Il 3 aprile 1660 nasce Daniel Defoe, giornalista, polemista e romanziere di successo capace di scalare le vette della letteratura inglese del suo tempo con una rapidità incredibile. Ma attenzione, però: Defoe può sembrare una figura come le altre, immersa (se non proprio sommersa) nel grande mare di intellettuali e professionisti della penna che Londra poteva offrire. Ma Defoe fu molto di più: fu il padre del romanzo inglese moderno. E lo diciamo senza troppi giri di parole (un pò come fece lo stesso James Blood, il critico che per primo lo definì tale), perché con quelle sue narrazioni complesse, avventurose, costellate di twist and turns capaci di infiammare la narrazione e allo stesso tempo intessute di descrizioni meticolose, costituiscono la base solida di un nuovo e ben più moderno modo di far romanzo.

Certo, il lettore di oggi è ormai forse disabituato a questo tipo di scrittura, ma i suoi romanzi hanno fatto scuola, e quella penna audace e attenta allo stesso tempo, è ancora percepibile nei suoi scritti. E’, in un certo senso, fortemente focalizzata in se stessa; visibilmente concentrata nella costruzione di una prosa che sia completa, ben bilanciata, capace di contenere la vastità e, insieme, tutte le particolarità di mondi narrativi sempre nuovi e pullulanti di insidie. Una prosa che sia, allo stesso tempo, convergente sempre e solo verso un unico punto fisso: l’eroe, un “io” per la prima volta indiscutibilmente “io” che siamo invitati a scavare con gli occhi, ad ammirare e prendere a modello come Robinson, o giudicare, compatire e, alla fin fine salvare (perchè troppo autentica e viva per non farlo) come Moll Flanders.

Defoe – che quando cominciò a scrivere romanzi aveva circa sessant’anni (e di esperienza, della vita come della scrittura, ne aveva già parecchia) – riuscì a modernizzare la forma stessa del genere romanzo, rendendo più attenta e al tempo stesso più agile quella prosa semplice, pratica e incisiva che oggi siamo abituati a definire come “tipicamente settecentesca”. Ma Defoe, prima che romanziere, era un uomo del suo tempo, attento ai meccanismi sociali di una Londra vorticosa: il centro di un’Impero in continua espansione coloniale. E sono proprio questi nuovi meccanismi forti ad emergere più di ogni altro aspetto, nei suoi romanzi: un individualismo imperante che prende forma in un self-made man tutto borghese, capace di dominare il mondo, soggiogarlo, plasmarlo con le proprie forze, ma che è anche implicato fino al collo nel denaro e che solo nel denaro ritrova la sua unica possibilità di libertà. Una materia pulsante, che impregna ogni cosa e non risparmia nessuno, che lo scrittore riuscì a sfruttare a dovere, trovando il favore di un pubblico di lettori che non era mai stato così vasto.

Tanta parte del lavoro dello scrittore era infatti pilotata dal favore del pubblico, e Defoe fu un maestro nel capire cosa irretiva quei medio-piccolo borghesi (spesso di sfondo alle sue narrazioni) per i quali la virtù e la morale erano importanti, certo, ma il denaro lo era sempre un po’ di più. Del resto ne faceva parte anche lui (di origini borghesi nonché mercante in giovinezza), ed è solo grazie a queste sue intuizioni che riuscì a navigare le acque pericolose che i violenti alti e bassi economici gli imponevano. Daniel Defoe è scrittore per debiti, ricordiamolo; pertanto, non sorprende il numero degli scritti a suo nome (più di 500) da ripartire tra saggi, manuali, pamphlet e articoli di giornale affidati spesso al miglior offerente, anche se buona parte dei suoi scritti finirono nel suo The Review, una delle più importante testate giornalistiche di quegli anni che lui stesso fondò nel 1704 e che riuscì a mantenere per circa una decina d’anni. Un attività incredibile, che trova il suo punto più alto in poco più di 5 anni – tra il 1719 e il 1725 – con la stesura e la pubblicazione di romanzi come Robinson Crusoe, Captain Singleton, Moll Flanders, Roxana. I titoli iconici di una produzione breve ma di grandissimo impatto; di storie che hanno letteralmente cambiato il modo di concepire il romanzo, le sue potenzialità e le sue capacità di ricezione.

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