Considerato il più grande novelliere francese della seconda metà del diciannovesimo secolo, Guy de Maupassant apprese l’arte della scrittura da Gustave Flaubert. Con il suo maestro strinse un rapporto eccezionale, e da egli fu profondamente ispirato soprattutto per quel che riguarda la rappresentazione naturalistica della realtà.

Guy de Maupassant. Fonte: www.artspecialday.com

I motivi della letteratura maupassantiana

Tra il 1880 e il 1891 Maupassant compose all’incirca trecento novelle poi confluite in varie raccolte. Egli trovò nell’arte di scrivere il modo perfetto per dare voce al suo animo irrequieto, e dedicò alla letteratura la parte più intensa della sua breve vita.

Il volume collettaneo Les soirées de Médan accolse nel 1880 la novella considerata come l’esordio letterario di Maupassant, Boule de suif, che riscosse da subito un notevole successo. Questo racconto, esemplare, racchiude in sé molte delle caratteristiche della scrittura maupassantiana. Si ritrovano tra le pagine della novella un velato e onnipresente pessimismo, una totale sfiducia nei confronti del progresso e un’insistenza sarcastica e tagliente sulla limitatezza dell’uomo, sulla sua impossibilità di riscattarsi per poter trovare una qualsiasi salvezza. Intimamente orientato dal corpus filosofico di Schopenhauer, lo scrittore francese compose testi dominati da una visione estremamente nichilista, decisamente lontani da ogni tipo di componente fideistica.

Uno splendido esempio della narrativa di Maupassant è quello del racconto L’inutile beauté (La bellezza inutile), pubblicato per la prima volta nel 1890 su “L’Echo de Paris” e assorto poi a emblema di una raccolta omonima. La novella è una delle tante chiavi alle quali affidarsi per arrivare alla comprensione della visione dell’autore. Ambientata nell’alta società francese, L’inutile beauté narra la storia di un matrimonio, convogliando l’attenzione del lettore sulla famiglia Mascaret. I temi che emergono vigorosamente, e che conducono il lettore a importanti riflessioni, sono le differenze di genere, la spinosa questione della paternità, la condizione femminile, le complesse dinamiche familiari in essere tra i costumi e gli stili di vita della Francia ottocentesca.

La lente d’ingrandimento, nei racconti di Maupassant così come nella sua produzione di romanzi, è spesso e volentieri posta sull’insincerità e sul filisteismo dell’alta società, e sulla meschinità e l’indigenza delle classi umili. Nonostante la fondamentale impersonalità adottata dall’autore, che scrive distaccando il proprio personale giudizio dal mondo a cui dà vita sotto alla sua penna, affiora nella dimensione letteraria di Maupassant una delicatezza caritatevole nei confronti dei “vinti”, dei personaggi dimessi, sventurati, indigenti, che suscitano nel lettore pietà e commiserazione.

Più siamo civilizzati, intelligenti, raffinati… più è nostro dovere domare l’istinto animale, e vincerlo.

da L’inutile beauté (La bellezza inutile), 1890

Lo stile di Maupassant

L’essenzialità dello stile di Maupassant, scarno e impersonale, quasi fotografico, accomuna i suoi racconti. Da questi (più che dai romanzi) emerge, chiara, la sua maestria narrativa. La società ottocentesca, non solo quella parigina, ma anche quella di altre piccole realtà francesi, è descritta in maniera eterea e racchiusa nel tempo per mezzo di dettagli e suggestioni carpiti dalle numerose esperienze di una vita movimentata e rivoluzionaria per certi versi, introversa e meditativa per altri.

La scomparsa

Maupassant visse solamente quarantadue anni: si spense, difatti, il 6 luglio 1893 (dopo aver tentato il suicidio) a causa della degenerazione di una grave malattia nervosa che si era sovrapposta a problemi fisici pregressi. Venne sepolto a Parigi, nel cimitero di Montparnasse.

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