“La ragazza con la Leica” vince il premio Strega 2018 e riporta in primo piano le donne, sia come autrici che protagonisti della letteratura e della storia. Il premio è infatti stato assegnato a Helena Janeczek, scrittrice nata in Baviera ma naturalizzata italiana, che lavora per Mondadori e collabora con riviste di spicco come Nazione Indiana. Erano 15 anni che lo Strega non veniva vinto da una donna: l’ultima era stata Melania Mazzucco, con il romanzo “Vita”, nel 2003; quest’oggi viene premiata la Janeczek, ma tra i libri in finale 3 su 5 sono stati scritti da donne, in una gara di biografie personali o con lo scopo di proporre modelli femminili forti.

Il romanzo di Janeczek tratta della vita di Gerda Taro, giornalista e fotografa morta sul fronte spagnolo durante la guerra civile, nel 1936. Primo episodio di morte di una fotografa sul campo di battaglia: non è però questa unicità a guidare il romanzo, quanto quella della donna che, come combattente antifascista e come persona, esercitava un irresistibile ascendente sulle proprie conoscenze tutte.
Dopo la fuga dalla Germania, Gerda si installerà a Parigi, dove imparerà ad utilizzare la Leica grazie ad un maestro d’eccezione, Robert Capa, che sarà anche suo compagno negli ultimi mesi di vita, e collega fotografo tra i combattenti repubblicani in Spagna. È qui che la protagonista trova la morte, schiacciata da un carro armato durante un attacco aereo nemico.
La storia riprende le tematiche dell’antifascismo e della resistenza ad un totalitarismo combattuto in maniera trasversale ed individuale, e non è l’unico caso: anche “Resto qui”, romanzo finalista di Marco Balzano, tratta una tematica similare, sebbene in diverso ambiente e modo. I responsabili del premio hanno forse così voluto sottolineare la necessità di una veglia costante contro i pericoli, anche indiretti e subdoli, di alcune tendenze politiche attuali.

Gerda Taro e Robert Capa fotografati da Fred Stein

Ma è la qualità del libro a dover dirigere i giudizi, ed è dunque con “felice sconvolgimento” che Helena Janeczek riceve il Premio Strega, distanziandosi dalla personalità della propria protagonista e accomunandosi alla Taro solo per quanto riguarda il coraggio, e le origini (ebreo-polacche). La scelta della trama è dovuta alla volontà di non dare risposta univoca alla domanda “chi era Gerda Taro”, il cui lavoro fotografico è ancora parzialmente disperso, e che diventa adolescente nel breve lasso di tempo in cui in Europa non c’è la guerra, ma si deve preparare ad essa quando diventa scelta inevitabile per opporsi all’avanzata di un pensiero totalitarista. Così troverà la morte a 26 anni, ma è la sua vita piena di giovinezza ed energia ad aver ispirato l’autrice, come un faro nei momenti anche cupi che questa ha passato durante la stesura del libro.

Helena Janeczek mostra la grappa Strega simbolo dell’omonimo premio

Così, in un’edizione caratterizzata anche dalla  prima vittoria per una casa editrice che non si può enumerare tra le grandi (per Guanda è il primo riconoscimento da questo punto di vista), la storia di Gerda Taro si è imposta grazie alla sua originale forza trascinante che fa della vitalità il proprio motore primo.

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