Continua a esercitare fascino e interesse, anche presso il mondo accademico, l’opera dello scrittore statunitense Henry James. Come testimonia il vasto sondaggio effettuato recentemente in alcuni università americane, che ha sollecitato le valutazioni di illustri professori e studiosi. Passa il tempo, vengono prodotti nuovi libri, ma quando si tratta di scrivere sulla psicologia umana elevandola a specchio dei mali e delle storture della società, i romanzi di James non temono rivali. E se a loro si ritorna, si trova sempre qualche particolare rilevante sfuggito alla prima lettura. Del resto, come sentenziava Italo Calvino, i classici sono quei libri che non smettono mai di dire quello che hanno da dire. Ciò che rende la narrativa di James piena di attrattive, come è emerso dal sondaggio, è fondamentalmente il carattere elusivo che la percorre. Infatti più si cerca di conoscere lo scrittore meno lo si comprende, più si leggono recensioni delle sue opere, più l’itinerario narrativo da lui tracciato risulta intricato.

Henry James ritratto da John Singer Sargent , 1913. Fonte: Wikipedia.com

Già in un articolo del 1952 il New York Times discettava del “paradosso” di James, che si spiega attraverso la semplicità derivante da un periodare fiorito, imperlato di eufemismi e di ammiccamenti al lettore e, nello stesso tempo, mediante la complessità di dinamiche psicologiche che pur si sciolgono, nello svolgersi della trama, con facile naturalezza. La critica è concorde nel riconoscere in James, insieme alla scrittrice londinese Virginia Woolf, l’iniziatore del romanzo psicologico, che rompe bruscamente con la tradizione narrativa precedente in prevalenza intrisa di descrizioni, non di rado stucchevoli, dell’ambiente esterno. Le sue opere infatti scelgono come terreno d’elezione l’animo dei protagonisti, soggiogati dal tumultuoso andirivieni di affetti e sensazioni. Ma la grandezza di questa strategia narrativa non consiste tanto nella radicalità di un cambio di prospettiva: si sublima piuttosto nella capacità di dare rilievo all’atmosfera di paesaggi naturali e di interni di abitazioni proprio a partire dallo scavo introspettivo, spesso impietoso, dei personaggi. I due piani, insomma, s’intrecciano in una sorta di osmosi che finisce per conferire a ogni sua opera un respiro epico.

La prima pagina del libro di E. James, “Daisy Miller. A Study”. Fonte: wutermpaperpyib.afvallenbuik.info

James raggiunge livelli eccelsi nel creare il romanzo cosmopolita inglese e nel trasformarlo in uno studio delle persone, delle consuetudini e della morale del continente americano e di quello europeo, descrivendo con pari efficacia gli aspetti tragico e comico. Nella sua opera gli americani sono spesso dipinti come i fieri e venerandi depositari dell’innocenza dell’Eden e, inconsapevoli del male, si scoprono quanto mai vulnerabili nell’atto di avventurarsi fuori del loro paradiso. È quanto accade a Daisy Miller gravemente ferita, prima nello spirito poi nella carne, dalla sua esperienza europea. Nel 1878 su “The Conhill Magazine”, il titolo completo della novella è “Daisy Miller. A Study”, cioè uno studio degli usi e dei costumi degli americani e dei loro compatrioti che hanno scelto di vivere all’estero. E’ questa una scelta coraggiosa: per farla occorre esserne all’altezza. Non avrà successo allora la migliore creatura uscita dalla penna di James: quella di Isabel Archer, indimenticabile protagonista del romanzo, fiore all’occhiello della sua narrativa, “Ritratto di signora” (1881). Giovane e bella fanciulla, decide di compiere un viaggio in Europa nel segno dell’indipendenza da ogni laccio e da ogni pastoia. Ma prima a Londra e poi a Roma, quell’indipendenza si trasformerà, proprio in virtù di scelte errate, in un nodo che finirà per soffocare i suoi sentimenti più nobili e per non farle comprendere quelli altrui, altrettanto puri: sposerà Gilbert Osmond, arido ed egoista. Ma troverà una sorta di riscatto nell’abbracciare, pur con travaglio, il senso del dovere: Isabel Archer porterà fino in fondo il peso di una scelta che mai avrebbe dovuto fare.

Nicole Kidman nei panni di Isabel Archer, protagonista del film “Ritratto di signora” (1996), diretto da Jane Campion e ispirato all’omonimo romanzo dello scrittore inglese Henry James. Fonte: cinematographe.it

Nella narrativa di James è dato di riscontrare l’influenza di Jane Austen, di George Eliot, di Balzac e di Flaubert. Ma nessuno prima di lui aveva scavato così in profondità l’animo umano. Gli scrittori inglesi e francesi, per quanto attenti alla vita interiore dei loro personaggi, mantenevano pur sempre una diligente devozione per l’ambiente esterno, preoccupandosi di renderlo, a beneficio del lettore, dettagliato e plausibile. Anche James è sensibile al rispetto del dogma della verosimiglianza nel descrivere il mondo: una verosimiglianza che, nella sua peculiare narrativa, trae linfa e credibilità sempre dal cuore di ogni persona, buona o malvagia che sia.