Il 16 giugno del 1904 Nora Barnacle, venuta dall’Irlanda occidentale per fare la cameriera in un albergo di Dublino, ha il suo primo appuntamento con lo scrittore James Joyce. Marzo 1914: l’autore irlandese inizia la stesura di uno dei più dibattuti capolavori del Secolo Breve, l’Ulisse che, dopo molteplici rifiuti da parte di diverse case editrici, viene dato alle stampe da Sylvia Beach il 2 febbraio 1922, a Parigi.

Giorgio Melchiori nel suo saggio introduttivo al romanzo joyciano afferma che “Ulisse è un punto d’arrivo non solo nell’attività creativa di Joyce, ma nell’evoluzione della letteratura occidentale.”. E non si può che condividere questa posizione considerando i primi due decenni del Novecento come una fucina di rivoluzioni e avanguardie, tra cui l’innovazione formale del romanzo, la forma letteraria più caratterizzante della tradizione inglese nei due secoli precedenti. L’Ulisse è una pietra fondante di un momento storico in cui il piano figurativo della narrazione viene investito da quello psicologico, in cui al realismo mitico si sovrappone il metodo mitico che si nutre dei passi avanti fatti in campi come l’etnologia e l’antropologia.

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James Joyce e Nora Barnacle. Fonte: irishcentral.com

Mentre T. S. Eliot parla dell’Ulisse come di un non-romanzo, Joyce lo descrive come novel rispettando la definizione settecentesca data da Henry Fielding al genere in quanto “poema eroicomico in prosa”. L’idea di romanzo di Joyce fa un passo indietro rispetto all’Ottocento, secolo dei grandi classici; ci sono Richardson e Sterne che appunto confluiscono nell’ “Odissea moderna e nell’epica del corpo umano”. Inizialmente pensato come novella da aggiungere alla raccolta Dubliners, otto anni più tardi l’autore il progetto creativo assume le prime sfumature e i personaggi si fanno più delineati e vivi.

Sullo sfondo dell’Ulisse si dipana la folla di dublinesi, con nomi, cognomi, caratteri, vizi e virtù: per quanto riguarda i tre protagonisti di questo 16 giugno le fila vengono tessute da Stephen Dedalus, il giovane Telemaco omerico, la sensuale e carnale Molly Bloom, nelle vesti di una novecentesca Penelope, e Leopold Bloom, Ulisse appunto. Le peregrinazioni epiche tra capricci divini e mari in burrasca, vengono ricondotti a incontri cittadini, grovigli di vie, impegni quotidiani scanditi da pensieri e paure molto umane. Nel romanzo si vivono ventiquattro ore con i personaggi, in un’Odissea poco gloriosa e decisamente complessa dove il protagonista è l’uomo con i suoi errori, i suoi peccati, i suoi odori e ricordi.

Prima edizione dell’Ulisse. Fonte: cultura.biografieonline.it

La struttura del romanzo è costituita da tre parti: Telemachia, Odissea e Nostos, di cui i primi due riportano l’attraversamento contemporaneo di Dublino da parte di Stephen e Leopold. Ciò che accade è lo scorrere di tutte quelle azioni che compongono la quotidianità dei protagonisti, travolti da un’avventura borghese senza infamia e senza lode. Dialogo, monologo interiore, preghiera, oratoria, dialettica, narrazione, allucinazione: tutto si fonde restituendo al lettore un’epica narrativa e del linguaggio, un’esplorazione appassionata di ogni sua possibilità, di ogni sfumatura, dalla più banale a quella più eccezionale.

Ulisse non è una lettura della buona notte o per occhi sbadati e stanchi ma è un viaggio impervio e faticoso, tra donne incantatrici, funerali, bordelli e camere matrimoniali. Il 16 giugno non può dunque essere un giorno che passi inosservato, soprattutto in terra irlandese, a maggior ragione a Dublino, ogni anno fino al 2020, in cui ancora si festeggia il Bloomsday, il giorno in cui nacque un Ulisse contemporaneo e in cui Joyce trovò l’amore. La gente di Dublino si appropria delle vesti di inizio Novecento e si incontra nei luoghi attraversati da Leopold e Stephen, rinnovando una celebrazione nata già nei Roaring Twenties.

Il Bloomsday Festival a Dublino. Fonte: rove.me

Perché in fondo i capolavori sono tali se hanno sempre qualcosa da dire nonostante la storia passi, descrivendoci nella nostra umanità pura e semplice in modo da riconoscerci e scoprirci. L’Ulisse ci presenta il conto delle nostre fantasie e di quei monologhi interiori che quasi non ci accorgiamo di fare guardando una vetrina o stando al telefono in metropolitana. E forse, anche se il 16 giugno non si capita Dublino, si può comunque approfittare per prendere in mano il libro e aprirlo a caso per leggerne una frase o un paragrafo, senza pensare troppo al contesto ma semplicemente vivendolo come uno dei tanti pensieri trascorsi nell’arco delle nostre personalissime ventiquattro ore.

Crediti copertina: fonte: dublinlive.ie
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