È considerato tra i padri della narrativa poliziesca, eppure, ironicamente, Arthur Conan Doyle non si aspettava di venire ricordato per questo.

Nacque nel 1859 da un’antica famiglia irlandese di nobili origini ma con esigui mezzi economici. Furono dunque alcuni parenti benestanti ad occuparsi della sua istruzione. La sua formazione avvenne in una scuola cattolica gesuita, lo Stonyhurst Jesuit College: anni cupi, che lui stesso ricorderà con scarsa considerazione. Il giovane Arthur non si riconosceva nei principi e negli insegnamenti gesuiti e in seguito abbandonò ogni tipo di fede religiosa, diventando agnostico.

Arthur Conan Doyle: da medico a scrittore di successo

Nel 1876 entrò alla Edinburgh Medical School: fu durante questi anni all’università che cominciò a scrivere brevi racconti. Il primo, The Mistery of the Sasassa Valley, fu pubblicato tre anni più tardi, contemporaneamente al primo articolo accademico su un sedativo che aveva sperimentato su di sé. Risale al periodo universitario la sua conoscenza con coloro che sarebbero divenuti famosi autori dell’epoca, come Robert Louis Stevenson e il creatore di Peter Pan, J. M. Barrie. Con quest’ultimo si dilettò anche a scrivere un’opera comica, Jane Annie, nel 1893.

Nel 1881 iniziò a lavorare all’ospedale di Edimburgo. Qui ebbe luogo l’incontro fortuito con il brillante dottor Joseph Bell, colui che, grazie al suo metodo scientifico e alle sue abilità deduttive, sarà una fonte d’ispirazione per il personaggio di Sherlock Holmes alcuni anni più tardi. Arthur Conan Doyle fece esperienza anche come medico di bordo, imbarcandosi su due spedizioni e viaggiando per alcuni mesi nell’Oceano Artico e nella costa ovest africana.

Appena rimise piede in madrepatria, aprì uno studio medico a Southsea, nel sobborgo di Porthsmouth, ma ebbe poca fortuna. Pochi pazienti significavano però molto tempo libero da dedicare alla scrittura. È proprio in questo periodo che si delineò la figura del celebre ed eccentrico investigatore privato, residente al 221B di Baker Street.

Arthur Conan Doyle

The Adventures of Sherlock Holmes cover book, fonte: Wikipedia

 

Il profilo del colpevole

La figura del detective che grazie ad ingegno e a spirito di osservazione e deduzione riesce a risolvere casi impossibili era già presente in varie culture, ma fu Edgar Allan Poe, con il suo detective C. Auguste Dupin, a definire la narrativa del genere poliziesco. È il 1886 e fa la sua comparsa, per la prima volta, il leggendario detective Sherlock Holmes – che in un primo momento avrebbe dovuto chiamarsi con un nome ancora più singolare: Sherrinford.

L’anno successivo viene pubblicato Uno studio in rosso, il primo romanzo in cui appaiono il geniale investigatore e il suo assistente – nonché entusiasta cantore di quasi tutte le loro avventure – il dottor Watson. Seguì, nel 1890, Il Segno dei Quattro, che confermò il clamoroso successo di pubblico.

Holmes è presentato come un uomo dotato di un grande spirito di osservazione e abilità deduttive, talmente cerebrale da essere sprovvisto della capacità di socializzare, specie con le donne. Calmo e riflessivo, ama suonare il violino, che lo aiuta a rilassarsi e a pensare, e dedicarsi alle sue ricerche. Pare inoltre che avesse l’abitudine all’uso di sostanze stupefacenti, utilizzate come stimolanti e per combattere la depressione, l’apatia e la noia, in assenza di casi.

È proprio durante i casi di cui deve occuparsi che si trasforma e diventa un segugio: raccoglie le prove e osserva ogni minimo particolare. Riesce a ricostruire un fatto analizzando dettagli infinitesimali con estrema facilità (ma guai ad attribuirgli la popolare battuta Elementare, Watson!”, mai pronunciata nelle storie di Doyle). Inoltre, ricorre spesso ai travestimenti per inseguire un sospetto o mimetizzarsi tra i concittadini inglesi. Al contrario, la sua figura è tra le più riconoscibili e rappresentate: protagonista di innumerevoli trasposizioni, Sherlock Holmes è un icona pop tra le più amate della nostra cultura.

Eppure, Sir Arthur Conan Doyle arrivò presto a stancarsi e a rinnegare il suo alter-ego cartaceo, “colpevole” di esser divenuto più famoso di lui. Appena sei anni dopo dalla prima apparizione, decise di farlo soccombere per mano della nemesi di Holmes, l’altrettanto geniale professor James Moriarty. I due caddero nelle ormai celebri cascate di Reichenbach, nel racconto Il problema finale. Fu solo grazie alle proteste del pubblico che l’autore si vide costretto a farlo riapparire e a scrivere storie su di lui, fino al 1927.

Il Mastino dei Baskerville (1901) e La Valle della Paura (1914) sono gli altri due romanzi che, insieme ai 56 racconti completano l’opera omnia sul detective più famoso e apprezzato della letteratura. Opere che non avrebbero mai visto la luce, se fosse stato per il dottor Doyle. In punto di morte, arrivò a commentare che sarebbe rimasto estremamente deluso di esser ricordato solo per Sherlock Holmes.

Arthur Conan Doyle

The Hound of the Baskervilles cover book, fonte: Wikipedia

 

Le altre opere e lo spiritismo

Doyle fu coinvolto in due famosi casi criminali. Dimostrandosi all’altezza della sua creatura letteraria, si dedicò alla difesa di due uomini, ingiustamente accusati (secondo lui) di crimini che non avevano commesso.

Appassionato di sport e architettura, nel corso della sua vita, dedicò i suoi sforzi di studioso anche in altri campi. Scrisse romanzi storici come La Compagnia Bianca (1891) e di storia militare, The Great Boer War, opera che gli valse il titolo di Sir per aver appoggiato la politica britannica nella guerra boera. Compose opere di genere fantastico, fantascientifico e soprannaturale, tra cui ricordiamo Tales of Pirates, Lot 249 (La mummia) e la serie con protagonista il dottor Challenger. Uno dei romanzi incentrati su questo personaggio, Il mondo perduto, ha avuto grande successo anche al cinema, tanto da essere rappresentato più volte sul grande schermo.

Uno dei principali interessi fu infine lo spiritismo, a cui si votò negli ultimi anni della sua vita, probabilmente anche a causa dei lutti che lo avevano colpito. Scrisse sull’argomento nel 1926, The History of Spiritualism, che gli attirò critiche e derisioni dalla maggior parte della società dell’epoca. Una contraddizione inimmaginabile se si pensa ai suoi studi medici e alla creazione del personaggio di Holmes, totalmente devoto alla scienza e alla logica.

La vita è infinitamente più bizzarra di qualsiasi fantasia l’uomo possa concepire”, scrisse in uno dei suoi racconti. Enigmatico ed eclettico quanto la sua creatura, Sir Arthur Conan Doyle rimane una delle figure più rappresentative e singolari della letteratura contemporanea.

Fonti immagini: Wikipedia, The Arthur Conan Doyle Encyclopedia.
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