Il primato del corpo sopra le inibizioni della mente; la forza del sentimento, la plasticità e il calore del “fango” che riemerge dal “pallore” di una vita impacciata, repressa, soggiogata alla morale dei benpensanti e della società inglese tutta. Perché bisognava scuoterla violentemente, questa società, risvegliarne con autentica urgenza quelle energie vitali che la Grande Guerra aveva completamente distrutto: “Siamo tra le rovine”, e “per quanto sia grande il numero dei cieli che ci sono crollati sulla testa, dobbiamo pur vivere”.

Queste parole, che ci introducono al mondo di Constance Chatterley, sono di una potenza veramente inaudita; e potente è, alla fin fine, tutta l’opera del loro scrittore, David Herbert Lawrence, la cui prolifica produzione letteraria (tra romanzi, poesie, saggi e testi teatrali) rimescolò le carte in tavola della morale e del buon costume inglese, ponendosi più e più volte al centro di scandali e processi per oscenità non solo in vita, ma anche in morte. La sua è una “fortuna” tutta postuma, però, rivitalizzata ad ogni controversia, ad ogni polemica o discussione fin proprio agli ultimi processi per oscenità avvenuti tra il ’59 e il ’60, con il quale il suo romanzo più famoso, L’amante di Lady Chatterley, fu scagionato da qualsiasi accusa sancendo così non solo la sua libera circolazione, ma anche la fine di quella morale puritano-vittoriana che finalmente la società inglese sembrava pronta a lasciarsi alle spalle.

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I suoi scritti sono stati, per questo, veramente rivoluzionari. E lo sono stati proprio in virtù di quell’erotismo magnetico, totalizzante, mai lascivo o fine a se stesso, posto come fulcro pulsante di tutta la propria, personale, impalcatura poetica; dai romanzi più famosi e acclamati dalla critica come The Rainbow (1915), Sons and Lovers (1913), Women in Love (1920) e Lady Chatterley’s Lover (1928), alle numerose short stories e raccolte poetiche come Amores (1915) e Birds, Beasts and Flowers (1923), travalicando l’arte letteraria per toccare anche quei pochi quadri esposti a Londra il 15 giugno del 1929, ovviamente anch’essi condannati e addirittura bruciati nel giro di pochi giorni. Ma non si parla qui di un semplice tema da analizzare né tantomeno di un oggetto di ricerca da approfondire e sventrare in ogni suo aspetto. Si tratta, piuttosto, di un vero e proprio soggetto letterario che pervade ogni aspetto dell’esistenza e che, allo stesso tempo, si qualifica come un’autentica terza via per la conoscenza del mondo, dell’altro e di se stessi. E’ uno strumento di autoaffermazione, l’erotismo; una riappropriazione di se stessi che è anche riappropriazione del proprio corpo e di quei desideri e pulsioni che con Lawrence ottengono finalmente spazio, profondità e spessore letterario, utilizzando un linguaggio descrittivo, nudo, sensuale e senza inibizioni.

Ed è proprio quest’ultimo aspetto ad aver colto l’occhio dei tanti lettori e dei tanti critici (nel bene e nel male), perché, per usare i termini di Anaïs Nin, il suo è un linguaggio “fisico” composto di parole “fisiche”, immerso in una scrittura che si muove senza incrinazioni da un realismo vivido e concreto ad un misticismo trascendentale, spirituale e fortemente evocativo, che, proprio come scrive Virginia Woolf nel suo saggio Notes on D.H. Lawrence, rendono la sua scrittura eccitante, commovente, “in qualche modo più più viva di quanto si pensasse potesse essere la vita reale”.

Copertina originale de ‘Lady Chatterley’s Lover’, Penguin edition, 1960.

Perché si parla proprio di questo, alla fin fine: del trionfo della vita; di un’autentica immersione in una profondità negata e che può rivelarsi strumento di indagine del mondo, decostruendo così, pezzo per pezzo, il grigiore e l’aridità di un’esistenza piatta, morta, conforme alle regole e alla morale di una società la cui attitudine verso la vita sembra essere “paralizzata dalla paura”. Quella stessa paura avvinghiata agli abissi del proprio inconscio collettivo, forte di secoli di “decency” puritana e ulteriormente alimentata dagli orrori di una catastrofe mondiale quale fu la Grande Guerra.

Siamo di fronte ad uno scrittore “con uno straordinario senso del mondo immanente, del colore, della consistenza e della forma delle cose, per il quale il corpo è vivo e i problemi del corpo sono insistenti e importanti” (scrive la Woolf recensendo uno dei suoi romanzi). E Lawrence, questo, lo sapeva bene: lui che per primo visse sulla pelle repressione e costrizioni, predicò il sacramento del sesso, la riscoperta della dolcezza del sentimento e la possibilità di poter vivere in libertà le proprie pulsioni come uniche possibilità di salvezza dalle ferite della guerra e dalla crudeltà della società inglese tutta. Perché, esattamente come il titolo di una sua poesia, “il sesso non è peccato” e l’oscenità è solo nell’occhio di chi guarda.

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