Il festival della lettura Pordenonelegge ospiterà, venerdì 21 Settembre, una lectio magistralis sulla libertà di stampa, diretta da Paolo Mieli. L’attuale presidente del gruppo RCS libri ed ex direttore del Corriere si troverà sul palco per una digressione storica che andrà a ricercare come il tema si è declinato nel corso degli scorsi secoli, a partire dal momento stesso in cui la stampa ha visto la luce. Attenzione speciale verrà devoluta alla figura di Oriana Fallaci, come giornalista che della libertà di stampa ha sempre fatto il proprio punto di forza.

La Costituzione e la libertà di manifestazione del pensiero

In un momento storico come l’attuale, in cui la libertà di stampa si declina prevalentemente nell’accezione della veridicità di una notizia, ricordare le sue altre sfaccettature ritorna importante per tenere alta l’attenzione sui possibili risvolti negativi contro cui il giornalismo combatte quotidianamente.

Nemmeno un mese fa il Parlamento Europeo incontrava l’opposizione unita di Wikipedia Italia e altri giganti della tecnologia dopo aver posto al vaglio una legislazione dagli effetti potenzialmente molto limitativi: il Parlamento prevedeva l’introduzione di un obbligo di ottenimento di licenza per il richiamo di un articolo ad altri link online (una vera tassa sulle citazioni), oltre ad un filtro automatico che avrebbe impedito automaticamente il caricamento di contenuti coperti da diritto d’autore su piattaforme come Youtube e Instagram. Quale garanzia, tuttavia, dell’equità di un tale strumento, probabilmente gestito attraverso algoritmi automatizzati? I social media insegnano già quale sia la pericolosità di questi automatismi, e dunque il pubblico unito ha saputo efficacemente respingere il rischio di queste nuove inique leggi europee.

La libertà di stampa sul web è dunque un argomento dibattuto e centrale all’ interno del panorama sociopolitico contemporaneo, ma non va dimenticato che il suo significato prende le mosse da contesti ancora più burrascosi, in cui esprimere le proprie opinioni poteva significare reclusione, e addirittura morte.
Non sono lontani gli anni di Peppino Impastato e Giancarlo Siani, ma ancor prima il fascismo aveva significato repressione dell’espressione individuale, e all’ epoca dei regni non si poteva davvero parlare di Illuminismo senza associare il concetto a quello di censura, che religiosa o politica dir si voglia.

Il caso della Fallaci si situa indubbiamente nella falsariga di questo argomento: nel 2002, per esempio, la scrittrice e giornalista fu citata in giudizio in Svizzera a causa delle sue posizioni antislamiche, e un giudice ne richiese allora l’estradizione o il processo in Italia. Processo che però fu rifiutato perché la libertà di pensiero, sancita nella Costituzione, proteggeva la Fallaci.

Oriana Fallaci al fronte di Saigon negli anni ’70

Il festival Pordenonelegge, allora, vuole rievocare questo e altri eventi in cui il diritto di dire la propria è stato al centro di dispute, attraverso il suo rispetto o la sua violazione.

Dal Vicino Oriente i casi di mancata tutela della libertà di stampa giungono ancora quotidianamente ai nostri quotidiani; tuttavia è bene ricordare che anche il mondo sviluppato non si presenta spesso come particolarmente performante in materia: per Reporters Without Borders, l’Italia è ad esempio ancora quarantaseiesima al mondo per libertà di stampa, sotto gli Stati Uniti e la Romania, e appena sopra Belize e Botswana.

L’incontro del 21 Settembre, allora, si situa come riflessione esterna e intestina, e mira a concentrare l’attenzione, all’interno della tre giorni di letteratura, sulle conseguenze che la scrittura può avere per chi scrive e chi viene da questa immortalato.

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