Oscenità! Pornografia! Perverso! Questi sono i termini con cui, negli Stati Uniti, venne recepita la prima opera di Henry Miller intitolata Tropico del Cancro, quando nel 1961 fu proposta per la pubblicazione dal signor Barney Rossett, editore capo della Grove Press. Ad oggi invece, a quarant’anni dalla morte di Miller, ci troviamo davanti ad un autore che dell’ostentazione pornografica, della follia erotica, del flusso di coscienza e della prosa autobiografica ha fatto il suo marchio di fabbrica. Il fallocentrico modo di rappresentare la pulsione carnale e sessuale lo ha reso un censurato, un iconico traditore del canone letterario.

lo scrittore Henry Miller

Un ritratto dello scrittore Henry Miller. Fonte immagine: Wikimedia Commons.

La lunga lista dei banned books

Miller vive nella scia degli innovatori e dei controversi personaggi che hanno scritto per rendere sacro il profano. I suoi romanzi fanno parte del reame sovversivo dei banned books come l’Ulisse di James Joyce (sottoposto a censura negli Stati Uniti nel 1922) e L’amante di Lady Chatterley del magrissimo D. H. Lawrence (sottoposto a censura nel 1928), entrambi ritenuti dalla critica testi troppo “crudi” nella rappresentazione dell’impulso sessuale. A questa black list, si sarebbero aggiunti alcuni anni dopo degni pionieri dell’underground americano come Pasto Nudo di William Burroughs o l’eterna poesia Urlo (Howl) di Allen Ginsberg, senza dimenticare l’imprescindibile Lolita di Vladimir Nabokov nel 1955. Di questa lunga lista Henry Miller è l’autore ribelle che non ha esitato a rappresentare la parte emotiva della vita di tutti i giorni legata all’amore ed all’eccitazione, un uomo che della sua dolce narrativa ha fatto una lotta al tabù di ciò che si possa reputare perverso

I libri della mia vita- Henry Miller

Adelphi, 2014. Trad. di R. Colajanni. Euro 24.

Henry Miller, un lettore ossessivo

Per capire come è diventato un’icona pop della lussuria (e del godimento), dobbiamo fare un passo indietro. Bisogna partire dai suoi interessi e dalle passioni che ha tramutato in prosa per quasi tutta la vita. La verità è che Miller era un intellettuale ed un pittore, un lettore ed a modo suo anche un filosofo. Era un uomo che si emozionava davanti ad una tela di Rubens nello stesso modo in cui godeva del sapore delle olive mediterranee in riva al Mar Egeo. Soprattutto, Henry Miller prima di qualsiasi altra cosa, era un lettore. Whitman, Bergson, Tolstoj, Rimbaud, Marcel Proust, Ralph W. Emerson, Balzac, Céline, sono solo alcuni dei pochissimi nomi che lo hanno accompagnato per tutta la vita. “Mi sembra di aver letto sempre in situazioni scomode” ci racconta in I libri della mia vita, sfornato dal catalogo Adelphi qualche anno fa. E questa era la pura verità. Per Miller leggere non era un semplice passatempo. Per lui era una priorità di vita così imponente da sorpassare ogni impegno lavorativo, familiare o istituzionale. Era tanto schiavo dei suoi libri da perdere il suo primo impiego perché invece di registrare la posta aveva deciso di sbriciare aforismi di Nietzsche di nascosto. In assoluto leggere era un’ossessione, un desiderio irrefrenabile di poter capire il mondo attraverso la letteratura dei grandi per eventualmente farne parte. È proprio questa sua passione sfrenata, forse, che lo portò a percepire che alla letteratura mancava un tassello: la rappresentazione del sesso e le piacevoli fantasie che ci rullano in testa ogni giorno. È questo il principio dei romanzi di Miller, un uomo che bruciava dalla voglia di mettere su carta la Libido, come l’avrebbe intesa Freud. “I miei lettori” dice Miller in un piccolo saggio intitolato The World of Sex (1940) “si dividono fra coloro che restano estasiati delle descrizioni erotiche e coloro che ne sono disgustati”, ma alla base di tutto ciò “è mio interesse investigare il desiderio, il desiderio umano”. Questa sua filosofia lo accompagnerà in tutta la sua esistenza ed in tutte le sue opere. 

