In questi giorni di emergenza, di reclusione in casa e di spavento, sembra arrivato il momento giusto per riscoprire la lettura. Leggiamo quindi, leggiamo a più non posso, senza però cadere nell’errore di considerare questa un’attività da svolgere solo in mancanza di altro da fare. La lettura non è soltanto un modo per vincere la noia, ma, paradossalmente, proprio la noia di questi giorni può aiutare la lettura a mostrarsi per quello che in verità è: un gesto di pura magia. La classica scusa che le persone utilizzano per giustificare il fatto che non leggano è: “Non ho tempo”. Scusa però molto debole, perché chi legge sa benissimo che il tempo per farlo si trova sempre, in un modo o nell’altro, si conquista, si rosicchia sotto forma di minuti, nelle pause tra le faccende varie, in metropolitana, ai semafori rossi. Adesso, a chi non ha troppo lavoro da fare da casa, né troppi compiti o troppe video-lezioni, è concesso addirittura l’enorme privilegio di poter trascorrere una giornata intera a leggere. E questo non è solo un modo di passare il tempo, è un modo di salvare il tempo.

Una cosa divertente che si può fare in questi giorni è studiare la propria biblioteca, attività che di solito non abbiamo modo né desiderio di svolgere. Per studiare si intende qui guardare, scrutare, ripensare per esempio ai giorni in cui abbiamo letto quel libro la cui costa spunta proprio a metà di uno scaffale. Studiare la nostra biblioteca per perdersi nella nostalgia, quindi. Potremmo però anche metterla in ordine – e qui il dilemma è sempre lo stesso: sistemare i volumi per casa editrice o per autore? Magari, facendo ordine, capita che scopriamo alcuni vecchi libri che non ci ricordavamo neanche di avere comprato. È uno dei paradossi della lettura, d’altronde: l’accumulazione. Chi legge tanto tende a comprare libri anche sapendo che in quel momento non ha alcuna voglia di leggerli. Si comprano libri semplicemente per metterli in biblioteca: un giorno, magari tra un anno, magari tra cinquanta, il momento giusto per tirarli fuori arriverà. Alcuni di questi libri comprati e non letti ci capitano sempre sotto gli occhi: si tratta dei mattoni, dei libri importanti ma molto (troppo) difficili, che ancora non abbiamo avuto il coraggio di iniziare, e che per questo ci provocano un acuto senso di colpa. Sono le nostre mancanze, in bella vista. Altri libri tendono invece a nascondersi: magari li abbiamo acquistati per caso a una bancarella dell’usato e poi li abbiamo subito dimenticati. Eppure potrebbero contenere risposte fondamentali, o domande che non ci eravamo ancora posti. Studiando la propria biblioteca si possono fare scoperte davvero inaspettate.

Un’altra cosa che possiamo riscoprire, passando il tempo a leggere, è la nostra casa. Leggere infatti è un’attività intimamente connessa al luogo in cui viene svolta. Sembrerebbe una follia, visto che leggere ha la capacità primaria di stimolare l’immaginazione, di portarci lontano, altrove, in altri tempi e in altre vite. Eppure, il posto dove un libro viene letto ha un’importanza fondamentale: leggere è infatti un’esperienza, e necessita quindi di uno spazio. Mentre gli occhi si concentrano sull’inchiostro steso sulla pagina, facendo all’apparenza sfumare tutto quello che c’è intorno, mentre il cervello se ne vola via, in altri luoghi – più felici o più terribili di questo, a seconda dei gusti –, l’ambiente esterno si imprime invece sopra di noi, ci marchia, ci rinchiude dentro di sé. Pensateci, basta leggere con gusto un libro da qualche parte, per farci affezionare subito a quel luogo, che sia bello oppure inospitale. È impossibile non avere un ricordo felice di una stazione solitaria, magari a fine estate, mentre si legge un libro straziante; ci sono familiari perfino le immagini della metropolitana, del traffico su un autobus, se abbiamo l’abitudine di leggere un giallo appassionante mentre andiamo al lavoro o all’università. Così potremmo sfruttare questi giorni per imparare ad amare il luogo per noi più scontato del mondo: la nostra casa. Potremmo riappacificarci con lei rendendola lo sfondo delle nostre letture; potremmo perfino scoprirne degli angoli sconosciuti, delle visuali stranianti; potremmo percepirla come un rifugio, e non come una cella.

