E’ tornata alla luce una collezione di lettere inedite dello scrittore e poeta irlandese William Butler Yeats (1865-1939). Il gruppo di diciassette missive, che vanno dal 1903 al 1913, è stato scoperto nei giorni scorsi negli archivi dell’università americana di Princeton dallo studioso John Kelly, impegnato in una serie di ricerche sul premio Nobel per la letteratura (1923) di cui ha pubblicato i carteggi nella veste di direttore generale della monumentale impresa editoriale “Collected Letters of W.B. Yeats”.

The Collected Letters of W. B. Yeats, Volume II: 1896-1900, Oxford University Press, edito da Warwick Gould, John Kelly e Deirdre Toomey

Kelly, docente di letteratura al St. John’s College di Oxford, ha riferito che la raccolta epistolare di Yeats fu rubata durante gli anni ’70 e poi è stata restituita anonimamente alla Princeton University, come segnala una dicitura presente nel catalogo della biblioteca universitaria: “Dono di un anonimo, restituzione dopo un furto degli anni ’70”. Queste lettere inedite sono state recuperate “nel momento giusto”, ha dichiarato Kelly, per il loro inserimento nel quinto dei dodici volumi previsti del carteggio pubblicato dalla Oxford University Press. Le diciassette missive furono indirizzate all’editore Arthur Bullen e all’assistente Edith Lister quando stavano lavorando alle raccolte poetiche di Yeats. In una delle lettere il poeta irlandese chiedeva di essere pagato in anticipo – anche poche decine di sterline andavano bene – perchè stava vivendo “momenti molto duri”.

Figlio di un pittore, William Butler respirò sin da giovanissimo un’atmosfera intrisa di cultura e di pensieri elevati: ma non era la tela il suo destino, bensì la pagina scritta, dove cominciò a imprimere i caratteri e le prerogative del patrimonio irlandese, intessuto di miti e di folclore. Le sue prime poesie furono pubblicate, nel 1885, sulla rivista “Dublin University Review”. Subito i suoi versi, intrisi di malinconia ma al contempo animati dal soffio della speranza, incontrano il favore sia della critica che dei lettori. Di conseguenza il suo ingresso nel mondo letterario avvenne dalla porta principale, tanto che insieme ad altri scrittori fondò poco dopo il movimento “Irish Literary Revival”, che venne a configurarsi come un vero e proprio atto d’omaggio alla cultura e alle tradizioni della propria terra natia.

DN-0071801, Chicago Daily News negatives collection, Chicago History Museum

Yeats in breve tempo riuscì a guadagnare la stima di personalità quali Oscar Wilde, James Joyce, Thomas Stearns Eliot, Virginia Woolf: tutti gli riconoscevano il merito di concepire la cultura come strumento privilegiato per veicolare un messaggio di edificazione morale e spirituale, senza facili e untuose concessioni alla retorica. La sua attività letteraria mostra in filigrana un’ardente passione per il proprio paese, di cui ama e celebra costumi e tradizioni, anche sotto il segno della rappresentazione simbolica. Non a caso così recita la motivazione dell’assegnazione del Nobel: “La sua poesia è sempre ispirata, la cui forma altamente artistica esprime lo spirito di una intera nazione”. Quello spirito che vibra forte in alcuni componimento poetici, quali “A Prayer for My Daughter”, “An Irish Airman Foresees His Death”,”Never Give All the Heart”, “The Two Trees”. Nel 1948 il poeta W.H. Auden scrisse un famoso saggio sul “Kenyon Review” in cui definiva Yeats “un esempio” per tutti coloro che nel fare poesia “cercano di ottenere il bello e di trasmetterlo” a coloro che amano “il mondo dei versi”.

Una lettera di WB Yeats a Ezra Pound (luglio 1918)

Yeats fu anche molto interessato al misticismo e allo spiritualismo: la moglie stessa si occupava di scienze esoteriche. Entrò a far parte della Società teosofica e fu uno dei primi membri della società segreta inglese magico-iniziatica nota come “The Hermetic Order of the Golden Dawn”. Tale aspetto contribuì negli anni a circondarlo di un alone di mistero, che ben si legava con la dimensione narrativa dei suo versi, costantemente sospesi fra realismo e simbolismo, fra rappresentazione pragmatica e dimensione onirica.

© riproduzione riservata