La letteratura francese dell’Ottocento, rinomata e discussa, amata e approfondita, può essere associata a una culla che ha visto nascere e svilupparsi romanzi, poesie e scritti d’immensa levatura, annoverati tra i più stimabili dell’intero panorama europeo, sia per aver conseguito una rappresentazione unica e irripetibile del diciannovesimo secolo e anche per aver posto, in maniera legittima e accreditata, le basi per lo sviluppo del romanzo moderno. Nel 1840, quasi verso la metà del secolo, il 2 aprile a Parigi venne al mondo Émile Édouard Charles Antoine Zola, un uomo che ebbe a cuore la scrittura, ma che si occupò anche con dedizione della filosofia, della critica letteraria, della scienza, del giornalismo, e che mirò nel corso della sua esistenza, con costanza e meticolosità, all’ampliamento dei confini della letteratura verso i vari altri campi dello scibile.

Gli esordi letterari di Émile Zola

Fu la casa editrice Hachette ad accogliere gli inizi della carriera del giovane Zola, che nel 1862, a ventidue anni, cominciò a lavorare alacremente come giornalista interessandosi alle questioni politiche e sociali francesi; due anni dopo, con il titolo Contes à Ninon, vennero pubblicati i suoi primi racconti.

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La vera e propria ouverture letteraria zoliana avvenne nel 1867 con il grande romanzo Thérèse Raquin, nel quale egli si dichiarò risolutamente “scrittore naturalista”, sancendo in maniera programmatica lo status della sua poetica e la sua intenzione interpretativa nei confronti del mondo. La parola Naturalismo aveva fatto apparizione per la prima volta qualche anno prima, nel 1858, in un saggio del critico positivista Hippolyte Taine, colui che s’adoperò nell’osservazione accorta della condotta umana appurando, nella tipicità di ciascun individuo, una determinazione scaturita da tre fattori, race, la legge della razza legata all’ereditarietà, moment, la peculiarità dell’ambiente sociale, e milieu, il momento associato al periodo storico. Con il movimento del Naturalismo la teoria del romanzo dimostrò che la letteratura è strettamente avvinta alla scienza: ne è chiara prova la prefazione del romanzo Germinie Lacerteux dei fratelli Jules ed Edmond de Goncourt, comparso nel 1865.

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Il padre del Naturalismo

Tale fu il contesto nel quale Émile Zola programmò, tra il 1868 e 1870, l’ideazione del celeberrimo ciclo Les Rougon-Macquart, Histoire naturelle et sociale d’une famille sous le Second Empire, intramontabile insieme di venti romanzi votati all’osservazione fotografica e minuziosa della società ad egli contemporanea, per mezzo dell’analisi di una ricca famiglia vissuta, appunto, sotto il Secondo Impero francese: l’elaborazione di questo ciclo letterario coincise con un instancabile lavoro, al quale Zola si dedicò per oltre vent’anni, nell’arco di tempo che si protrasse dal ’71 al ’93: i personaggi sono legati l’un l’altro, s’intrecciano, spesso incarnano patologie comuni e caratteri anomali. Impossibile non ricordare che Zola aveva provveduto a mettere a punto la sua poetica naturalista muovendo da un tenace approfondimento degli studi filosofici del positivismo darwiniano, ai quali combinò le varie teorie scientifiche e le importanti acquisizioni attribuibili al fisiologo Claude Bernard. Émile Zola ebbe grande confidenza con gli scrittori della Francia a lui contemporanei: si riunì spesse volte con i fratelli de Goncourt, con Alphonse Daudet e con Gustave Flaubert, come testimoniano i sei racconti Les soirées de Médan pubblicati nel 1880: questo l’anno, peraltro, nel quale l’autore dava alle stampe anche un saggio riconosciuto come il manifesto teorico del Naturalismo, una serie di ragionamenti raccolti sotto al titolo Le roman expérimental, inerenti alla sua poetica.

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L’immenso lascito letterario

La narrazione di Zola è reale e tangibile, tutta protesa, attraverso l’impersonalità, a cristallizzare nella letteratura l’oggettività degli eventi. Prima di scrivere, l’autore era solito passare al vaglio i luoghi, le usanze e i costumi tipici della società francese, e il risultato di questa ricerca febbrile appare evidente a chi si immerge nella lettura dei suoi romanzi dalle descrizioni architettate; ogni singolo aspetto della realtà è atto con chiarezza a delineare unicamente la prospettiva del personaggio di turno: il narratore onnisciente del Romanticismo, a questo punto, non esiste più. Esistono però tante voci diverse, tremendamente autentiche, come quelle evocative di Nanà. Esiste la durezza dei quartieri operai della Parigi dell’Ammazzatoio, esiste la modernità spedita e ferragliosa della Bestia umana. E al di là di tutto questo, esiste l’immagine imponente di uno scrittore che ha arricchito notevolmente la storia della nostra letteratura e che ha forgiato un immaginario dimostratosi poi qualificante per le rappresentazioni moderne: uno scrittore che, ponendosi sulla linea del realismo intrapresa da Balzac, Stendhal e Flaubert, concepì un nuovo modo di narrare, un modo che, tra l’altro, determinò tenacemente la letteratura italiana, ispirando il Verismo di Giovanni Verga, Federico De Roberto e Luigi Capuana.

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