La grande letteratura è disseminata di personaggi eroi che, con grande forza, affrontano gli ostacoli messi in campo dall’autore, percorrendo un tortuoso sentiero di crescita personale. È il cosiddetto viaggio dell’eroe, che spesso è solo metaforico, ma che porta il protagonista a migliorarsi e a crescere.

Le fasi del percorso di crescita

Il tortuoso sentiero che l’eroe letterario percorre non è solo una delle basi della costruzione narrativa, ma è anche una crescita interiore, la realizzazione del personaggio. Questo percorso di ricerca interiore si traduce generalmente in uno schema narrativo sempre molto simile, diviso in tre atti, che è stato adottato dagli autori di ogni secolo.

Primo atto

L’eroe letterario si trova nel suo mondo ordinario, fino a quando, all’inizio dell’opera, non arriva la chiamata all’avventura. Inizialmente rifiutata, quest’ultima viene accettata solo dopo l’incontro con il mentore che spinge l’eroe letterario ad accettare le sfide che gli si fanno incontro. A questo punto egli supera la prima soglia, per entrare in un mondo completamente nuovo e diverso.

Secondo atto

Mondo in cui affronterà prove, in cui incontrerà alleati e nemici. Percorrendo la strada difficile delle sue prove, l’eroe letterario si avvicina alla “caverna più profonda”, dove affronterà la prova centrale, che ne segnerà la vittoria definitiva e che gli permetterà di ottenere l’agognata ricompensa.

Terzo atto

Il terzo atto è la via del ritorno, non esente da pericoli e nuove tentazioni. Il ritorno alla vita quotidiana è spesso molto difficile e l’eroe letterario deve fare i conti con nuovi problemi. Ma in questo vecchio mondo l’eroe letterario affronterà la sua resurrezione: la trasformazione in una persona nuova e migliore, l’accettazione della morte di una vecchia parte di sé. Il ritorno a casa è spesso caratterizzato dalla presenza dell’Elisir che l’eroe letterario porta con sé, che può essere un oggetto, ma più spesso è una nuova consapevolezza del mondo e di sé stessi.

Ulisse: un errabondo eroe letterario

Questa struttura narrativa, in modo più o meno completo, è presente nella letteratura classica, antica e moderna. Ulisse è certamente il prototipo, l’archetipo dell’eroe letterario che percorre instancabilmente rotte impervie. Il poema di cui è protagonista rappresenta infatti interamente il racconto di un percorso, che dal mondo ordinario della vita sul campo di battaglia lo porterà al ritorno verso sua moglie e la sua famiglia. Le peregrinazioni di Ulisse durano dieci anni, durante i
quali sono numerosissime le prove che deve affrontare: l’incontro con i ciclopi, con i Lestrigoni, con la maga Circe, con le sirene. Ma la prova centrale arriva solo quando l’eroe letterario è a un passo dalla conquista della sua ricompensa: riunirsi a Penelope e a Telemaco. Infatti, giunto a Itaca, Odisseo trova nella sua casa i Proci, che si approfittano delle sue ricchezze e assediano sua moglie. Il nostro eroe letterario rischia di cadere, a un passo dall’arrivo. Ma la difficile prova finale lo rende
ancora più forte e aumenta il piacere della ricompensa raggiunta.

Dante: l’eroe letterario e il percorso metaforico verso la salvezza

Il lungo iter che Dante affronta nell’aldilà è un altro tra i più famosi percorsi di crescita della letteratura. Dante lascia il suo mondo ordinario a causa di una peculiare chiamata all’avventura: lo smarrimento della via maestra, il peccato. Tutto il poema è infatti una grande metafora del cammino di autoanalisi, di crescita, di purificazione e di avvicinamento a Dio che Dante compie dentro di sé. Nel momento in cui Dante si ritrova nella celeberrima selva, percepisce un iniziale smarrimento,
che però viene subito attenuato dalla comparsa del mentore: il grande poeta Virgilio, sempre profondamente ammirato da Dante. Iniziano allora le prove che l’eroe letterario deve affrontare per poter agguantare la sua ricompensa: il raggiungimento di Dio. L’attraversamento dell’inferno è arduo e pericoloso, quello del purgatorio toccante ma edificante, quello del Paradiso preparatorio per il rientro di Dante nel mondo reale, come uomo nuovo e purificato. Nell’ultima cantica egli viene affidato a Beatrice, donna amata e persa anzitempo, che lo guiderà con delicata forza lungo i dieci cieli del paradiso, fino alla massima ricompensa che si possa desiderare: l’incontro con Dio, il supremo appagamento.

Mattia Pascal: l’eroe letterario morto e risorto

Quello di Mattia Pascal non è un percorso di crescita avviato in modo consapevole, come quello di Dante e Ulisse. Quella di Mattia Pascal è piuttosto una fuga dal mondo ordinario, la fuga di un uomo vessato e disperato da una famiglia e da una condizione di indigenza opprimenti. L’eroe letterario fugge verso una condizione migliore, che troverà: riesce infatti in modo fortuito a diventare ricco giocando d’azzardo a Montecarlo. Solo allora arriva la chiamata all’avventura, sotto le vesti di un cadavere ritrovato in un pozzo presso Miragno, paese di Mattia: tutti credono che il suicida sia Mattia stesso. Nessun mentore qui, ma una dura lotta interiore che alla fine porta il protagonista a decidere di assumere una nuova identità e di vivere una nuova vita. Le prove che deve superare sono quelle della vita quotidiana, vissuta però senza un’identità tangibile e senza documenti. Quello di Mattia è però un percorso di crescita fallimentare. Giunto alla prova centrale, non riesce a superarla. Come può infatti sposare la donna amata senza alcun documento di identità? È costretto dunque a fuggire, inscenando un nuovo suicidio. Un eroe letterario morto, risorto sotto mentite spoglie, morto di nuovo e risorto ancora, questa volta nel corpo del vecchio Mattia: il fu Mattia Pascal, appunto. Ecco allora la via del ritorno. Un ritorno amaro però, che porta l’eroe letterario alla condizione originaria, anzi se possibile ancora peggiore: sua moglie si è risposata ed
egli si ritrova escluso anche da quella vita che credeva di recuperare. Nessuna ricompensa dunque per Mattia, personaggio che potremmo definire un antieroe, in pieno accordo con i classici personaggi inetti della letteratura del Novecento.

La crescita interiore nella vita quotidiana

L’ eroe letterario non rappresenta per il lettore solo la possibilità di evadere dalla quotidianità immedesimandosi in una storia avventurosa. Egli può essere un modello, una guida per le scelte personali. Capire il funzionamento del percorso di crescita interiore dell’eroe letterario può aiutarci infatti a capire il funzionamento della nostra stessa vita. A chi non è mai capitato di voler migliorare la propria condizione, di voler affrontare un percorso interiore di miglioramento? Assecondiamo la vita, rispondiamo dunque alla chiamata all’avventura e seguiamo le tappe che ci porteranno fino alla resurrezione come persone migliori e più consapevoli!

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