La notizia della positività dello scrittore al Covid-19 aveva già fatto il giro del mondo poco più di un mese fa, ma dopo la smentita da parte della moglie, la poetessa Carmen Yáñez, dell’aggravarsi delle condizioni del marito, tutti avevamo tirato un sospiro di sollievo. Purtroppo, così non è stato: oggi, 16 aprile, Luis Sepúlveda si è spento all’età di 70 anni nell’ospedale di Oviedo, dove era ricoverato da fine febbraio. Un altro nome che si aggiunge alla lunga lista delle vittime illustri di questo virus che sta ormai coinvolgendo e paralizzando tutto il mondo.

Fonte: Wikipedia.org

Luis Sepúlveda è nato in Cile, ad Ovalle, il 4 ottobre 1949, ma aveva lasciato il suo Paese subito dopo l’incarcerazione subita da parte del regime di Augusto Pinochet. Da quel momento la sua vita è stata caratterizzata da una serie di viaggi avventurosi e attività di volontariato o di grande impegno sociale. Ha viaggiato a lungo in America Latina ma anche in Europa (Amburgo, Parigi) per poi stabilirsi definitivamente in Spagna, nelle Asturie.

Il suo esordio letterario, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore (1989), dedicato a Chico Mendes, è ispirato ad un’esperienza autobiografica: sette mesi trascorsi dallo scrittore nella foresta amazzonica per conto dell’Unesco al fine di studiare l’impatto della civiltà sulle popolazioni native, in particolare sugli Indios Shuar. Il risultato è un romanzo ricco di contrasti e contraddizioni, come la diffidenza degli Indios nei confronti dei bianchi “sfruttatori” e, viceversa, l’umanità dei bianchi che avevano insegnato al protagonista a leggere, offrendogli conforto per la perdita della giovane moglie.

Un’altra esperienza di vita privata fa da sfondo al suo secondo romanzo, Il mondo alla fine del mondo, in cui descrive la missione ecologista delle navi di Greenpeace, a cui si era unito negli anni Ottanta: ovvero la lotta “pacifica” per fermare la caccia alle balene dei pescatori giapponesi.

Autore anche di libri di poesia, di racconti e di “radioromanzi, Sepúlveda ha raggiunto la fama internazionale grazie ad una favola moderna che, attraverso la storia di due animali, riesce a raccontare sentimenti universali: la Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Un vero e proprio best-seller da 6 milioni di copie in tutto il mondo che, nel corso del tempo, non ha mai perso il suo fascino e la sua attualità.

Non si tratta, in realtà, dell’unica favola di questo genere pubblicata dallo scrittore: oltre a questa, c’è anche quella del gatto e del topo che diventarono amici, o quella del cane che insegnò ad un bambino la fedeltà e, ancora, quella della lumaca che scoprì il valore della lentezza.

Amatissimo e apprezzato in tutto il mondo, Luis è sempre stato un uomo fuori dagli schemi e dalle convenzioni: esule politico, attività, viaggiatore instancabile, guerrigliero e provocatore. Forse uno degli ultimi grandi romanzieri della nostra epoca, in grado di raccontare, attraverso il suo stile semplice e asciutto, storie e verità di carattere universale, che restano indelebili nella memoria dei suoi lettori.

Uno scrittore che, come ci spiega Zorba, il protagonista, assieme a Fortunata, della Gabbianella e il gatto, non ha mai avuto paura di osare, ma che anzi, osando, è riuscito a entrare nei cuori e nella mente di milioni di persone:

“- Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando – Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba – Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano – Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.”

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