1963, Tallahassee, Florida. Elwood Curtis è un ragazzo afroamericano che vuole a tutti i costi emanciparsi, e che sta procedendo sulla strada giusta per raggiungere questo obiettivo. Ascolta in continuazione i discorsi di Martin Luther King su un disco che gli ha regalato sua nonna Harriet, con la quale vive da solo dopo che i suoi genitori se ne sono andati; partecipa a manifestazioni per i diritti civili; a scuola è bravissimo, e nel frattempo, per mettere da parte un po’ di soldi, lavora nella tabaccheria del signor Marconi. Grazie all’aiuto di un suo professore riuscirà perfino a frequentare il college, dove studierà letteratura. Sono gli anni Sessanta, è l’inizio di una nuova era, e lui si trova nel bel mezzo del vortice. Ma, proprio nel giorno glorioso in cui si sta recando al college per la prima volta, ecco che, facendo autostop, Elwood chiede il passaggio alla persona sbagliata: un uomo di colore che ha appena rubato la Plymouth di cui è alla guida. Quando un poliziotto alla ricerca dell’auto li ferma la frittata è fatta. In un mondo più giusto non si tratterebbe altro che di un noioso contrattempo, perché l’innocenza di Elwood è più che lampante. Ma la vita, per un ragazzo afroamericano degli anni ’60, è terribilmente ingiusta. E così Elwood, scambiato per un ladro, viene mandato alla Nickel Academy, un riformatorio che si occupa di rieducare ragazzi problematici per poi rimandarli nel mondo cambiati e pronti a prendere in mano la propria esistenza. Peccato però che le cose non siano proprio così rosee: la Nickel è infatti un’autentica prigione, un luogo sadico gestito da sadici, un teatro di soprusi razziali indicibili e spaventosi. La vita alla Nickel è durissima per tutti, anche per i bianchi, ma se sei un ragazzo di colore, e perlopiù caparbio e intelligente come Elwood, allora è davvero insopportabile.

Traduzione di Silvia Pareschi. Euro 18,50.

La storia raccontata nei Ragazzi della Nickel (Mondadori, 2019), l’ultimo romanzo di Colson Whitehead – con cui lo scrittore newyorkese si è aggiudicato il suo secondo Premio Pulitzer per la narrativa, dopo averlo già vinto nel 2017 con La ferrovia sotterranea (Sur, 2017) – è ispirata alle vicende di un vero riformatorio, la Dozier School for boys di Marianna, balzato negli ultimi anni agli onori della cronaca quando si è scoperto che questo era stato un terribile luogo di abusi. Il romanzo di Whitehead si rivela essere quindi una preziosa e dolorosissima testimonianza storica, come già era avvenuto con La ferrovia sotterranea, che, ambientato nell’Ottocento, narrava della disperata fuga di una giovane schiava, Cora, da una piantagione di cotone e dalle sue scioccanti brutalità. In quel caso Whitehead, ispirandosi all’espressione “ferrovia sotterranea” – il modo in cui veniva chiamata la rete di aiuti e collaborazioni clandestini che permettevano agli schiavi di raggiungere la libertà –, aveva immaginato l’esistenza di una vera ferrovia segreta utilizzata dai fuggitivi per scappare, e intorno a questa aveva costruito le peripezie di Cora. I due romanzi si configurano allora come due sezioni diverse, ma speculari, di una medesima storia, quella del razzismo negli Stati Uniti. Cora ed Elowood riecheggiano infatti l’uno nell’altro: sono entrambi prototipi di giovani eroi che non accettano le angherie e che si ribellano a un sistema criminale. Se nella Ferrovia sotterranea era però la società tutta a essere spudoratamente razzista, e la fuga di Cora si presentava allora come una sfida impossibile ma avventurosa, nei Ragazzi della Nickel il contesto è più subdolo e i contrasti più sottili. La cattiveria degli aguzzini è all’apparenza celata, si mimetizza dietro l’aspetto rassicurante della scuola, ma la realtà è che tra il mondo del primo romanzo e quello del secondo non sembra essere cambiato poi così tanto. La Nickel Academy in fondo assomiglia a una vecchia piantagione: i malvagi si sono semplicemente travestiti da “educatori”.

