di Arianna Bordi

Innamorarsi di un libro è facile, ma di un libro di poesie non altrettanto.

Spesso si sente la mancanza della trama, della storia, del contesto; magari apprezziamo solo alcune poesie di quella raccolta, perché la maggior parte ci sembrano virtuosistiche e retoriche, troppo forzate.  

Parlare di sentimenti con le poesie può sembrare facile e alla portata di tutti, ma è un lavoro che riesce a compiere solo l’eccellenza.

E così, il libro finisce a prendere polvere su qualche scaffale.

Nel caso di Edward Estlin Cummings è pressoché impossibile non rimanere soggiogati.

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E.E. Cummings

Scrittore, poeta, illustratore, studioso del latino e del greco, saggista, E.E. Cummings è stato un artista americano a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la metà del secolo successivo. Scrisse La Stanza Enorme (The Enormous Room), romanzo sull’esperienza della Prima Guerra Mondiale che lui stesso commentò per la critica. Viaggiò molto tra Unione Sovietica e Messico, ritornando più volte nella sua adorata Parigi, luogo in cui entrò in contatto con il fermento artistico dell’epoca.

“Quando scrisse questo libro, osservò qualcosa di molto grande e di molto lontano attraverso la guerra?”

“Questo libro si scrisse da solo, osservai una parte trascurabile di qualcosa incredibilmente più lontana di qualsiasi sole; qualcosa di più inconcepibilmente enorme del più prodigioso fra tutti gli universi.”

“Cioè?”

“L’individuo. Eimi è ancora una volta l’individuo; un individuo più complesso, una stanza più enorme.”

“E. E. Cummings, New York, 1932”

I suoi sono poem-pictures, poesie visuali nelle quali la punteggiatura è come lo sfiorare di una pennellata. 

Enjambements, giochi di parole, neologismi sono frequenti, spezzano violentemente il verso e danno forma alla carta disponendo le lettere.

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La metrica accompagna gli occhi, li fa scorrere rapidi, le frasi guidano i nostri ricordi, ci fanno immergere in una malinconia che è dolorosamente bella.

Se un poeta è qualcuno, è qualcuno cui importa cordialmente poco delle cose fatte – è qualcuno ossessionato dall’idea del Fare.

L’amore, spesso connesso agli elementi della natura, è una tematica portante dei suoi componimenti; un amore segreto e personale del quale grida al mondo la superiorità. Lo considera solo suo e della persona che ama, qualcosa di incomprensibile e distante per gli altri.

I più hanno con noi in comune meno della radicequadratadimenouno. Tu e io siamo esseri umani; i più sono degli snob. Prendi la faccenda del nascere. Cosa significa per i più? Irriducibile catastrofe. Rivoluzione sociale. […] Se i più dovessero nascere due volte improbabilmente lo chiamerebbero morire – tu e io non siamo degli snob. Siamo esseri umani; per cui la nascita è un mistero che avviene solo quando siamo fedeli a noi stessi.

Ne loda la carnalità, ne esalta la bellezza e l’umanità.

forse non sarà sempre così; io dico

se le tue labbra, che ho amato, dovessero toccare

quelle d’un altro, e le tue care dita salde

stringere il suo cuore, come il mio poco fa;

se i tuoi dolci capelli poseranno su un altro viso

in quel silenzio che io conosco, o quelle

parole grosse e contorte, di quando troppo dici […]

Da “Tulips and Chimneys”

 Inoltre, con le sue poesie ci ha lasciato anche opinioni e ricordi personali in maniera graffiante e satirica (“il politico è un deretano su cui tutti si son seduti fuorché un uomo”) e ha dedicato una poesia al padre, morto in un incidente stradale, che riesce a mostrarci lo sguardo delicato che aveva sul mondo (“mio padre percorse fatti d’amore […] e nulla aldisotto della verità -se l’uomo respirasse per odiare- perché mio padre ha vissuto l’anima dico che amore è tutto e più”).

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(Le foto al libro sono state scattate da Arianna Bordi).

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