Era l’8 maggio del 1880: nella città francese di Croisset scompariva Gustave Flaubert, il romanziere al quale, più di ogni altro, è da conferire il merito di aver posto le basi della letteratura realista, ancorata all’esattezza dei fatti e alla passione per l’eccellenza dello stile.

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Autore di romanzi insormontabili che ad oggi spiccano come dei veri e propri punti cardine della letteratura di respiro europeo, Flaubert è considerato il padre del Realismo letterario di stampo antiromantico, ovvero di un Realismo nuovo, inedito, diverso da quello contemporaneamente elaborato in Russia da Tolstoj che, con il suo Guerra e Pace (1869), si dimostrava ancora intimamente avvinto alla corrente del Romanticismo.

Quali sono, ad oggi, i motivi per i quali dovremmo tutti (ri)leggere le opere di Flaubert? Ci sembra opportuno evidenziarne almeno tre.

Flaubert è stato un autore rivoluzionario

I canoni letterari vigenti nella letteratura occidentale del diciannovesimo secolo vennero rivisitati e rinnovati dalla penna di Flaubert. Nel corso della sua vita egli produsse, difatti, un tipo di scrittura antitetico rispetto a quello soggettivo e passionale del Romanticismo, teorizzando la supremazia metodica dell’impersonalità ed escludendo fermamente la possibilità, per il narratore, di lasciare spazio all’interno del romanzo ad ogni minima parte dei propri sentimenti e delle proprie ideologie, ovvero agli elementi portanti del racconto.

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Rappresentazioni perfette della società francese dell’Ottocento

Il radicale mutamento di rotta intrapreso dal geniale Gustave Flaubert avvenne con la pubblicazione di quella che diventerà, nel tempo, la sua opera più conosciuta: Madame Bovary. Per l’elaborazione del romanzo, che si protrasse dal 1851 al 1856, l’autore intraprese un infaticabile studio, cimentandosi in una scrittura dettagliata, alla quale approdò grazie all’utilizzo di metodi di ricerca paragonabili a quelli scientifici. La vicenda dell’eroina borghese Emma Bovary è tutta protesa verso la triste vanificazione dei trasognati e irrealizzabili ideali romantici, incarnati dalla figura della protagonista, risolutamente velleitaria, prostrata dalla grigia e gretta borghesia, nei confronti della quale ella avverte un’inconciliabilità fondamentale. Mai prima d’allora, con tanta forza programmatica, un autore aveva favorito la realtà dell’Arte, concedendo all’estetica dell’oggettività un’importanza massima: in una lettera composta nel 1852, Flaubert scrisse: «Non bisogna scrivere di sé. L’artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione, invisibile e onnipotente; si deve sentire dovunque ma non si deve vedere».

Flaubert, precursore della letteratura moderna

Con il suo stile imparziale, completamente votato all’obiettività, Flaubert ha posto le basi della modernità letteraria, decostruendo il genere più in voga nell’Ottocento, ovvero il romanzo di formazione. Il grande racconto flaubertiano che per eccellenza contrasta il suggestivo, appassionante Bildungsroman romantico è L’educazione sentimentale, pubblicato a Parigi nel 1869. Sullo sfondo della decadenza dell’età orleanista, nel rivoluzionario periodo del 1848, il romanzo indaga la vita del giovane Frédéric Moreau, denotando di conseguenza, grazie alla naturalezza eccellente della scrittura di Flaubert, i principi etici e la condizione psicologica di un’intera generazione. Il racconto è ben lontano dalla raffigurazione di una qualche evoluzione positiva del protagonista,  illuso – anch’egli, come la Signora Bovary! – ed esente da ogni genere di sospirato progresso morale, sopraffatto dalla meschinità antropica. Perduto, e talora immobilizzato di fronte ai suoi insuccessi e alle sue disfatte, Frédéric Moreau infonde nel Lettore un senso di inadeguatezza, di annichilimento, preconizzando chiaramente lo status quo dei personaggi del romanzo novecentesco.

Tra le sue pagine Flaubert racchiuse, per molti versi, le sorti della cultura letteraria europea: lo fece intenzionalmente, consapevole delle immense capacità custodite nel dinamico e vivace mondo della scrittura, e certamente orgoglioso della sua grande missione di romanziere.

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