L’incontro fatale con June Mansfield

Ad ogni periodo della vita di Henry Miller corrispondono dei romanzi o degli scritti ben precisi, che si slacciano fra finzione, autobiografia e flusso di coscienza. Miller era un americano parzialmente squattrinato. Parzialmente perché tuttavia era nato a Manhattan, e squattrinato perché la vita dello scrittore e filosofo talvolta necessita di tale requisito. La verità è che Miller non era propriamente un risparmiatore, girava per i ball rooms – “sale da ballo”- per adocchiare le ragazze,  amava i bar, e soprattutto non aveva un temperamento facile. Passò un solo anno al college, per poi rincorrere una donna divorziata di trentasette anni. Con l’arrivo degli ‘20, Miller trovò lavoro presso l’azienda di servizi finanziari Western Union, a Brooklyn. In questo periodo comincerà a scrivere assiduamente come terapia personale, come sfogo, e con l’obiettivo finale di lanciarsi nel mondo della scrittura. Tenterà perciò di far uscire Clipped Wings un curioso mucchio di racconti, ancora oggi mai pubblicato, sui suoi amici e collaboratori d’ufficio. Poi fu la volta di Mezzotints, fogli letterari da distribuire nei bar di Manhattan, che ebbe un discreto successo iniziale. La sua piccola ossessione per le sale dal ballo lo portò, nel 1924, a conoscere e inseguire la ballerina June Mansfield che diventerà June Miller lo stesso anno, portandolo a divorziarsi dalla prima moglie. Questo matrimonio segnò molto la vita di Miller, e lo cambiò profondamente. Non a caso la famosa trilogia Sexus (1949), Plexus (1953), e Nexus (1959) è ispirata alle deliranti avventure dello scrittore proprio mentre abitava a Brooklyn, fra un’esperienza carnale ed un’altra. Miller scriverà ancora ed ancora, sarà il momento di Moloch: or, This Gentile World nel 1927 e di Crazy Cock, un titolo esemplificativo per gli amanti della lingua inglese. Crazy Cock racconta di Jean Kronski – una possibile compagna lesbica della moglie June, con cui quest’ultima scappò a Parigi per poi tornare dal marito. Miller non la prese bene. 

Tra Europa e Stati Uniti

Negli anni ‘30 fu la volta di Parigi. Miller si trasferì a in Francia, dove per la prima volta fu pubblicato il suo romanzo Tropico del Cancro dalla Obelisk Press, casa editrice che già pubblicava George Bataille e che qualche anno più in là lancerà fra lo scandalo generale Lolita di Nabokov. Miller proseguirà a scrivere ancora ed ancora, consolidando uno stile a metà fra il surreale, l’onirico e l’erotico, producendo Primavera Nera e Tropico del Capricorno che colpiranno fra i tanti proprio George Orwell. L’eterno scrittore di 1984, infatti, dedicò a Miller un’ovazione storica, raccolta in un suo saggio Inside the whale (1940): “La mia opinione” spiega Orwell “è che sia il solo scrittore in prosa che abbia immaginazione e valore”. Questa fu solo la prima delle lodi che gli saranno intonate, gli faranno eco quelle di Ezra Pound e di T. S. Eliot, di fatto fiondando le opere di Miller nel mondo degli approvatiCon l’ascesa del Nazismo, Miller si ne andò un’altra volta. L’anno del 1940 lo trascorse in Grecia su invito dello scrittore Lawrence Durrell, scrivendo un diario di viaggio intitolato Il Colosso di Maroussi. Questo testo segnerà la sua ascesa come scrittore rivoluzionario, del temperamento ardente ma dalla prosa malleabile, liquefatta da lunghe descrizioni vivaci del paesaggio ellenico.

Dal 1942 in poi tornò negli Stati Uniti, dapprima a New York e poi in pianta stabile nell’assolata Big Sur, città della California tanto cara a Jack Kerouac. Da qui sino alla sua morte la fama di Miller crescerà esponenzialmente sino a diventare lo scrittore-celebrità che conosciamo ad oggi. Controverso, curioso, fuori luogo, sconcio, folle ma soprattutto cruciale per la rappresentazione dell’atto carnale, Miller resta ad oggi un erede del modernismo. Un autore che ha portato il flusso di coscienza dove nessuno aveva ancora osato. A quarant’anni dalla sua morte qualcuno lo classifica ancora come un discepolo di Saffo, ma a dire il vero Henry Miller non è altro che un lettore e non uno scrittore canonico tradizionale. Non segue le classificazioni, le declinazioni di ‘genere letterario’ imposte o le solite correnti di scrittura. Era un uomo a sé. Uno scrittore a sé stante che leggeva Nietzsche al gabinetto.

In copertina: Henry Miller. Fonte immagine: Wikimedia Commons.
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