Così, mettiamo, se volessimo passare una giornata intera a leggere, chiusi in casa, quali sarebbero i luoghi migliori per farlo, e i momenti della giornata più adatti? Perché sì, momenti diversi della giornata necessitano ovviamente libri diversi. Ci sono libri per la mattina e libri per la sera: bisogna organizzarsi! È un modo, questo, per mantenere una stralunata routine e vincere la paura, un tentativo di obbligarsi a un ordine, o forse è una semplice ossessione di quelli che non riescono proprio a leggere solo un libro alla volta. Ma non pensate che sia proprio la mattina il momento giusto per dedicarsi alla lettura di un bel saggio? La mattina infatti è il momento della giornata in cui la mente è più attiva, gli ingranaggi vanno più veloci e tutto è in procinto di succedere. E allora avanti con un saggio divulgativo sulla fisica o sulla biologia, oppure con un’opera astrusa di critica letteraria. O magari con un libro di storia o un manuale di filosofia. La mattina è perfetta per scervellarsi su una frase o per sottolinearne un’altra, seduti alla nostra scomoda e ingombra scrivania, o forse in bagno oppure in cucina, mentre si fa colazione o si pensa disperati a cosa preparare per pranzo. La mattina sembra essere stata creata per imparare qualcosa di nuovo, anche se, devo ammetterlo, i dormiglioni non saranno d’accordo.

Il pomeriggio, invece, è lunghissimo. La cosa migliore da fare è quindi dedicarsi a un romanzo appassionante, che sia una saga familiare, un viaggio o un’avventura, qualcosa che insomma riesca a non farci staccare gli occhi dalle pagine per ore e ore. Il luogo ideale? Direi il soggiorno, spaparanzati sul divano, con la televisione accesa da qualcun altro in sottofondo e i rumori della casa tutto intorno. Noi, immersi nel nostro romanzo, saremo come sub sprofondati nelle acque della nostra lettura e al contempo nel cuore della vita domestica. Cosa? Sono già le sei? Il tempo è volato. Quando la giornata sta finendo e il sole tramontando, è il momento per un giallo o per un horror. Il buio arriva ma non è ancora arrivato, tutto cambia colore, gli spazi sembrano chiudersi su se stessi. Ogni cosa diviene in un attimo malinconica. Quanto è bello, allora, sedersi accanto a una finestra, o magari fuori al balcone o in giardino se non fa troppo freddo, e leggere una storia terribile che però ci incuriosisce da pazzi, mentre la città, in questi giorni già cupa e desolata, lo diviene ancora di più?

Dopo cena, il luogo principe deputato alla lettura diventa ovviamente il letto. È il momento più intimo della giornata, quando ci ritroviamo a tu per tu con i nostri pensieri e le nostre paure. Quello che ci vuole, allora, è un romanzo profondo, soggettivo: magari un’autobiografia, o un diario. Magari un romanzo epistolare. Oppure si potrebbe leggere un racconto, iniziarlo e finirlo nel corso della stessa sera, così da poter andare a dormire soddisfatti, con addosso un piacevole senso di completezza.

C’è sempre un libro che fa al caso nostro. Anche se, per esempio, ci si sveglia alle due di notte, in preda all’insonnia e alla paranoia – cose immagino non troppo insolite, di questi tempi –, basterà alzarsi e, con la torcia del telefono accesa per non svegliare nessuno, cercare quel libro che tanto abbiamo amato, che ci ricorda un bel momento o magari una persona. Una sola occhiata alla copertina, e tutto andrà di nuovo bene.

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