Recentemente scomparso, la produzione saggistica e letteraria di Umberto Eco ha avuto fortunatissima ricezione. Ricordato per il suo primo romanzo Il nome della Rosa, di cui recentemente ne è stata tratta una fiction Rai, Eco ha segnato una svolta nella narrativa italiana ed europea, guadagnandosi numerosi riconoscimenti, tra cui la dedica di un asteroide scoperto nel 1991.

Tuttavia, resta nell’ambito prettamente letterario il suo lavoro come critico. Ha curato diversi articoli per l’Enciclopedia Einaudi, fino alla fondazione della più importante rivista di semiotica internazionale, divenendo membro della commissione scientifica fino alla morte, avvenuta nel 2016.

Ma cos’è la semiotica?

La semiotica ha a che fare con qualsiasi cosa possa essere assunta come segno. È segno ogni cosa che possa essere assunto come un sostituto significante di qualcosa d’altro. Questo qualcosa d’altro non deve necessariamente esistere, né deve sussistere di fatto nel momento in cui il segno sta in luogo di esso. In tal senso la semiotica, in principio, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire”.

Così scrive Eco, nel suo Trattato di semiotica generale, cercando di delineare la scienza a lui più congeniale, ponendo le basi per una disciplina complessa, dai confini labili e costantemente in movimento. La semiotica infatti studia come l’opera in quanto atto comunicativo si vada a inserire nell’ambito del codice in cui essa nasce, interpretando successivamente quanto l’opera risponda ai canoni di gradimento e di afferenza al proprio genere letterario di riferimento.

STOCKHOLM 20111017Italian writer Umberto Eco visiting Stockholm.LaPresse

Grandissimo contributo alla società di massa e alla sua incidenza socioculturale sull’individuo. Famosissime le sue opinioni sul periodo nero italiano, di cui individua le cause, fino a propendere per un “fascismo eterno”, una dittatura sociolinguistica che caratterizzava anche i suoi anni: l’aver paura della differenza, avere l’ossessione per il complotto, non rispondere all’appello delle classi medie frustrate. A ciò, Eco contrappone la cosiddetta “controcultura” e una adeguata resistenza ai mass media.

Apocalittici e integratiraccolta di saggi pubblicati nel 1964, risulta essere uno dei testi che racchiudono il lavoro semiotico di Eco: in esso si analizza la cultura di massa e i suoi mezzi di comunicazione. Il critico parte dalla tesi secondo cui l’intellettuale, piuttosto che criticare i mezzi di comunicazione di massa, dovrebbe cercare gli strumenti idonei a veicolare tali valori culturali. Vi sono due possibilità di indagine: essere apocalittici, e quindi giudicare la nascente cultura di massa come morte e distruzione della cultura stessa, dimostrarsi chiusi e ottusi nei confronti del progresso culturale; oppure essere integrati, valutando i mutamenti di siffatta società in un’ottica positiva, mostrarsi aperti ai cambiamenti e alle nuove frontiere della cultura. Eco elencherà fattori positivi e negativi della cultura di massa: negativa è l’omologazione che caratterizza la letteratura; negativo è il pubblico che introietta tale cultura inconsciamente, quasi subendola; negativi sono i modelli proposti dai mass-media, che impongono una cultura pseudo-popolare. Tra le peculiarità positive Eco propone la prerogativa della cultura di massa di aprirsi a nuove categorie sociali a cui non si poteva auspicare precedentemente; positiva è la cosiddetta “mercificazione dell’opera letteraria”, permettendone una facile consultazione, a portata di tutti, soddisfacendo una necessità di intrattenimento. Secondo il critico letterario, la cultura di massa non è di per sé negativa, è il conseguente consumismo a rovinarne le aspettative. Eco comunque invita l’intellettuale a servirsi del buon senso per scegliere di volta in volta se essere apocalittici o integrati.

Altra opera che asserisce alla semiotica èSei personaggi nei boschi della narrativapubblicato nel 1994. Qui Eco analizza la narrativa la quale crede di raccontare fatti realmente accaduti o vuole far credere, mentendo, che i fatti narrati siano realmente accaduti. Per questo si parla di narrativa naturale, come potrebbe essere una storia che si basa su eventi realmente accaduti, e narrativa artificiale, come I Promessi Sposi, in cui vi è l’espediente del manoscritto. Qui l’autore gioca con il lettore, nonostante il lettore sia consapevole che si tratti di artificio: Manzoni infatti nasconde la sua penna dietro lo strumento del manoscritto del 1600 ritrovato per caso, ma il lettore è consapevole che si tratta di critiche alla società contemporanea all’autore.

Eco ha apportato grandi modifiche al metodo semiotico, ponendo le basi per una moderna interpretazione e analisi delle opere letterarie, fornendo, più che un metodo, gli strumenti atti  a utilizzarlo al meglio, nell’ottica secondo cui “la semiotica aiuta ad analizzare le diverse scelte, ma non aiuta a scegliere.” A pochi anni dalla sua scomparsa, il mondo universitario e scientifico non ha colmato il vuoto lasciato alle sue spalle. Alle nuove generazioni, a chi ha avuto l’onore di conoscerlo come professore universitario, non resta che conservare i suoi insegnamenti, per essere nani sulle spalle dei giganti.