«Leggere, diceva Umberto Eco, è un’immortalità all’indietro».

La letteratura ci rende immortali perché si fa portatrice di valori universali; l’affermazione del famoso semiologo italiano è valida in particolare per quei romanzi che noi contemporanei annoveriamo tra i grandi classici: a questi ultimi, generalmente, ci si avvicina nella prima giovinezza, tra i banchi di scuola, quasi sempre forzatamente. Tuttavia, rileggere alcuni classici in età adulta potrebbe aiutarci a coglierne nuovi e diversi significati, alla luce delle molteplici interpretazioni che – grazie a un occhio più critico – potrebbero emergere da una lettura più consapevole e matura.

  1. Madame Bovary, Flaubert

Si tratta di uno dei romanzi più conosciuti al mondo. Scritto da Flaubert per essere pubblicato in “tranches”, ovvero a puntate, sulla «Revue de Paris», Madame Bovary diventa un vero e proprio libro nel 1857, quando viene pubblicato con il sottotitolo “costumi di provincia”. Una storia di adulteri, rimorsi e illusioni, fortemente pervasa da una di tragicità: con Madame Bovary, Flaubert ha raggiunto esiti di realismo documentaristico mai registrati prima nell’Ottocento, influenzando anche il Verismo italiano e il Naturalismo francese.

  1. 1984, Orwell

Nineteen Eighty-Four è il romanzo distopico per eccellenza: pubblicato nel 1949, rappresenta un’amara e pessimistica riflessione sul potere, e in particolare sui totalitarismi. Orwell descrive un mondo governato da una potenza invisibile, il Grande Fratello, che controlla costantemente la popolazione tramite telecamere disseminate ovunque, esercitando su quest’ultima una fortissima pressione psicologica: da qui il celeberrimo motto “the big brother is watching you”. Un libro eccellente, una chiave di lettura sulle dinamiche dei regimi dittatoriali e sulle mostruosità che hanno pervaso il mondo nel Novecento.

  1. Delitto e castigo, Dostoevskij

Delitto e castigo rappresenta, insieme a Le notti bianche, un punto altissimo della scrittura dostoevskijana: chi di noi non si è mai immedesimato nel tormentato protagonista Raskol’nikov, nei suoi drammi esistenziali irrisolti e nel suo rimorso invadente? Questo romanzo porta in sé la Russia dell’Ottocento: ogni personaggio, ogni immagine descritta, mirano a rievocare l’atmosfera che si respirava a Pietroburgo secoli fa, e lo spazio della storia narrata si incrocia con il suo tempo, riconsegnandoci una vicenda struggente e suggestiva.

  1. I Viceré, De Roberto

Per anni rimasto nell’ombra a causa della stroncatura di Benedetto Croce, I Viceré è un’opera monumentale sul Risorgimento, un’importante testimonianza del mondo di fine Ottocento e dei meccanismi di potere (che il lettore contemporaneo riconosce facilmente, poiché attualissimi) da cui questo secolo è stato dominato. La vicenda ricopre l’evoluzione di tre generazioni di una famiglia aristocratica, che si trova a dover fronteggiare gli ideali risorgimentali e lo sgretolamento della nobiltà. Pubblicato nel 1894 come seconda parte della trilogia degli Uzeda di Francalanza, è uno dei romanzi familiari che meglio rappresentano il disincanto postunitario e la vanificazione delle felici sorti dell’Italia unita, in un’ottica di pessimismo realistico.

  1. Siddharta, Hesse

Pubblicato nel 1922 dal Premio Nobel Herman Hesse, Siddharta è un romanzo di formazione che racconta la vita di un giovane in cerca della sua strada. Definito dall’autore “poema indiano”, il breve romanzo è anche un vademecum filosofico; il tema principale è quello del percorso di elevazione che l’individuo affronta nella ricerca di sé stesso: una ricerca pervasa di lirismo e di profonde riflessioni, che aiutano il lettore ad avvicinarsi alla cognizione della realtà tramite la meditazione interiore. A partire dagli anni Sessanta, Siddharta ha acquisito una fama sempre maggiore, grazie ai motivi fondanti della narrazione, in linea con le correnti di pensiero pacifiste del Novecento.

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