girone degli iracondi e probabilmente, venendo lui stesso a contatto con il sentimento dell’ira, lo attraversa, lo vive, trattando male e desiderando che l’Argenti penasse e soffrisse come lui sulla Terra, per poi purificarsi e liberarsi per sempre dal peccato iracondo.

E io: “Maestro, molto sarei vago
di vederlo attuffare in questa broda
prima che noi uscissimo del lago”.

Secondo la legge del contrappasso, gli iracondi e gli accidiosi vivono sommersi nella palude dello Stige: gli accidiosi coperti completamente dal fango e quindi nascosti agli occhi di Dante e Virgilio, caso contrario per gli iracondi che, confondendo i vapori di una fonte bollente con i “fumi” dell’ira, si percuotono a vicenda, essendo nudi e sporchi.

Copertina dell’album Museica

Il canto VIII e il caso Argenti diventano protagonisti di Argenti Vive, dodicesima traccia dell’album Museica, uscito nel 2014. Il titolo è frutto di una crasi tra Musica, Musei e Sei, sia perché ogni traccia parla di un’opera d’arte, sia perché questo è il sesto album di Caparezza. Il rapper pugliese afferma: “Ogni brano di Museica prende spunto da un’opera pittorica che diventa pretesto per sviluppare un concetto. Non esiste, dunque, una traccia che possa rappresentare l’intero disco, perché non esiste un quadro che possa rappresentare l’intera galleria. In pratica questo album, più che ascoltato, va visitato.»

Illustrazione di Gustave Dorè. Fonte Wikipedia

Nello specifico, “Argenti vive” si sviluppa attorno all’illustrazione di Gustave Dorè e sul canto VIII. Caparezza però, immagina che sia l’Argenti a rispondere idealmente all’Alighieri. Il rapper  molfettese, in un’intervista per la presentazione dell’album, ha sostenuto: “si tratta di un dissing violentissimo immaginando che riemerga dal fango, facendo il verso a Dante, cantandogliene, arrivando alla conclusione che le giovani menti saranno più vicine all’Argenti che all’Alighieri. Un sassolino che lui si toglie dalla scarpa durante l’esilio, che mostra però anche la natura umana di Dante: per aver inserito il suo vicino di casa, che non era neanche morto, all’Inferno, e perché la sua fine è orrenda, costretto nella palude a mordersi da solo mentre affonda. Dante mostra così di essere violento, creando questo cortocircuito, perché di solito è sempre misericordioso, tranne con il suo vicino di casa. Per questo ho deciso di raccontare la natura violenta dell’uomo, nonostante esso sia un poeta.”

 

Foto di copertina: fonte Pixabay
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