La mia filosofia? Non ne ho. Ne hanno estratto più di una dai miei versi, ma a torto. Per me la poesia è questione di memoria e dolore

Così scrive Eugenio Montale in una delle lettere indirizzate a Irma Brandeis, protagonista indiscussa della seconda raccolta di poesie dell’autore, intitolata Le Occasioni. I due si incontrano nel 1933 a Firenze su volere della donna, italianista americana desiderosa di conoscere il poeta de Gli ossi di seppia. Il poeta rimane folgorato dalla sua bellezza e si innamora profondamente: Irma Brandeis diventa così la sua principale fonte di ispirazione.

Tuttavia, il loro amore prende vita in un momento storico decisamente sbagliato: la giovane donna, ebrea di origini, viene rispedita a New York a causa delle leggi razziali. Da quel momento, nonostante i continui tentativi di raggiungere la sua musa, Montale non la rivedrà più. Il fuoco del loro amore sarà alimentato dalle numerose corrispondenze e l’autore coltiverà, piuttosto che un amore carnale e passionale, un amore platonico, che si configurerà, nelle sue poesie, come amore salvifico, angelicato.

La valenza salvifica è corroborata dalle lettere: scriverà lo stesso Montale “Penso che tu potresti salvarmi.” E ancora “Non desidero di meglio che pensare con la tua testa e vedere coi tuoi occhi”.

La donna inoltre, sarà cantata con lo pseudonimo di Clizia, a ripresa del personaggio mitologico ovidiano, ripudiata dal suo amore Sole e trasformata in girasole: costretta cioè a seguirne il movimento. Clizia incarnerà per il poeta l’esempio di amore ideale ma impossibile, continuamente ostacolato dalle vicissitudini della vita stessa. Tantissime le poesie che ruotano al centro dell’epifania: in Ti libero la fronte dai ghiaccioli, il poeta stesso si divertirà a giocare con l’etimologia del cognome della donna: l’ossimoro “sole freddoloso”, riprende la stessa dicotomia fuoco-ghiaccio di Brand-eis.

Grazie alla dedica inserita nella seconda edizione de Le Occasioni, che recita  I.B., la critica ha potuto affermare con certezza che l’intera raccolta muove dall’amore per la donna, sentimento certamente scartato nella raccolta precedente, in cui prerogativa era promuovere la poesia delle semplici cose, in forte opposizione con la poesia avanguardista di Ungaretti, suo contemporaneo.

Il titolo Le Occasioni rinvia a una particolare esperienza della modernità: occasione come recupero di un momento di vita vissuta, occasione come incontro atavico narrato con coerenza realistica. La seconda sezione di questa raccolta si apre con l’epigrafe di G.A. Becquer, poeta spagnolo di metà Ottocento: Sobre el volcan la flor.

Intendere la realtà in senso leopardiano: questo l’obiettivo di Montale nella sezione Mottetti (da motto, a indicare brevi componimenti compendiati in un proverbio). In tal senso, l’epigrafe è da intendersi come bisogno di opporre la quiete, il rigore e l’ordine della poesia, e quindi il fiore, al caos, alla frenesia collettiva, alla frammentazione esistenzialistica e storica (Montale scrive a cavallo delle due Guerre mondiali), rintracciabile nell’immagine del vulcano. Non solo, sul piano prettamente intimistico, contrapporre la positività del fiore, seppur fragile e minuto, alla dirompenza distruttiva del vulcano può leggersi come un’ondata di ottimismo che raramente fuoriesce tra le righe dell’autore.

Qui sicuramente si riprende Dante, soprattutto per la correlazione tra Inferno e modernità caotica. L’Inferno è infatti un serbatoio da cui l’autore moderno può attingere per narrare la propria contemporaneità. Inoltre, a sostegno di quanto detto precedentemente, l’epigrafe sottolinea come la figura di una donna che salva il poeta sia l’unico appiglio. La delicatezza di un fiore, sicuramente un girasole, per la ripresa del mito ovidiano, che salva il poeta dalle continue eruzioni devastatrici che caratterizzano la vita. Una Beatrice contemporanea, che scalderà per anni il cuore del poeta, nonostante la lontananza.

Sopra il vulcano il fiore: uno slogan che racchiude in sé tante sfumature di significato, adattabili anche ai giorni nostri, in cui prevale lo smarrimento di senso e la perdita di ideali. Opporre la concretezza della scrittura alla disarmante mancanza di senso. Utilizzare la penna come strumento di lotta, come intelligente mezzo per smascherare i soprusi e riportare quiete nel caos. O meglio, riuscire a trovare il proprio fiore e proteggerlo dai falsi ideali, dalle menzogne. Il tutto partendo, come faceva Montale, dalle piccole e semplici cose.

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