Edoardo Sanguineti diceva che la poesia è uno sguardo vergine sulla realtà, Alda Merini che era la pelle del poeta, Pasolini la definiva come qualcosa di oscuro che fa chiara la vita. La poesia, in effetti, è questo e molto altro. Non basterebbe un vocabolario intero a definirla perché  tocca ogni lettore in maniera differente, sfiora ogni poeta in uno specifico modo, arriva a ognuno secondo leggi sconosciute pizzicando corde che non si sapeva di avere. Spesso si dice che la poesia è più viva che mai, poi si dice che è morta, oppure che viene letta da pochi, o che solo i poeti si leggono tra di loro. Qual è la condizione della poesia oggi? Qual è la condizione del mondo editoriale nei confronti della poesia?

I social media e Internet non hanno interrotto la necessità dell’uomo di leggere questo genere. Forse ne hanno cambiato le caratteristiche, gli strumenti, l’approccio, ma la poesia esiste ancora, c’è ed è richiesta. Basti pensare a tutti i fenomeni pop nati su Instagram, alla poesia 2.0: da Guido Catalano a Gio Evan a Stefano Colucci in Italia, fino a Rupi Kaur, poetessa indo-canadese, le cui pagine delle sue raccolte sono state instagrammate innumerevoli volte. Un fenomeno, questo, che spesso si critica, ma che non riesce in nessun modo a deteriorare la poesia. Il linguaggio certamente si fa più semplice, più comprensibile e immediato, il senso diventa più palese e meno criptico, ma la poesia resiste.

I social network, come detto più volte, sono strumenti con grandissime potenzialità. Le ha scoperte tutte Franco Arminio, classe 1960, poeta e scrittore che di Instagram ha fatto il luogo della sua poesia condividendo giornalmente versi sparsi, consigli poetici su come affrontare la vita e il mondo. Ha 12mila follower e un pubblico affezionato che commenta e ringrazia per il regalo che quotidianamente Arminio fa ai suoi lettori.

Un post di Instagram di Franco Arminio

Quanto spesso si è ragionato sul danno che gli instapoets recano ai poeti tradizionali? Tanto, forse troppo. Come fa un lettore di Guido Catalano a leggere i versi di Giosuè Carducci? Può? Deve? Non c’è una risposta. Il grande pubblico oggi richiede questo: istantaneità, brevità, sintesi e comprensione immediata. Richiede un linguaggio che sia semplice, che emozioni e che faccia sentire qualcosa.

Fuori dall’Italia Rupi Kaur è probabilmente l’esempio più emblematico: versi brevi, tematiche femministe, un profilo Instagram curatissimo e un gran numero di copie vendute. Ma quando ibs.it l’anno scorso ha stilato la lista dei libri di poesia più venduti non c’erano solo i poeti 2.0. Al primo posto c’era Sandro Penna con Poesie, prose e diari; Rupi Kaur occupava il terzo gradino del podio e subito sotto c’era Wistawa Szymborska, premio Nobel nel 1996. Nella lista, oltre agli instapoets Francesco Sole e Gio Evan trovavano posto Giorgio Caproni, Charles Bukowski, Franco Arminio e Ludovico Ariosto.

Quindi, sì, i poeti social hanno imboccato la strada corretta, sanno utilizzare le giuste strategie di marketing, sanno maneggiare bene gli strumenti della contemporaneità, ma la poesia tradizionale – è proprio così che vogliamo chiamarla? – c’è ed è pubblicata. Interno Poesia è una realtà emblematica da questo punto di vista, una casa editrice nata esclusivamente per pubblicare nuovi poeti contemporanei, o vecchi poeti dimenticati, i grandi e gli emergenti. Sur dal 2017 ha iniziato a pubblicare per la prima volta in Italia le poesie del cileno Roberto Bolaño, Einaudi nel 2019 ha già pubblicato tre libri di poesie, La collana isola ha pubblicato a gennaio un libricino contente le poesie di autori di generazioni diverse da Bianamaria Frabotta a Giorgio Ghiotti, da Maria Grazia Calandrone a Ivonne Mussoni e altri…

Un editore che oggi pubblica poesie è coraggioso; lo sa già che non venderà copie da best seller. Nel passato era diverso? Forse no se Eugenio Montale in un’intervista disse che probabilmente non esiste un pubblico per la poesia o, meglio, che i poeti sono i clienti di se stessi, che loro stessi formano il proprio pubblico.

Oggi, 21 marzo, si festeggia come ogni anno la Giornata Mondiale della Poesia. Sono moltissimi gli eventi in programma, tra reading, presentazioni e incontri. C’è chi con la poesia ci vive, chi ha bisogno di leggerla, chi di incontrarla. Noi vi diciamo, almeno, di incrociarla, di leggerne qualche verso ogni tanto. Che sia poesia 2.0, che sia poesia tradizionale, che siano poeti contemporanei o di cent’anni fa perché, come diceva Goethe, “Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro e, se possibile, dire qualche parola ragionevole”. 

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