di Ilaria Di Nardo

“Sai una cosa: puoi ristrutturare un incubo, certo, lo puoi imbiancare, abbellire e decorare ma non sarà mai un sogno.”

Questa è una citazione contenuta all’interno dell’ultimo libro di Fabrizio J. Fustinoni, “Quel poeta di Legnano”, racconto introspettivo e intimo di un uomo che attraversa numerose insidie fino a raggiungere la consapevolezza di non essere una nullità, ma qualcosa di più, di essere una “buona penna”.

La trama del romanzo tratta la vita di un uomo che tradito dalla moglie, lascia il suo lavoro come correttore di bozze e finisce il suo romanzo. Il suo carattere subisce una profonda metamorfosi che lo porterà a tagliare i ponti col resto del mondo. Ma il protagonista, Lorenzo, cela un segreto.

L’esordio di Fustinoni risale al 2004, quando con il romanzo “Frammenti di una nuvola in viaggio” riesce a conquistare il Premio di miglior romanzo emergente. Nel 2008, lo scrittore arriva finalista al BAFF, con la sceneggiatura cinematografica di “Vivo e morto” e nel 2013 arriva “Max fortuna: l’uomo che ha sconfitto la roulette”, da cui è stata tratta una pellicola interpretata dagli attori Vinicio Marconi e Dajana Roncione.

Il ghostwriter ha presentato a Roma, avendo già fatto altre tappe in tutta Italia, il suo nuovo libro, e proprio nella capitale, lo scorso 15 novembre il libro di Fustinoni ha riscosso particolare successo, in un incontro con lui e Federico Moccia. Il regista e scrittore italiano, infatti, ha sostenuto Fustinoni nella realizzazione di questo libro sin dall’inizio, promuovendolo e pensando a scambi futuri.

Lo stile dello scrittore, rispetto alle altre sue opere, appare diverso: il suo ultimo libro si colora di una luce nuova, si ambienta nella sua città natale e adotta uno stile completamente diverso rispetto ai precedenti. Insomma una vera e propria rivoluzione per lo scrittore leganese e, se vogliamo, anche un grande salto nel vuoto, al quale però sembra che stia rispondendo con successo.

Svolta artistica dello scrittore, il libro, come i precedenti, è un vero e proprio “romanzo visivo”: al pari di una sceneggiatura, rende la lettura veloce ma non superflua, facendo andare subito il lettore al cuore del racconto e all’emotività dei personaggi.