Accanto a Elwood, nella Nickel si muove poi un altro ragazzo che nel corso delle pagine assumerà sempre più importanza: Turner. I due legano subito e profondamente, anche se all’apparenza non si assomigliano troppo. Elwood, con i suoi occhiali, con la sua fissazione per i libri e per gli ideali dei diritti civili, è un bravo ragazzo, intelligente e amante della giustizia. Uno che in riformatorio ci poteva finire solo per errore e che infatti, nel crudele ambiente della Nickel, si rivela essere un ingenuo: non ci metterà molto, purtroppo, a finire nei guai. Turner, al contrario, ha l’anima di un giramondo, è furbo e pieno di un malinconico cinismo. È già la seconda volta che finisce alla Nickel e ormai ne conosce i meccanismi, sa cosa deve e cosa non deve fare, eppure una nascosta fiamma di ribellione si agita anche dentro di lui… la loro è insomma un’amicizia speciale, e i due sono l’uno complementare all’altro. I ragazzi della Nickel, al di là di tutto il razzismo, delle torture, delle ingiustizie di fronte alle quali è impossibile non perdere la fiducia, è un grande romanzo sull’amicizia – che è capace di nascere e germogliare perfino nei luoghi più oscuri –, e quindi anche sulla speranza. Le pagine finali sono da batticuore, sia per il ritmo incalzante degli eventi sia per la commozione provocata da un colpo di scena del tutto inaspettato, che darà, nel segno dell’amicizia tra Elwood e Turner, un significato nuovo all’intero romanzo.

Traduzione di Martina Testa. Euro 20.

La ferrovia sotterranea e I ragazzi della Nickel sono i due capitoli dello stesso grande romanzo americano tracciato in questi anni da Colson Whitehead. Il racconto del razzismo, delle sue miserie, di coloro che l’hanno contrastato, rischiando – e spesso perdendo – praticamente tutto, è un tassello fondamentale della storia americana, che via via sta uscendo fuori sempre di più, grazie a libri e film che affrontano l’argomento senza alcuna censura o concessione. Stiamo parlando di un grande groviglio doloroso che dimora nel cuore della società statunitense, e che anzi ne è alla base delle passate e attuali contraddizioni. I romanzi di Whitehead hanno un successo planetario perché rivelano brutalmente il cuore più oscuro e vergognoso del mondo occidentale tutto: non sentiamoci esclusi, infatti, solo perché queste storie sono ambientate oltreoceano. Whitehead sta parlando anche di noi, ci sta mettendo in guardia, rammentandoci che quello che è già accaduto potrebbe facilmente accadere di nuovo.

Ma la grandezza di Colson Whitehead non si può limitare esclusivamente al messaggio e alle connotazioni politiche insite nelle sue opere. Si tratta infatti di uno scrittore fenomenale, che possiede la grande capacità di dare alle sue storie il giusto ritmo, e poi di delineare i personaggi in poche pennellate e di dosare con maestria avvenimenti e colpi di scena. Se La ferrovia sotterranea era un libro incalzante, che andava avanti veloce come una valanga per quasi quattrocento pagine, I ragazzi della Nickel è invece un romanzo breve, sulle duecento pagine, e proprio per questo è terribilmente incisivo, tagliente, sconcertante. Whitehead è uno scrittore crudo e senza scrupoli, nel contenuto come nella forma. I due Pulitzer lo collocano a pieno diritto nel canone della letteratura statunitense contemporanea, e conferiscono ai suoi “ragazzi” – Elwood, Turner, Cora – il ruolo di eroi moderni, di fonti di ispirazioni per le future generazioni di lettori.

Immagine di copertina: Pixabay.
© riproduzione riservata